La risalita in apnea
Risalire dal fondale verso la superficie è il momento in cui sembra di volare verso il cielo, ma c’è una colonna d’acqua sopra e all’inizio è faticoso per l’assenza di galleggiamento.

Come abbiamo visto nell’articolo sulla posizione idrodinamica – durante la risalita è necessario limitare al massimo l’attrito in acqua, spingere un poco di più in ripartenza e una volta raggiunta la velocità ideale mantenere una costante di spinta con il giusto rapporto tra sforzo e velocità.
Gli elementi più importanti da prendere in esame sono:
L’assetto ideale che non sia troppo pesante, infatti di solito conviene trovare l’assetto giusto per faticare il meno possibile sia in discesa che in risalita. Tra le due scelte è sempre più conveniente faticare un poco di più in discesa che in risalita perché come abbiamo trattato nella fisiologia del corpo immerso – in risalita la pressione parziale dell’ossigeno diminuisce rapidamente e siamo a fine apnea, per cui è il momento più delicato.
L’attrito causato dalle spalle, dalle braccia e dalla testa. Se sono nella corretta posizione l’attrito è minimo, altrimenti porta ad un maggiore consumo e un limitato avanzamento del corpo.
La pinneggiata ideale come descritto nell’articolo specifico pinneggiata 3E – deve essere fluida costante e poco faticosa. Se si apre troppo la falcata o si piega troppo il ginocchio, si ha una spinta ma anche un freno, se si effettua la giusta pinneggiata si scorre bene con minore fatica.
Il galleggiamento verso la superficie è importante perché non appena si avverte che siamo nella quota dove non si affonda più, allora conviene rallentare la pinneggiata e farsi trasportare dal galleggiamento, evitando quindi un consumo inutile in un momento delicato. Inoltre a livello di “sensazioni” è fantastico lasciarsi trasportare verso il cielo in assenza di peso.
Se vuoi guarda questo video per vedere una buona tecnica di apnea:
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