La mia prima cernia Grossa

Quella cernia viveva vicino alla base di una secca all'Argentario, su un fondale di circa 22 metri. Entrava da una spacca verticale larga 1 metro e si nascondeva in una seconda fenditura laterale. Questa secca l'avevo scoperta da poco ed all'epoca, non era molto conosciuta, oggi invece è frequentata quotidianamente da subacquei di ogni genere. Avevo iniziato da poco ad andare sott'acqua, ma i miei miglioramenti maturavano a vista d’occhio. A quei tempi, ci viveva anche qualche sarago e corvina attirati dalla presenza della grossa cernia. Anche se per certi versi la cernia potrebbe diventare per loro un pericolo, per mille altre ragioni invece è una perfetta interazione. Ho poi scoperto nel tempo che dove vive una grossa cernia c’è sempre qualche altro pesce. La prima volta che capitai su quella secca, era una giornata di acqua molto limpida e mentre scorrevo una distesa di poseidonia alla ricerca di qualche zona rocciosa, vidi da lontano una grande ombra.

ERA IL FONDALE CHE RISALIVA, con la inconfondibile formazione rocciosa di una secca. Appena riuscito a capire di cosa si trattava,avevo già il batticuore per l'emozione. I primi tuffi furono solo di esplorazione e mi godevo la bellezza del fondale nuovo che, anche se simile a molti altri, aveva l’inconfondibile fascino della sorpresa. Due massoni  appoggiati alla base della secca, con varie fenditure laterali, furono i primi ad essere scelti. Mentre mi avvicinavo, vidi alcune corvine, ma decisi di lasciare tranquillo il punto ed esplorare  la parte esterna della secca, dove avevo visto da lontano una bella fenditura verticale. Iniziai la discesa e dopo alcuni metri, lasciai che la spinta negativa mi portasse senza fatica sulla verticale della spaccatura. Mentre mi avvicinavo, notai  alcune castagnole che entravano e uscivano dalla fenditura con movimenti frenetici. Un piccolo branco di saraghi fasciati puntavano tutti il muso verso la spaccatura buia. La situazione si fece alquanto curiosa e quindi mi avvicinai  all'apertura prestando la massima attenzione. Mi affacciai di lato e vedi solo la coda di un grosso pesce che spariva dentro una spacca secondaria. Il cuore tornò a battere forte e venne spontaneo risalire. In superficie mi misi a ragionare. Era  una cernia grossa, già furba nel fuggire.

E ADESSO COSA FACCIO?mi domandai perplesso. Mi metteva timore ed apprensione entrare dentro per vedere meglio e poi l'idea del pesce enorme che potevo catturare mi agitava ancora di più. Erano le prime esperienze di questo tipo e ne subivo sia il fascino che l’ansia. Dopo un'attenta riflessione decisi di scendere di nuovo allo stesso modo e provare ad entrare fino a metà corpo nella spacca, facendo attenzione a dove poteva nascondersi e come si muoveva la cernia. Ero anche curioso di poterla vedere meglio per capirne le dimensioni e godermi lo spettacolo. La fenditura verticale  si allargava all'interno e  sulla sinistra dove spariva il pesce vi erano due spacchi orizzontali. Ero armato di fucile lungo - uno sten 100, per l'esattezza. A quei tempi non esistevano ancora i fucili  ad elastici e in Italia il pneumatico la faceva da padrone. Tentai più volte di sorprenderla prima che entrasse, ma l' esito si confermò negativo. Ci tornai ancora per due volte a distanza di una settimana, ma capii che era veramente difficile poterla sorprendere. Intanto avevo preso confidenza con l'apertura ed avevo fatto progressi, riuscivo ad entrare sempre più dentro senza problemi di sorta. Ho sempre avuto la giusta paura e la buona dose di conoscenza dei  limiti. Migliorare e capire per gradi e a piccoli passi è sempre stata  una delle mie principali caratteristiche. Mi sentivo quindi pronto ad entrare completamente dentro per andare finalmente a scrutare all'interno di quella spacca misteriosa dove spariva la cernia. Chissà quali sorprese nascondeva! Una volta dentro era possibile girarsi e uscire di nuovo fuori, il problema era solo legato al disturbo che avrei creato la dentro e alle incognite. Avevo quindi una sola possibilità da giocarmi. Accesi la torcia e seguendo la conformazione della tana, vidi ancora una volta  solo la coda della cernia che spariva lentamente. Riuscii a capire che quella tana era comunicante all'altra spacca orizzontale, posta leggermente più in alto. Scesi di nuovo, mi affacciai con molta cautela all'apertura verticale che formava l'ingresso della caverna. Come al solito vidi ancora la coda della cernia che spariva nella stessa spacca orizzontale. Entrai tutto dentro e invece di guardare dove era entrato il pesce, mi diressi subito verso la spacca più in alto che presumevo fosse comunicante.

