Diving Reflex e Bradicardia in Apnea

In Apnea si ha una variazione del battito Cardiaco. Più migliora la portata cardiaca (gittata) e più si riduce il battito e quindi il consumo di ossigeno. La gittata sistolica del cuore, indica infatti il volume di sangue espulso da ciascun ventricolo in un minuto. La diminuzione del numero delle pulsazioni cardiache e l’aumento della gittata sistolica possono dipendere da più fattori.

diving reflex 1

Uno dei principali è il “Diving Reflex” che è un meccanismo fisiologico automatico che appartiene ai mammiferi, inclusi gli esseri umani, il quale si attiva con la semplice immersione del volto in acqua con temperatura più bassa di quella corporea. Tale meccanismo provoca un immediato rallentamento del battito (bradicardia) per ottimizzare l'uso di ossigeno, facilitando l'apnea. Non è modificabile in quanto trattasi di meccanismo naturale e spontaneo. Gli studi hanno dimostrato che è sufficiente che la cute del viso entri in contatto con l’acqua, indipendentemente dal fatto che il sub sia in apnea o no, per provocare una diminuzione graduale della frequenza cardiaca. La spiegazione di questa risposta, va ricercata nella stimolazione che subiscono i recettori del nervo Trigemino, in particolare quelli situati nella regione frontale. Questa bradicardia è però limitata (mediamente scende dai 5 ai 10 battiti) che rispetto agli altri mammiferi «subacquei» come ad esempio la foca che rallenta il battito in modo molto più evidente, lascia supporre che negli esseri umani il riflesso d’immersione sia diventato più limitato nei millenni di vita terrestre.

La finalità fisiologica è di ridurre il battito cardiaco e quindi il consumo di ossigeno nei settori periferici a favore dei processi metabolici del cuore, del cervello e di altri organi cosiddetti nobili e non esporli a danni da ipossia (carenza di ossigeno).

diving reflex 2

La bradicardia in immersione si mantiene anche in fase di risalita per effetto dell’ipossia e dell’aumento di carico ematico conseguente al Blood shift. In discesa si era spostato verso la cassa toracica, ma in risalita torna verso la periferia ad irrorare tutti i tessuti.

La bradicardia comunque è strettamente legata anche alle condizioni atletiche del soggetto. Un atleta che pratica sport aerobici intensi tende a diventare bradicardico con battito del cuore sotto le 60 pulsazioni nella normalità e fino a 35-40 a riposo. In pratica il cuore pompa una maggiore quantità di sangue per battito per cui ne aumenta la gittata e la portata, per cui ne riduce la frequenza. Infatti spesso viene definito “cuore da atleta”. Molti apneisti allenati hanno una evidente condizione di bradicardia dovuta appunto a tutto quanto sopra descritto. Ad ogni modo non è detto che solo i soggetti bradicardici possono avere buone apnee, perché se poi non sono in grado di gestire con serenità l’apnea vanno incontro ad un aumento del battito per l’ansia o per incapacità tecniche, infatti in alcuni casi soggetti non bradicardici riescono a rilassarsi così tanto in apnea, che rallentano il loro battito fino a livelli anche superiori ad un bradicardico. Con l’età che avanza il cuore tende a rallentare ulteriormente il battito, ma questo non rappresenta solo un vantaggio perché è la conseguenza di un irrigidimento del tessuto muscolare che poi limita la capacità di riempimento, pompaggio e diffusione. La bradicardia non è sempre un vantaggio perché in alcuni casi tende a ridurre fin troppo la pressione arteriosa con rischio di capogiri, svenimenti e cali di prestazione. Il cuore non reagisce adeguatamente alla richiesta di pompaggio e potrebbe non diventare sufficiente. In alcuni casi può dipendere anche da disfunzioni fisiologiche o malattie, pertanto la bradicardia è un vantaggio fino a quando rientra nei parametri equilibrati ed è dovuta allo stato di salute fisica e mentale del soggetto.

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