La posizione idrodinamica in apnea
Con l’idrostatica si analizza un corpo fermo in acqua e l’abbiamo valutata con la pressione e il galleggiamento – mentre con l’idrodinamica si analizza un corpo in movimento. L’apneista è un corpo immerso in un liquido che ha un suo flusso e una resistenza allo scorrimento per via del galleggiamento e della fluidità dell’acqua.

Muoversi nell'acqua richiede maggiore energia rispetto all'aria, poiché l'acqua ha una viscosità superiore, che crea attrito e rallenta il movimento.
Fattori di idrodinamicità:
La prima regola è un assetto ideale, perché se il corpo galleggia o affonda crea maggiore attrito anche scorrendo in avanti.
La seconda regola è penetrare l’acqua con la minore superficie di attrito. In orizzontale come in verticale – la superficie del corpo che sposta l’acqua è determinata dal volume che creano, la testa, le spalle, le braccia, l’inclinazione del corpo, la falcata delle pinne.
La terza regola riguarda il principio di forza e movimento. In parole semplici, quando un corpo è immerso non riceve una velocità di spinta proporzionale allo sforzo, perché mentre si aumenta la forza di spinta, in acqua non si riceve una velocità proporzionale, anzi superata una certa velocità di scorrimento, pur aumentando lo sforzo la velocità cresce di poco. Per cui ogni persona deve trovare il proprio rapporto tra sforzo e velocità. Nel rendimento globale di una lunga apnea sia dinamica che in profondità, ci deve essere un equilibrio appunto tra sforzo e velocità che si somma anche alle caratteristiche fisiologiche del soggetto.

C’è una certa differenza tra una apnea dinamica dove si ha uno scorrimento continuo per lunghe distanze sempre alla stessa quota e una apnea in profondità, dove all’inizio si deve vincere il galleggiamento, poi raggiunta la quota dove non si galleggia più, lo sforzo si riduce per lasciare spazio gradualmente ad una caduta libera, sfruttando appunto l’assenza di galleggiamento. Per fare un esempio pratico, quando un apneista raggiunge la quota dove non galleggia, se si lascia cadere ha una velocità media di circa 1 mt al secondo, ma non ha alcuno sforzo. Se invece forza la pinneggiata per andare più veloce, lo sforzo diventa molto superiore, ma la velocità aumenta fino a raggiungere circa 1.5 mt al secondo. Per raggiungere 2 mt al secondo si deve fare uno sforzo massimale che penalizza la durata dell’apnea e la profondità stessa. Risulta quindi evidente come sia fondamentale trovare il proprio equilibrio di velocità/sforzo che in pratica determina la propria idrodinamicità.
In sintesi dobbiamo tenere presente che lavorare sull’idrodinamicità fornisce un risultato più importante di quanto viene spontaneo credere, ma molte persone una volta sott’acqua si dimenticano di questo fondamentale e in dinamica tendono a guardare avanti reclinando la testa e creano un freno all’avanzamento del corpo e al tempo stesso la testa diventa un timone che tende a portare il busto verso l’alto, per cui il corpo si imbarca e le gambe vanno in alto. Ne consegue uno scorrimento molto più faticoso e incostante. Nell’apnea in profondità l’errore più frequente è quello di guardare verso il basso per capire la posizione ed è una situazione simile a quella descritta per la dinamica. La testa frena, il corpo perde la verticalità e l’avanzamento è più faticoso. Lo stesso vale per la risalita, la testa dovrebbe restare sempre bene incassata tra le spalle e non guardare in alto. Ogni tanto si può anche guardare in basso in discesa o in alto in risalita, ma solo quando si raggiunge la velocità ottimale e solo per un istante tornando subito in posizione. Con l’esperienza si percepisce bene lo sforzo di scorrimento che passa tra mantenere una corretta posizione idrodinamica e una sbagliata. Altrettanto importante non allargare le braccia e le spalle e non piegare le ginocchia nella pinneggiata.

Nell’apnea in profondità la discesa lungo il cavo aiuta a mantenere la posizione, per cui conviene guardare il cavo alla stessa altezza della propria testa mantenendosi sempre alla stessa distanza. In questo modo il cavo aiuta a mantenere la stessa linea verticale sia in discesa che in risalita.
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