Apnea Jump Blue
Disciplina praticata in mare aperto - dove si cerca la massima distanza su un percorso quadrato con i lati di 15 metri ad una profondità prestabilita di 10 metri. Si parte dalla superficie scendendo lungo uno dei 4 cavi posti agli angoli del quadrato e si deve arrivare alla base per poi percorrere la distanza massima intorno al perimetro del quadrato sempre alla stessa quota - cercando il perfetto equilibrio tra sforzo e velocità di esecuzione. In genere si utilizza una monopinna che garantisce minore sforzo, ma possono essere utilizzate anche le due pinne singole.

Attualmente i record hanno varcato la soglia dei 200 metri nel maschile e poco meno nel femminile con tempi totali di apnea di oltre 3 minuti in movimento continuo. Data la distanza e lo sforzo muscolare e soprattutto i lunghi tempi di percorrenza c’è un alto rischio di ipossia in risalita dove c’è un team di assistenza che segue costantemente l’apneista.
Il Jump Blue è nato nei primi anni 2000 proprio per fornire un tipo di disciplina facile da seguire con le dirette televisive, non troppo profonda anche se molto impegnativa, per cui senza l’obbligo di una macchina organizzativa notevole. Infatti è diventata disciplina agonistica praticata da persone di ogni età.
Ad ogni modo è una disciplina riconosciuta dalle principali organizzazioni mondiali di apnea. I praticanti sono pochi anche perché non è facile allenarla nello specifico. Infatti la maggior parte di atleti si allenano nell’apnea dinamica per poi partecipare a questa competizione.
Scendendo a 10 metri si ha pressione di 2 atmosfere dove si resta per tutto il tragitto. A questa quota come abbiamo visto negli articoli di fisiologia la pressione parziale dell’ossigeno aumenta, quindi si ha una relativa sensazione di maggiore ossigenazione, ma non appena si risale, con il livello di ossigeno al minimo, si ha l’inverso ovvero il crollo della pressione parziale e da qui nasce il rischio principale di ipossia, ma in superficie ci sono più assistenti pronti ad intervenire.
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