Apnea statica

È la disciplina di base nella formazione iniziale di un allievo, ma è anche una disciplina agonistica di alto livello per gli specialisti.

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Si pratica in completo rilassamento sia mentale che muscolare e all’inizio dimostra come questa condizione sia essenziale nell’apnea. In seguito invece abitua la mente e l’organismo a trattenere a lungo il respiro, per cui si soffre meno anche durante l’apnea in movimento o in profondità.

Una persona qualsiasi in poco tempo può imparare a rimanere 2-3 minuti in apnea statica, per cui trova subito quel progresso che porta a lavorare con maggiore soddisfazione. Le prime volte non è semplice e comodo ma dopo poco, vengono apprezzati: il rilassamento muscolare, la mancanza di un impegno fisico e mentale, la percezione di libertà e il benessere interiore.

Nel contempo si ha la possibilità di plasmare e collaudare la propria stabilità mentale, imparando a dominare le emozioni.

Gli specialisti allenano la statica così tanto, che arrivano proprio a spegnere molte funzioni non indispensabili dell’organismo, quasi come se dormissero, per cui riescono ad assentarsi dal gesto, a ridurre al minimo sia il battito del cuore, che il lavoro mentale, tanto che nemmeno si rendono conto del tempo che passa. I risultati sono in continua crescita, ma basti pensare che anche i campioni hanno iniziato con difficoltà, poi con l’allenamento e la consapevolezza sono arrivati a molti minuti di apnea statica.

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La posizione è soggettiva, alcuni si lasciano andare al galleggiamento senza toccare niente, altri invece appoggiano le mani al bordo.

Il freddo incide sul risultato, infatti conviene sempre effettuare l’apnea statica con una muta di neoprene adeguata, per proteggersi dal freddo in quanto il tremito riduce l’apnea, ma anche per favorire il galleggiamento e quindi lo stato di relax.

La preparazione preventiva è un momento cruciale come per qualsiasi tecnica di apnea. Nella statica non ci sono movimenti, quindi il riscaldamento muscolare non è indispensabile, mentre è fondamentale l’abbandono mentale perché una mente libera e serena aiuta il benessere, invece al contrario, una mente confusa e prigioniera dell’ansia, fa provare subito fastidio e voglia di tornare al respiro.

Sembra assurdo per chi non conosce la statica, ma i polmoni o gli allenamenti atletici contano poco, mentre il 90% del risultato è mentale. Si deve entrare in una specie di meditazione semplice, per cui l’acqua e l’apnea sono i due elementi che aiutano a raggiungere il benessere.

Durante la fase di preparazione la muscolatura deve essere distesa, il corpo rilassato, la respirazione lenta e profonda cercando

di non variare il ritmo respiratorio.

Gli occhi chiusi di solito aiutano a trovare il rilassamento. I rumori vanno allontanati e conviene cercare una musica interiore che ci calma. Con la propria mente conviene spostarsi sul proprio corpo e verificare se ci sono muscoli contratti. Di solito le gambe, le spalle, il collo, la lingua, sono le parti più contratte. A questo punto, si ha coscienza di corpo e mente.

La respirazione di preparazione non è una ventilazione necessaria, ma un ausilio al rilassamento, infatti chi riesce a farla bene si accorgerà che il battito del cuore rallenta e la mente si rilassa. Poi subito prima dell’apnea l’ultimo respiro è di solito completo per prendere più aria possibile. A qualcuno dà fastidio troppa aria nei polmoni perché non ci è abituato, ma è chiaro che più aria è sinonimo di più autonomia a patto che il fastidio non sia enorme. In tal caso è bene abituarsi ai polmoni pieni anche imparando ad elasticizzarli, perché sarà sempre un vantaggio. Più aria senza fastidio è senza dubbio migliorativo. Il problema è che le persone non ci dedicano impegno e preferiscono l’immediata comodità.

Il sistema di coppia è indispensabile per la sicurezza e la serenità di chi effettua l’apnea, ma anche perché l’assistente potrà prendere il tempo senza che l’apneista sia costretto a pensarci.

L’inizio conviene sempre graduale, ovvero meglio una prima apnea tranquilla senza fatica, ma solo per raggiungere il benessere, poi un poco alla volta nelle successive apnee aumentare il tempo e l’impegno, fino a raggiungere il massimo risultato.

Lo svolgimento è anch’esso soggettivo, qualcuno preferisce farsi toccare dall’assistente che scandisce i tempi, mentre altri non vogliono essere nemmeno sfiorati. Durante l’apnea conviene mantenere uno stato di abbandono, richiamando ad esempio pensieri positivi, che allontanano fastidi e ansie. Nel momento in cui si percepiscono le contrazioni, conviene accettarle senza combatterle, magari creando una distrazione, come contare, girare i pollici tra di loro, rilassare il diaframma. Non significa che va protratta l’apnea, ma serve per imparare ad accettarle, facendole diventare un alleato che ci aiuta a capirle e a stare più sereni.

La procedura di emersione deve essere calma e con un respiro adeguato. Si continua a respirare senza movimenti o sforzi fino a quando si ha il controllo del respiro e della posizione del corpo. Solo in quel momento si esprime un OK all’assistente il quale deve continuare a controllare per almeno 20 secondi dal termine dell’apnea. Questo perché dopo una lunga apnea potrebbero esserci dei valori sballati di gas respiratori e le reazioni dell’organismo potrebbero essere anche tardive.

Prima di iniziare una nuova apnea statica conviene recuperare il normale battito cardiaco e poi effettuare una preparazione adeguata. Sarà tutto soggettivo in base all’allenamento, all’età e alla condizione mentale del soggetto.

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Una raccomandazione utile è quella di non effettuare mai delle apnee statiche prima di quelle dinamiche. Infatti è necessario che passano almeno 4 ore per permettere la normalizzazione dei livelli di lattato e dei gas respiratori. Può essere che durante una dinamica, subito dopo una statica, si sposti il limite delle contrazioni e vi sia il rischio di uno stato ipossico.

La conversione tra una apnea statica e una prestazione in profondità è difficile perché ci sono persone che riescono a rilassarsi molto in statica e poi soffrono l’immersione in profondità e viceversa. In genere chi è allenato sia a livello fisico che mentale, riesce a riprodurre una apnea in movimento di circa 1/3 del tempo della statica.

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