L’istinto dei pesci
Argomento complesso che per decenni è stato spiegato solo da ipotesi scaturite da chi si immerge, ma in questo articolo aggiungiamo elementi scientifici con l’intento di approfondire.
Come può un pesce capire il pericolo?
Come può un pesce sapere che deve usare la bocca per magiare?
Come può un pesce conoscere il momento in cui c’è più cibo?
Sono solo alcune domande di un insieme complesso che spesso viene banalmente spiegato con la semplice parola: “istinto!”

L’apprendimento prenatale:
Riguarda tutte le informazioni apprese da un embrione prima di nascere.
Molti studi hanno dimostrato che gli embrioni dei pesci sono capaci di apprendere attraverso vista, udito, olfatto, ciò che succede nell’ambiente esterno.
L’ embrione della maggior parte dei pesci matura all’interno di un guscio trasparente e raccoglie informazioni. Ad esempio, è in grado di riconoscere non tanto il predatore, ma l’atto di predazione.
Attraverso la vista, riesce a distinguere le sagome pericolose o innocue.
Attraverso l’olfatto sente l’odore dei propri simili ingeriti da un predatore.
L’udito può essere associato ai rumori che scaturiscono da una predazione o anche attraverso lo spostamento d’acqua, (quello che diverrà il suo organo sensoriale più raffinato) impara a distinguere un avvicinamento aggressivo da uno innocuo.

L’influenza del microbiota
Un Microbiota è la somma di tutti i micro organismi (batteri, protozoi etc..) che vivono in simbiosi con l’animale ospitante. Spesso superano addirittura il numero totale delle cellule dei tessuti di chi li ospita.
Il tratto intestinale (nel quale i batteri aiutano il sistema immunitario e la digestione) è il principale luogo di interazione tra l’animale ospitante e i simbionti batterici. L’influenza dei micro organismi però non si restringe solo allo stato fisiologico, ma riescono anche ad influenzare comportamenti complessi. Essi sono in grado di interagire con i neuro trasmettitori e modificarne i livelli con conseguenti cambiamenti nel comportamento, nella cognizione e nelle scelte. Infatti è proprio per questo che l’intestino è considerato come il “secondo cervello”. Il Microbiota ha infatti un ruolo anche nel riconoscimento dei simili e del partner riproduttivo, il tutto attraverso l’olfatto. I batteri interagiscono con le ghiandole odorifere o producono sostanze volatili percepibili con l’olfatto. In pratica, interagendo con i neuro trasmettitori come serotonina e dopamina, cambiano l’umore e i processi decisionali. Il microbiota stimola anche il nervo vago, che invia segnali dall'intestino al cervello, influenzando comportamenti e risposte istintive. L’equilibrio del microbiota favorisce il comportamento calmo, mentre la mancanza di equilibrio stimola ansia, fretta, paura. Pertanto molte reazioni che vengono definite istintive, in realtà sono le conseguenze di una condizione influenzata dal Microbiota.
La memoria ereditata
I traumi e le esperienze vissute da un genitore possono essere ereditati. La “Epigenetica” che studia come l’ambiente e il comportamento possano influenzare l’espressione dei geni senza modificare il DNA, afferma che le esperienze vissute da un genitore, possono spingere verso un cambiamento dei geni trasmessi alla prole, così che nella medesima situazione può avere la stessa reazione dei genitori. A conferma di questo, c’è stato un caso emblematico che ha dato origine a questi studi: Farfalle che entravano in contatto con l’odore di lavanda, ricevevano un elettro shock indotto e fuggivano. La generazione successiva, ovvero i figli di quelle farfalle, non appena sentiva l’odore di lavanda scappava altrettanto terrorizzata con evidente memoria ereditata. Questo spiega perché anche i pesci piccoli senza esperienze dirette, hanno già le reazioni simili a quelle dei genitori e ci spiega anche perché nel corso dei decenni i comportamenti dei pesci sono cambiati anche in base all’ ambiente dove vivono. Proprio perché l’ambiente stesso determina le esperienze e influenza i geni ereditati.
L’ipotesi dell’auto proiezione
Come fa un animale a sapere che deve usare la bocca per magiare? L’ipotesi ancora in fase di studio, evidenzia come esiste una proiezione interna, che il cervello effettua per prendere consapevolezza del proprio corpo. Secondo questa ipotesi ogni animale dotato di cervello ha all’interno una auto proiezione di sé stesso che gli permette di capire quale parte del corpo usare. Pertanto l’auto proiezione è un meccanismo naturale inconscio che incide sul comportamento e quindi su ciò che consideriamo istinto. Questa è una nuova frontiera di studi destinata a fornire ulteriori indicazioni. Ad esempio il puledro appena nato cerca subito di alzarsi e muovere i primi passi, poi va subito a cercare il latte materno. I pesci appena nati muovono subito la coda, aprono la bocca per mangiare, vanno subito alla ricerca di nascondigli per non essere predati.
In conclusione, questi 4 elementi anche se in percentuali diverse incidono tutti sui comportamenti di ogni animale e ci spiegano scientificamente quanto sia ampio e complesso l’istinto.
Articolo realizzato con la collaborazione del Dott. Stefano Guerrini laureato in scienze ambientali e naturali - esperto di animali e natura
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