Iperventilazione in apnea

Si tratta di una respirazione forzata rapida e intensa che tende a diminuire il livello parziale della anidride carbonica (CO₂), ma non aumenta come erroneamente si crede il livello di ossigeno (O₂). Nei soggetti poco esperti è una respirazione spontanea perché si tratta di un gesto naturale che tutti effettuiamo quando abbiamo bisogno di recuperare da uno sforzo (il famoso fiatone). Infatti una maggiore ventilazione riduce velocemente il tasso di anidride carbonica e per tale ragione si recupera prima il regolare livello dei gas, ma nel caso dell'apnea diventa un enorme pericolo. L’iperventilazione prima di una apnea non porta vantaggi concreti, anzi molti svantaggi, ma i principianti non lo sanno e tendono ad iperventilare perché gli viene spontaneo, per cui riducono la prestazione e al tempo stesso aumentano i rischi.

Vecchie ed errate convinzioni del passato la consigliavano come migliorativa, perché in effetti dona una immediata sensazione di risultato. L'apnea sembra migliore perché elimina il margine di sicurezza. Quindi si ha una sensazione di miglioramento che in effetti non è così perché sarebbe come eliminare la spia della riserva nel serbatoio del carburante. Sembra di fare più strada perché si consuma tutto il carburante, ma all'improvviso finisce e sono guai. Per capire meglio il concetto va fatta una spiegazione che appare noiosa ma è fondamentale per chi non la conosce.

Forzando il respiro - si riduce l'anidride carbonica (CO₂) che ha un limite massimo e uno minimo. Il nostro cervello analizza continuamente i valori dei gas e quando la (CO₂) supera il livello massimo, invia degli stimoli ai centri del respiro per riprendere la ventilazione. Invia dei segnali al muscolo del diaframma che si contrae per stimolare il respiro (contrazioni diaframmatiche del sub in apnea). Questo ci consente di avere un campanello di allarme proprioo come la spia della riserva del carburante che ci avvisa quando sta per finire e ci lascia un buon margine di sicurezza.
Quanto dura questo margine di sicurezza non si può stabilire perché è soggettivo e dipende da più fattori, ovvero quanto si consuma, quanto siamo allenati, che tipo di respirazione abbiamo fatto – quanto siamo capaci di controllarci. Comunque in genere dopo la prima contrazione, si ha il tempo sufficiente per risalire e riprendere il respiro, soprattutto se non si fanno immersioni profonde o particolarmente impegnative. Ciò che va compreso bene è proprio il respiro in superficie. Se si iperventila il valore della (CO₂) diminuisce e allontana il limite che avverte delle contrazioni. In parole semplici le contrazioni arrivano più tardi e questa è la sensazione subdola che fa sembrare l’iperventilazione utile, ma non è così perché mentre si produce (CO₂) per giungere al limite, si consuma l’ossigeno (O₂) e se si arriva al limite dell'ossigeno – il cervello spegne ogni attività secondaria per preservare le funzioni vitali. In pratica si ha uno svenimento definito Black Out.
Facendo un esempio da non verificare mai - se per assurdo si misurasse l'apnea di un soggetto che ha iperventilato - dal momento che inizia a quello in cui va in blacout sarebbe un tempo di almeno il 20% inferiore a quello dello stesso soggetto che invece respira in modo corretto - e la più grande differenza è che il primo non avrebbe margine di sicurezza e il secondo invece avrebbe anche quello.
In sintesi è importante comprendere che iniziare l’apnea con un livello giusto di (CO₂) consente all’organismo di raggiungere il segnale di allarme (contrazioni diaframmatiche) prima di avere raggiunto il limite cruciale di ossigeno, per cui si ha un buon margine di sicurezza. Per migliorare l'apnea è senza dubbio più efficace e sicuro potenziare tutto quanto serve per ridurre il consumo di ossigeno.
Oltre a questo aspetto di tutela della sicurezza, una iperventilazione affatica di più l’organismo a causa anche di un maggiore coinvolgimento dei muscoli toracici - per cui accelera il battito cardiaco, quindi si parte in condizione di svantaggio.
Una iperventilazione causa anche un aumento del pH sanguigno (alcalosi), per cui nel tempo riduce la capacità di trasporto dell’ossigeno.
Una iperventilazione incide anche sull’aumento della pressione arteriosa con conseguenze negative sul consumo di O₂.
Un altro importante svantaggio si ha nel fatto che iperventilare non è affatto rilassante per cui si perde quella potenzialità del rilassamento generale, con conseguente aumento del consumo di ossigeno.
Infine con poca (CO₂) iniziale, le cellule faticano a liberare l’ossigeno nei tessuti, per cui si ha il più importante svantaggio.

Qualunque respiro oltre la normalità è già considerato iperventilazione, ma se si scende al di sotto del valore minimo tollerato di (CO₂) si avvertono giramenti di testa, formicolio nelle dita e sulle labbra. Si tratta di quella sensazione che molti hanno provato gonfiando a bocca un materassino da spiaggia. Se in superficie prima di immergersi si avvertono vertigini e formicolii è meglio tornare a respirare in modo lento e rilassante senza immergersi - fino a quando non si torna in una condizione di normalità. Se il respiro è lento e rilassante si potrebbe respirare anche per molti minuti senza avvertire questi sintomi e senza entrare in una iperventilazione.

L’unico vantaggio che si può ottenere in certi casi da una iperventilazione è quando si deve recuperare in tempi rapidi, ovvero far diminuire velocemente un alto livello di CO₂ tipico di uno sforzo o una apnea faticosa. Però non conviene mai solo iperventilare, ed è più produttivo velocizzare il respiro solo all’inizio, ma subito dopo senza entrare mai in iperventilazione, conviene rallentare il respiro fino a farlo diventare rilassante ben prima della nuova immersione.
Il fatto importante da molti sottovalutato è che la sola respirazione non potrà mai garantire un eccellente risultato perché il motivo più importante a livello di prestazione è determinato dalla capacità del nostro organismo di catturare l’ossigeno e farlo arrivare a rifornire i tessuti (questo farà la più grande differenza di apnea) e per fare questo non basta solo il respiro ma un insieme di caratteristiche fisiche - psicologiche e di adattamento che tutte insieme determinano la prestazione, ma ne parleremo in altri articoli.

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