Barotrauma Colpo di Ventosa 

 Compensare la maschera durante l’immersione è indispensabile per via dell’aumentare della pressione idrostatica. Mentre si scende, le parti morbide della maschera tendono a schiacciarsi sul viso e di conseguenza riducono il volume d’aria contenuto all’interno della maschera stessa.

colpo ventosa 1

Questo può variare sia in base alla profondità che al volume di aria contenuto dalla maschera. In pratica più è grande la maschera e più aria c’è al suo interno.

Durante l’immersione sarà pertanto necessario compensare anche il volume interno della maschera, riequilibrando la pressione con l’esterno, altrimenti si verifica un effetto ventosa che è un vero e proprio Barotrauma che prende appunto il nome di Colpo di Ventosa.

Infatti la quantità d’aria presente all’interno della maschera, per effetto della legge di Boyle, in fase di discesa viene compressa provocando un vero e proprio «risucchio» dei tessuti molli del viso compresi nel suo interno.

Per evitare tale fenomeno è sufficiente soffiare dal naso un modesto quantitativo d’aria nella maschera che andrà a equilibrare la pressione esterna.

Nel corso della risalita l'aria situata all’interno della maschera si dilata e tende a fuoriuscire automaticamente dai bordi.

Durante le immersioni più profonde il quantitativo di aria inserito nella maschera è importante per cui l’apneista esperto tende a recuperare quell’aria facendole fare il percorso inverso, ovvero risucchiandola in modo leggero dal naso durante la risalita. È comunque opportuno, ricordare che questa manovra di recupero aria non è indispensabile ed è sconsigliata quando si ha poca esperienza, perché potrebbe aumentare il rischio di Barotraumi polmonari. Per questi motivi la maschera dell’apneista è tra quelle con minore volume interno possibile proprio perché non occorre molta aria. Va detto che una maschera ideale non necessita di essere compensata spesso, ma è altrettanto vero che più la maschera farà ventosa e più diventerà difficile e faticoso compensarla, quindi è sempre raccomandato trovare il giusto equilibrio. L’effetto ventosa da mancata compensazione farà avvertire dolore a livello degli occhi e del naso. Se si tratta di un caso forzato, alla riemersione la cute del viso sarà tappezzata da micro emorragie a carattere puntiforme, il naso potrebbe sanguinare e l’occhio conferire al subacqueo il caratteristico aspetto degli occhi pesti, a volte anche con piccoli capillari infiammati. Nei casi importanti il dolore all’occhio dura per 2-3 giorni con fastidio continuo. In tal caso il quadro clinico è in genere di facile risoluzione senza alcuna conseguenza. Nei casi più gravi si possono avere lesioni oculari più importanti come emorragie retiniche accompagnate da brusca diminuzione della visione ad evoluzione variabile. Si tratta di una patologia a risoluzione spontanea, ma possono essere di valido aiuto impacchi con soluzione fisiologiche e applicazione di pomate anti-edema ed antinfiammatorie. Ad ogni modo un controllo medico è sempre consigliabile per la ripresa dell’attività.

Consigli:

Abituarsi ad inserire aria nella maschera fin dalla superficie – subito prima dell’ultimo respiro prima di immergersi. Non è risolutivo ma aiuta a sprecare meno aria in immersione.

Scegliere una maschera adeguata, ovvero di ridotto volume di aria interna, per cui con minori dispersioni di aria per compensarla in profondità.

Imparare a controllare la capacità di insufflare aria nella maschera ben prima che vi sia una forte pressione e a dosare la quantità giusta di aria senza sprechi.

 

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