Rompere il fiato in apnea

Un importante meccanismo fisiologico che si attiva durante l’apnea è la Spremitura della milza, in quanto l’organismo si accorge della grande necessità di ossigeno e sollecita la milza, la quale si contrae e cerca di rilasciare nel sangue una riserva di globuli rossi, proprio per aumentare il trasporto di ossigeno.

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Questo accade più o meno allo stesso modo anche nelle attività terrestri quando l’organismo si accorge che deve incrementare l’ossigenazione. Questo lavoro della milza, porta ad incrementare le sue dimensioni e anche la capacità di rilasciare globuli rossi. Si tratta di quella sensazione di dolore al fianco che si prova anche quando si corre. In pratica è la milza che inizia il suo lavoro di spremitura e fino a quando non lo ha completato l’organismo ha difficoltà, ma subito dopo sembra che tutto migliora in un attimo e da questo nasce il detto famoso “rompere il fiato”

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In apnea si sente meno il fastidio alla milza perché lo sforzo è più graduale e meno intenso, ma ci si accorge delle difficoltà iniziali quando sembra che l’apnea non decolli. Poi ci sono anche altri elementi che concorrono a “rompere il fiato”

La digestione incide perché durante la fase digestiva il sangue viene sottratto dalla periferia verso l’apparato digerente, per aiutarlo nel suo lavoro, per cui c’è minore ossigenazione dei muscoli e di conseguenza si accusa maggiore fatica. Fino a quando non termina la digestione si avrà quindi la sensazione di fare apnea con il freno tirato, poi appena liberi dalla digestione, si ha uno slancio per via della migliore ossigenazione dei tessuti. C’è da valutare che chi pratica apnea con regolarità, rompe il fiato molto prima di chi la pratica in modo saltuario.

La milza è un serbatoio di globuli rossi e quando c’è necessità di più ossigeno si comprime per rifornire il debito. La minore ossigenazione dei tessuti, causa un maggiore lavoro della milza che a sua volta causa un ulteriore affaticamento fino a quando non ha completato il suo lavoro. Anche in questo caso praticare con regolarità apnea abitua la milza a questo lavoro, riducendo quindi la sofferenza iniziale e i tempi per arrivare a stare bene.

La mente si deve abituare alle nuove condizioni. In media il consumo di ossigeno della mente (non accettazione della fatica, stress generale, ansia) prima di rompere il fiato è circa il 50% circa del totale. Con l’allenamento e una pratica regolare, dopo avere rotto il fiato, si arriva a circa il 20% o anche meno a seconda dei casi. Pertanto anche per questo motivo praticare con regolarità favorisce un minore consumo iniziale e riduce i tempi per arrivare a stare bene.

La gradualità del gesto è l’elemento più importante per abituare i processi metabolici e fisiologici sopra elencati. Se si inizia l’attività facendo subito fatica, si attiva un processo negativo che porterà a faticare per tutto il tempo e difficilmente sarà eliminato, inoltre si allungano i tempi per giungere al benessere. Se invece si inizia gradualmente con uno sforzo minimo, tipo poca profondità e apnea limitata, poi gradualmente si incrementa la profondità e il tempo di apnea, l’organismo reagisce meglio e favorisce tutto quanto sopra descritto, per cui si parte piano ma si finisce forte e si ha un vantaggio notevole per raggiungere una condizione di serenità mentale e fisica, che portano ad un aumento dei tempi di apnea, ma anche di una prestazione più duratura.

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In conclusione è normale faticare fino a quando non si “rompe il fiato” ma con i 4 accorgimenti principali si ottiene molto di più e in poco tempo:

  1. Evitare cibi difficili da digerire.
  2. Praticare con regolarità apnea.
  3. Allenarsi in modo costante.
  4. Aumentare gradualmente l’impegno di apnea e di sforzo fisico.

Sono tutte buone abitudini che permettono di migliorare l'apnea, il benessere generale e la sicurezza.

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