Visibilità dell’acqua di mare

La limpidezza è condizionata dalla tipologia del fondale, dalle correnti locali, dalla presenza dei fiumi o lagune, dalle condizioni meteo marine del momento o da quelle predominanti, dalla temperatura e dalla formazione di materiale organico e inorganico in sospensione. Se il fondale è di tipo fangoso è più probabile che le acque siano meno limpide, specialmente dopo mare mosso; viceversa, un fondale roccioso e subito profondo, presenta acque discretamente pulite anche in caso di mareggiata. In alcune zone l’acqua è perennemente torbida a causa di correnti di fiumi o per via dei fondali fangosi.

La visibilità dipende anche dalla diffusione della luce solare, che penetra solo a basse profondità dove è più nitida e luminosa, mentre a profondità importanti la luce non filtra. In Mediterraneo le zone con maggiore visibilità, consentono in certi periodi dell’anno di vedere il fondale anche a 40 metri di profondità, mentre in altre zone è raro vedere il fondale anche a soli 5 metri. L’acqua e la scarsa luce che filtra, condizionano anche l’assorbimento selettivo dei colori tanto che un oggetto rosso a 10 mt lo si vede nero.
Tutte queste caratteristiche portano anche a vedere gli oggetti ingranditi e più vicini a causa della rifrazione della luce e dell'uso della maschera subacquea. L’acqua interposta tra la maschera e l’oggetto, agisce come una lente d'ingrandimento. Le dimensioni appaiono ingrandite di circa un terzo.
La visibilità condiziona anche il comportamento dei pesci, ad esempio dove le acque sono molto limpide, la capacità visiva dei pesci gli consente di distinguere un pericolo anche da lontano. Ad ogni modo si sentono più tranquilli proprio perché oltre agli organi sensoriali possono usare quelli visivi.
Viceversa, quando le acque sono poco limpide, i pesci aumentano il loro livello di allerta e gli basta un piccolo segnale di pericolo che gli farà scattare la fuga immediata proprio per non rischiare.
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