QUANDO ACCESI LA TORCIA mi trovai faccia a faccia con una cernia enorme. Devo dire che la mia sorpresa non fu molto diversa da quella della cernia, infatti ci fu un attimo di curiosità da entrambe le parti. In quella frazione di tempo, mi resi conto che non avevo il fucile puntato in direzione del pesce. Anche la cernia si rese conto che era meglio nascondersi e difatti la vidi sfilare ancora di più all'interno della tana. Senza perdere tempo mi girai per uscire dalla grotta e raggiungere la superficie. Era l'ora di rientrare e capii che non avevo più possibilità per quella giornata, ma la mia testa iniziò ad elaborare fin da subito il piano di battaglia per la prossima uscita. Era divenuta una sfida emozionante e pensavo solo a quella cernia. Mi preoccupava anche l'idea di lavorarla dentro quella grotta, quindi decisi di tornarci in compagnia di un amico che mi facesse da assistente. Organizzai tutto nei dettagli e persino la sera precedente cercavo di visualizzare la scena, come dovevo entrare, dove avrei dovuto guardare e la tempistica ideale. Questa volta dovevo essere più pronto e solo visualizzando e ripercorrendo l'azione potevo farcela. La giornata era splendida e l'acqua limpida faceva da cornice al panorama di cui l'Argentario non è affatto avaro.

ERAVAMO SENZA GOMMONE e raggiungemmo la zona scendendo lungo un ripido sentiero che porta al mare. Con me c'era Stefano Mazzi il mio compagno di pesca di quei tempi. Gli avevo raccontato dell'esperienza fatta ed era anche lui ansioso di vivere l'avventura. Raggiungemmo la secca senza fermarci a guardare altri punti. Ero pronto a scendere con un Supersten 90 armato di arpione a due alette ben robusto, nella mano sinistra la torcia con le pile nuove. Avevo già fatto alcuni tuffi per rompere il fiato e calmare l'emozione mentre adattavo il corpo all’immersione. Stefano era accanto a me con il compito di farmi assistenza in caso di bisogno. Iniziai la discesa cercando di concentrarmi su quello che dovevo fare, una volta dentro alla grotta puntai diretto verso l'apertura più lontana, proprio dove avevo visto da vicino la cernia. Non esitai un attimo, fui deciso e rapido. Appena vicino alla tana accesi la torcia tenendo ben saldo il fucile puntato verso la luce, avevo già vissuto più volte nei miei pensieri quella scena. La luce illuminò il centro della tana.

LA CERNIA ERA PROPRIO come me la immaginavo, stessa posizione, stesso atteggiamento. Appena la luce la illuminò, iniziò subito a spostarsi. Il tiro fu istintivo e rapido e riuscii solo a capire che l'avevo colpita. Senza perdere tempo cercai di risalire filando il mulinello. Una volta in superficie esultai di gioia e il cuore iniziò a battere forte. Aspettai una decina di minuti prima di scendere di nuovo, cercando di calmarmi e di lasciare depositare la sospensione all'interno della tana. Scesi allora con un'altro fucile per assicurarmi la preda con un secondo colpo. Quando illuminai all'interno della spaccatura vidi con piacere che la cernia era sparata bene. Senza esitare sparai comunque il secondo colpo cercando di colpirla in un punto vitale. Solo dopo 45 minuti di estenuanti tentativi, fu possibile estrarla e appena in superficie cercai lo sguardo di Stefano per condividere l’emozione. E' una bestia disumana, mi disse. In superficie mi resi conto che era ancora più grossa di quanto pensavo, non avevo mai visto una cernia così grande. Rientrammo subito per goderci la cattura. Naturalmente non poteva mancare la foto di rito, dopo averla immortalata andammo a pesare la preda che era 16 chili e 400 grammi. Era un bel Settembre e ancora non pensavo al mio futuro, perché cercavo di godermi la realtà, ma per me la pesca sub era già diventata una filosofia di vita. Nemmeno con il massimo impegno avrei potuto immaginare quanto generoso sarebbe stato il mio futuro!

Quella Cernia è rimasta indimenticabile anche se in seguito ho prese tante CERNIE DA SOGNO

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