Il Galleggiamento in acqua e la Zavorra Ideale

Il principio di Archimede è una delle prime regole che ogni subacqueo deve imparare. Esso dice:

“un corpo immerso in un fluido, riceve una spinta verticale verso l’alto uguale al peso del fluido spostato”

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La conseguenza di questo principio è che i corpi con un peso specifico superiore a quello dell’acqua affondano, quelli con peso specifico inferiore a quello dell’acqua galleggiano e quelli con peso specifico uguale all’acqua rimangono in equilibrio neutro.

Il corpo umano è composto da tessuti di peso specifico maggiore dell’acqua, ma dal momento che contiene strutture con molta aria (polmoni) considerandone il volume complessivo, ha un peso specifico medio leggermente inferiore a quello dell’acqua e quindi in inspirazione, a polmoni pieni d’aria, galleggia ed in espirazione, a polmoni vuoti, affonda.

Questo spiega perché un soggetto che si tuffi in acqua, senza alcuna zavorra, non precipita subito verso il fondo, ma potrebbe più o meno galleggiare anche in base a quanta aria ha nei polmoni, ma soprattutto in base al suo peso specifico. Infatti 2 soggetti di identica corporatura, potrebbero avere un galleggiamento differente in base alla composizione di muscoli e grassi del loro corpo. Un soggetto muscoloso galleggia meno perché i muscoli sono pesanti, mentre un soggetto obeso galleggia molto perché i tessuti grassi sono leggeri. Nell’immersione con la muta subentra poi l’effetto del materiale che ha al suo interno piccole cellule di aria che la fanno galleggiare molto, pertanto per trovare un giusto assetto è necessaria la zavorra. Infatti, grazie al fenomeno descritto dal principio di Archimede, si riceve dal basso verso l’alto una spinta pari al peso di una quantità di acqua - uguale al volume spostato.

 

In apnea è sempre consigliato avere un galleggiamento in superficie che permetta di rilassarsi e respirare comodamente, poi dopo una prima fase di immersione in cui si fatica a vincere il galleggiamento, la muta in neoprene tende a schiacciarsi, così come alcune parti del corpo e quindi si riduce il volume di acqua spostato, per cui diminuisce il galleggiamento. Infatti ad una certa quota si raggiunge un assetto neutro, ovvero in equilibrio tra spinta verso l’alto e verso il basso. Superata questa quota si ha un affondamento graduale dove in genere ci si lascia cadere verso il fondo senza fatica. L’importante è non trovarsi troppo appesantiti durante la risalita perché sarebbe faticoso proprio nel momento più delicato dell’apnea (ricordiamo che in risalita la pressione parziale dell’ossigeno diminuisce rapidamente) per cui a livello di sicurezza, ma anche di prestazione è sempre meglio faticare di più in discesa che in risalita che tradotto in zavorra è meglio un kg in meno che uno in più.

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Una caratteristica da non sottovalutare è la differenza tra l’acqua dolce che ha un peso specifico di circa 1 kg per decimetro cubo, mentre l’acqua di mare ha un peso specifico di circa 1,025 kg. Per tali differenze, in mare si gode di una superiore galleggiabilità in confronto all’acqua dolce, motivo per cui immergersi in entrambi i tipi di acqua con la medesima zavorra è sbagliato. Un altro fattore da considerare è la temperatura dell’acqua, infatti la densità dell’acqua, diminuisce con l'alzarsi della temperatura e quindi diventa più leggera, per cui diminuisce il galleggiamento, invece l’acqua aumenta di densità quando le temperature sono più basse, quindi diventa più pesante e di conseguenza diminuisce il galleggiamento.

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La domanda che viene spontanea è quanta zavorra utilizzare. Sono sbagliatissime tutte quelle formule antiche tipo 1kg di piombo per ogni kg di peso corporeo, perché se si usa una muta da 5mm o da 3mm l’assetto è totalmente differente. Oppure se si scende a 10 mt oppure a 30 mt la zavorra cambia di molto, quindi il calcolo migliore è partire da una base semplice, ovvero trovare un assetto neutro a metà della profondità di esercizio, per cui se si scende a 20 mt si dovrà essere neutri a 10. Infine è anche una questione di esperienza e sensibilità di equilibrio in acqua, per cui con l’esperienza si riuscirà a capire la zavorra perfetta, infatti i più esperti inseriscono e tolgono zavorra anche cambiando di pochi metri la profondità e soprattutto capiscono con quanta zavorra hanno una migliore prestazione in sicurezza.

 

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