Apnea Dinamica
Prevede la percorrenza di lunghe distanze in continuo movimento orizzontale. È composta da 3 categorie, una con le due Pinne, una con la Monopinna e una senza pinne con nuoto a rana.

Si tratta di una apnea condizionata dall’impegno muscolare che innalza le funzioni metaboliche per cui, per motivi fisiologici, si avrà sempre una durata inferiore a quella statica. Ad ogni modo è una disciplina che impegna l’efficienza fisica, lo stato mentale e le capacità tecniche di movimento. Dal punto di vista mentale in questa prestazione non ci sarà un totale rilassamento come nella statica, perché l’attenzione viene impegnata dai movimenti e dal percorso, il che attenua gli stati apprensivi, ma non porta ad un vero e proprio rilassamento. Infatti molte persone amano la statica proprio perché rilassante mentre altre al contrario, prediligono la dinamica, proprio perché c’è più movimento.
Nella dinamica si hanno 3 fasi: la prima è quella iniziale dove va tutto bene ed in genere dura circa metà del percorso. Poi si ha la seconda fase chiamata “di sofferenza” dove arrivano le contrazioni diaframmatiche che vanno attenuate e si entra nella terza fase, quella della gestione. Un apneista ricreativo in genere riemerge al termine della prima fase, ma un esperto che ha imparato a gestire, riesce a completare le 3 fasi, perché è controllato continuamente da un assistente e perché ha capito metro dopo metro, prova dopo prova, quale è il suo limite. Non va dimenticato che comunque l’apnea non è matematica perché ogni giorno è differente, ogni nuova apnea non è mai uguale all’altra.

Per allenare la dinamica serve del tempo perché ci sono molti elementi da sincronizzare e perfezionare. Di solito si inizia con un lungo periodo di allenamenti cardio vascolari che abituano l’organismo ad ossigenare al meglio i tessuti e a ridurre il battito del cuore. Tutto questo alternato ad esercizi di respirazione e di elasticità alveolare.
Intanto che ci si allena, si perfeziona l’idrodinamicità, ovvero quella caratteristica che permette a parità di sforzo di percorrere distanze maggiori. Si perfeziona con la pinneggiata per farla diventare più efficace ed economica. Si lavora molto sulla posizione del corpo, che deve mantenersi orizzontale senza che il busto o le gambe sono più alte o più basse del bacino. Si lavora sulla virata al bordo vasca, perché è una fase delicata dove molte persone disperdono energie. Si può fare con le braccia distese avanti per ridurre al massimo l’attrito delle spalle, oppure anche con le braccia arretrate lungo i fianchi che creano un minimo di attrito in più ma per qualcuno sono più rilassanti, anche perché non tutti hanno una necessaria elasticità articolare. Poi si lavora sul protocollo di riemersione dopo una così impegnativa apnea.
In seguito, dopo due terzi circa del periodo totale di allenamento, si inizia ad allungare le distanze metro dopo metro e si riduce l’intensità dell’impegno. Ovvero recuperi più lunghi per raggiungere le massime distanze del momento che vanno incrementate metro dopo metro in un periodo comunque lungo, per abituare l’organismo a lavorare appunto nelle lunghe distanze.
Nella maggior parte dei casi una persona senza esperienza, al termine di un corso di primo livello riesce a fare circa 50 metri di dinamica. Ci sono anche casi inferiori o nettamente superiori, ma stiamo indicando un valore medio.
Successivamente partecipando ad un corso di 2° livello sempre mediamente raggiunge i 75 metri. Al termine di un corso di 3° livello arriva intorno ai 100 metri e da quel momento l’unico modo per sviluppare ulteriori distanze è quello di fare allenamenti specifici per diversi mesi.
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