Barotrauma polmonare

Edema - Emottisi - Compressione

Nell’immersione in apnea si possono verificare casi di edema polmonare – di compressione polmonare e di emottisi. Sono in realtà 3 situazioni simili ma differenti che manifestano sintomi comuni e per tale motivo spesso vengono confuse tra di loro.

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I Sintomi Comuni sono:

RESPIRO DIFFICOLTOSO con colpi di tosse

PRESENZA DI SANGUE nell’espettorato (sangue misto a saliva)

MANCANZA DI OSSIGENO e fiato corto.

L'EDEMA POLMONARE per la scienza è una condizione causata da un eccesso di liquidi nei polmoni. Può verificarsi per motivi di varia natura anche non subacquea, infatti ci sono persone che ne soffrono nella vita quotidiana senza avere mai fatto immersioni. In apnea, si verifica quando il sangue viene ridistribuito dalla periferia verso i polmoni per proteggerli dallo schiacciamento della cassa toracica dovuto ad un rapido aumento di pressione, causando di conseguenza l’infiltrazione di plasma negli spazi aerei, specialmente quando si effettuano le prime immersioni in modo impegnativo.

LA COMPRESSIONE POLMONARE DELL’APNEISTA è una condizione in cui la diminuzione della gittata sistolica del cuore in abbinamento all’aumento di pressione esterna - per l’aumentare della profondità, causano una compressione a livello polmonare. Discese o risalite troppo rapide possono causare una compressione eccessiva con la rottura di capillari.

L’EMOTTISI definito anche “Squeeze” si verifica sempre per gli stessi motivi sopra elencati e con le stesse conseguenze dove spicca con maggiore frequenza la fuoriuscita di espettorato dalla bocca (sangue misto a saliva). In altri casi si manifesta con tosse secca che permane per qualche giorno. Oppure difficoltà e irritazioni respiratorie specialmente se si effettuano respiri profondi e completi. Queste materie sono spesso oggetto di discussione tra esperti per stabilire quale è il termine più corretto e quale è la reale patologia – ma l’importante è comprendere quandfo e perchè accadono e come si possono prevenire.

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Le cause che possono incidere da sole o in concomitanza tra loro sono:

  1. Ipertensione arteriosa, per cui l’aumento di pressione del sangue favorisce l’insorgere di queste patologie da immersione.
  2. Malattie e infezioni polmonari che limitano il corretto funzionamento degli organi preposti.
  3. Il Blood Shift che è lo spostamento del sangue dalla periferia verso i polmoni per proteggerli dallo schiacciamento. Può diventare un problema quando l’organismo non è abituato, quando vi sono, una lunga permanenza sul fondo ed una eccessiva velocità di immersione sia in discesa che in risalita.
  4. Sforzi per la Compensazione che possono essere frequenti se non siamo capaci di compensare bene – oppure quando si raggiungono profondità importanti.
  5. Forti Contrazioni Diaframmatiche che per motivi di sicurezza non dovremmo mai raggiungere, ma in qualche caso  possono verificarsi se si superano i limiti. 
  6. Mancanza di Elasticità alveolare e capillare, dovuta allo scarso allenamento, al fumo, all’abitudine a respirare aria inquinata, allergie, etc.

Tutti questi elementi sono in grado di favorire l’insorgere di questa patologia. Tuttavia è possibile scongiurarlo con alcuni semplici accorgimenti che sono utili sia per allontanare il rischio della patologia che per migliorare l’apnea:

Esercizi specifici di elasticità polmonare/alveolare/capillare da fare anche a secco. Fare sedute di respirazione che favoriscono l’elasticità. Esercizi di elasticità del diaframma e della cassa toracica.

Fumare meno possibile. Respirare a lungo in ambienti naturali non inquinati.

Gradualità dell'impegno: Come in ogni disciplina atletica – sarebbe opportuno fare un riscaldamento attivo – ma sono pochi che lo fanno perché hanno fretta di immergersi. Invece converrebbe iniziare molto gradualmente e incrementare un poco alla volta sia la profondità, sia il tempo di apnea che l’impegno fisico. In questo modo l’organismo reagisce meglio e si abitua alla pressione, per cui diventa più difficile che si manifesti un problema e inoltre l’apnea migliora.

Evitare sforzi in immersione o limitarli al minimo - anche nella compensazione, oppure in operazioni sul fondale.

Non forzare le contrazioni diaframmatiche – che aumentano la pressione e lo sforzo. Imparare a gestire e rilassare le contrazioni.

Evitare il freddo e la vasocostrizione perché sono fattori che riducono la l’elasticità capillare.

Evitare risalite e discese molto rapide, specialmente all’inizio di giornata. Se proprio si deve velocizzare qualche immersione si può fare dopo almeno una mezz’ora di attività – quando l’organismo si è adattato.

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Se si verifica un caso:

Interrompere l’immersione in apnea.

Brere prima possibile molti liquidi, soprattutto acqua semplice.

Evitare ulteriori sforzi di ogni tipo anche fuori dall'acqua e recarsi da uno specialista di Pneumologia o di Medicina Iperbarica

Restare a Riposo per alcuni giorni anche per dare all’organismo il tempo di rimediare.

Riprendere l'attività solo dopo il parere del Medico e comunque dopo alcuni giorni con un inizio molto graduale.

In conclusione è possibile che capiti a chiunque anche se rispettando le regole è davvero difficile. Infatti quasi tutti i casi accertati, hanno  dimostrato come vi sia un errore da parte del soggetto, a volte per mancanza di conoscenza e a volte per mancato rispetto delle regole. Una persona che si allena nell’elasticità polmonare, respirazione completa e immersioni graduali e che infine si immerge con regolarità durante l’anno anche solo in piscina, è molto meno soggetto di una persona che non fa niente di tutto questo e pretende di fare immersioni impegnative una volta ogni tanto.

 

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