Quali pinne scegliere?
Vorrei cambiare le mie pinne ma sono confuso. Morbide, lunghe, carbonio, plastica vetroresina, non ci capisco più niente. Potrebbe darmi dei chiarimenti?
Capisco i tuoi dubbi e provo a fare chiarezza analizzando i vari punti da te elencati.

Pinne morbide – dure o medie? Istintivamente viene spontaneo pensare che la pala dura spinge di più ed è vero, ma non vanno dimenticati gli altri parametri, ovvero l’economia del consumo, l’affaticamento e il tipo di utilizzo. Se si mette ai piedi una pinna con pale dure e si misura la pinneggiata partendo dal fondo per pochi metri in risalita, è chiaro che il primo impatto nella spinta risulta maggiore di una pinna morbida, la quale prima di dare la necessaria velocità di spinta obbliga a diverse falcate in più. Poi però la pinna morbida continua a spingere facendo faticare la metà di una pinna dura, per cui all’atto pratico, nell’intera immersione (discesa – spostamento e risalita) la pinna morbida farà consumare molto meno. Infatti da test effettuati due soggetti che risalgono insieme da profondità importanti, vanno alla stessa velocità anche se uno usa pale dure e l’altro le usa morbide. Per una questione di idrodinamica più di una certa velocità non si può raggiungere in acqua pertanto è meglio raggiungerla con il minore consumo. Questo è il motivo per cui la sempre più persone prediligono pale morbide, ma non è sempre un vantaggio, perché se il soggetto è allenato come si deve, potrebbe riuscire a gestire la pinna dura sfruttandola al meglio. Il paragone è come la bicicletta, più il ciclista è allenato più i rapporti diventano lunghi (duri) meno è allenato e più è obbligato ad usare i rapporti corti (morbidi). Poi però ci sono salite, pianure e così via e il ciclista deve adattarsi a seconda dei casi. In pianura sceglie i rapporti lunghi e in salita quelli corti. Per cui in conclusione si dovrebbe vedere il proprio livello di allenamento alla pinneggiata e il tipo di utilizzo. Più è elevato l’allenamento più sarà possibile usare una pala dura – viceversa meno allenamento porta verso una pala sempre più soft. Più è breve il lavoro e più sii sfrutta una pala dura, più è lungo e più diventa efficace una pala morbida. Infine collegato al concetto di durezza c’è anche la tipologia di pinneggiata. La pala dura porta impegna molto i muscoli della gamba e porta a piegare il ginocchio per ammorbidire questo lavoro. Una pinneggiata stretta usando di più la caviglia diventa più facile con la pala morbida. Oggi la pinneggiata chiamata 3E (efficace – efficiente – economica) che esprime il massimo nei lunghi percorsi, si effettua con falcata stretta lavorando più sulla caviglia e meno sui muscoli. Inoltre c’è da considerare gli spostamenti, nei quali una pala morbida aiuta a limitare consumi di ossigeno e accumulo di acido lattico. Infatti le pinne di ultima generazione tendono ad eliminare i longheroni laterali proprio per raggiungere meglio quanto appena descritto, oltre a consentire alla pala di lavorare meglio.

Pinna lunga o media? Per immersioni profonde è sempre meglio una pala lunga (di solito 80/90 cm) che danno una spinta più lineare ed efficiente nella verticale sia in discesa che in risalita. Per immersioni in basso e medio fondale e con frequenti spostamenti è meglio una pala medio/lunga (di solito 60/75 cm) che fornisce comunque un’ottima spinta, ma aiuta anche nella gestione dei movimenti e nell’economia generale specialmente se con diverse ore di attività. C’è una notevole differenza nello spostamento vicino al fondale oppure nelle variazioni di posizione, tra una pala lunga e una medio/lunga. In sintesi si potrebbe dire che in basso e medio fondale è meglio una pala medio/lunga e in profondità è meglio una lunga.
Quale materiale delle pale? In questo momento esistono 3 differenti tipologie di materiali.

La plastica che fa subito pensare a qualcosa di limitato, ma in realtà non è proprio così, perché le plastiche di oggi con le nuove tecnologie chimiche e di produzione, hanno fatto passi notevoli verso la prestazione. Il vantaggio è il costo ridotto, lo svantaggio è che la plastica subisce gli effetti della temperatura, per cui in estate si ammorbidisce per via dell’acqua calda e in inverno si indurisce per via dell’acqua fredda. Inoltre la pala in plastica vien prodotta da una stampata che non consente stratificazioni, le quali sono importanti nel lavoro di una pala. Però nel rapporto qualità/prezzo non è male e di solito è adatta a chi non ha grandi pretese.

La vetro resina è molto più resistente della plastica, costa poco di più, ma fornisce una prestazione superiore. Difficile da rompere, non subisce gli effetti termici, ha una buona spinta e pesa poco. Le tecnologie moderne consentono una buona stratificazione di una pala in vetro resina fatto che non esisteva fino a poco tempo fa. La stratificazione consente alla pala di flettersi con più gradualità e di concentrare la risposta nei punti migliori della pala stessa.

Il Carbonio è la pala più costosa, ma anche la più leggera e performante. Non facciamo l’errore di credere che il carbonio sia solo spinta, soprattutto è anche leggerezza che incide molto nella prestazione. Inoltre molti sono ancora legati alle vecchie concezioni dei primi modelli di carbonio che erano fatti con vecchie e semplici tecnologie e a volte si rompevano troppo facilmente. Oggi si hanno materiali decisamente più elastici e resistenti e tecnologie all’avanguardia, per cui per rompere una pala in carbonio ci si deve impegnare. Il carbonio consente la migliore stratificazione possibile e le pale di ultima generazione hanno proprio il segreto della loro efficienza quasi tutto concentrato in questa caratteristica.

Il peso di una pinna incide in buona parte anche in una singola immersione, ma incide molto nel lavoro duraturo. Diverse ore di attività con una pinna più pesa, portano ad una evidente stanchezza in più. Nel peso complessivo non conta solo la pala, ma anche la scarpetta e di conseguenza il longherone. Infatti l’evoluzione delle pinne si è spostata verso scarpette e pale sempre più leggere, scarpette senza longheroni e pale sempre più elaborate nelle stratificazioni.
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