PrendERE più pesce con maggiore sicurezza:

 

01 SUB A CONFRONTOCi sono 2 soggetti che hanno parità di prestazione e tecnica e vediamo come nello stesso posto, nello stesso momento – ci sono altre caratteristiche fondamentali.

Stessa giornata, stessa zona di pesca, 2 pesca sub che nemmeno si conoscono entrano in acqua contemporaneamente, uno a sinistra della punta e uno a destra e pescano secondo le loro abitudini nella stessa zona, nella medesima profondità con uguali capacità atletiche:

 

MARIO non ha mai pensato a quello che sta facendo, perché è uno che punta sempre sulla forza e poco sul ragionamento. Si limita a ripetere il compito che ha imparato a memoria sulla pesca in apnea. Sa ciò che si deve fare e lo svolge cercando di implementare solo i fattori più evidenti per lui, ovvero la prestazione.

Il cuore gli aumenta il battito fin dalla superficie perché invece di rilassarsi è in ansia per la prestazione. Un mix tra timore e speranza.

Scende, si apposta e inizia ad attendere già con il battito accelerato. Ha scarsa concentrazione, perché la reputa roba da psicopatici, per lui conta solo la prestazione - perché crede che solo quella consente di catturare le prede. Mentre pesca infatti, non guarda i dettagli del fondale, non vede i segnali che indicano o meno la presenza di prede, non ragiona sul da farsi perché è sicuro di saperlo ed è come un robot impostato su modalità pesca. Dopo diversi tuffi, sta arrivando un’orata bella che al movimento della testa di Mario verso il basso per guardare il computer, si spaventa e fugge, ma lui nemmeno se ne accorge. Continua la sua faticosa apnea, ma il pesce non arriva, però lui aspetta perché non può risalire così presto, si sentirebbe ridicolo. Alla fine risale e guarda il computer: 2,20’’ ed è soddisfatto perché è un bel tempo di apnea. Poi ricomincia come un ottimo robot a ripetere il gesto, senza mai domandarsi cosa potrebbe fare per cambiare la situazione. Tutti i tuffi sono uno standard che a lui piace e al quale si è abituato. Ogni volta risale tirato, senza un minimo di autonomia di riserva e in superficie ha il battito del cuore al massimo, per cui deve recuperare per 5 minuti buoni prima di sentirsi pronto a scendere di nuovo. Nelle sue 4 ore di pesca farà circa 30 tuffi tutti lunghi, ma senza catture, intanto si sta avvicinando alla punta dove dall’altra parte c’è un altro pesca sub e quindi vuole aumentare la velocità di spostamento per arrivarci prima.

 

03 SUB A CONFRONTOGIANNI è dall’altra parte e sta andando anche lui verso la punta. Dal momento che è entrato in acqua, prima di tutto ha iniziato con calma e senza fatica per adattarsi, solo dopo una quindicina di tuffi, si è concentrato sulla pesca. Infatti non è un robot, ma uno che usa più la testa che la prestazione e si concentra su quello che va fatto per stare bene e per prendere un pesce. Immagina fin dalla superficie i vari momenti del gesto che deve compiere e anche sul fondo è più pronto a reagire. Si rilassa e si prepara con la concentrazione nella pesca, senza estremizzare niente, senza obblighi e senza inutili fantasie perché ha capito che deve essere concreto. Scende e guarda intorno per cui non si pone il problema di limitare l’apnea, perché sa bene che è un vantaggio per la pesca, infine si apposta.

Davanti a lui c’è uno scalino che sale e già si pente della scelta, infatti mentre gira la testa lenta di lato, scorge dei dentici che dal pianoro alla sua destra si avvicinano. Quando sono ancora fuori tiro rallentano e girano, poi indecisi si mantengono lontani. Da quel lato è scoperto e prima di insistere per dei minuti, decide di spostarsi a ritroso senza impaurirli, per poi risalire indietreggiando lento. Individua bene il punto dove sono i dentici e poi 5 minuti dopo ci torna e stavolta fa il tuffo proprio dove erano i pesci e cerca un appostamento migliore. Stavolta è coperto bene da tutti i lati e punta il fucile verso il pianoro. Quando i dentici si avvicinano, lui è pronto e lentamente scivola sempre più in basso del suo nascondiglio. Stavolta i pesci sono incuriositi e arrivano a tiro, Mario spara subito al primo perché non vuole rischiare e lo porta in superficie senza troppa fatica.

05 SUB A CONFRONTOPiù avanti scende di nuovo e si apposta e mentre guarda il fondale prima di scegliere il posto dove fermarsi, nota un gruppetto di pesci nervosi alla sua destra, quindi si avvicina in planata lenta e si nasconde dentro un cratere a pochi metri da quei piccoli pesci. Dopo 20 secondi un barracuda gli va incontro tranquillo e si posiziona per un tiro perfetto che centra con abilità. Posato il pesce alla boa, continua le immersioni e ogni volta - dopo 20-30 secondi che attende se non ha visto niente – risale convinto che sia più giusto. Sta facendo mediamente 1.20’’ di apnea, anche se potrebbe restare almeno 1 minuto in più, ma non gli interessa, non vuole perdere tempo e preferisce avere una autonomia di apnea sia per la sicurezza che per eventuali scelte dell’ultimo momento. Così facendo poi ha il vantaggio che in superficie con meno di 2 minuti il suo cuore ha di nuovo un battito regolare perché non ha tirato. Nelle 4 ore di pesca farà circa 60 tuffi (il doppio di MARIO) stancandosi anche di meno. 

Durante uno di questi tuffi, mentre sta per risalire, vede un sarago fuggire tra le rocce e siccome ha ancora una buona autonomia, lo segue e vede dove si intana. Lascia con attenzione il pedagnetto mobile che ha in cintura, proprio sopra alla tana, poi torna in superficie. Va alla boa, prende il fucile corto, segue a ritroso la sagola e cattura il sarago dove lo ha visto entrare. In un altro tuffo, mentre sta per risalire vede una corvina ad una decina di metri, che lievita sopra una frana. Capisce che se la fa intanare non la prenderà mai, allora studia al volo la situazione. Si assicura che tra lui e il pesce ci sono delle rocce che gli consentono di avvicinarsi nascosto e dato che ha una buona autonomia perché non ha tirato l’apnea, si avvicina al pesce e lo sorprende con un bell’agguato.  Mentre sta arrivando vicino alla punta vede la boa di GIANNI e capisce che in quella zona c’è un altro pesca sub, per cui rallenta l’andatura e si sofferma sul punto dove si trova. I Sassi sono belli e frastagliati, capisce che forse è il caso di planare in caduta sorvolando un ampio tratto e così facendo vede una Corvina di 2 kg nel bel mezzo della frana. Pensa subito alla posizione del sole e cerca di virare allungando la traiettoria senza aumentare la velocità, ma cercando di arrivare verso il pesce con il sole alle spalle e così facendo riesce nel suo intento e cattura la corvina. GIANNI pesca ragionando per ogni in ogni azione, perché predilige la creatività alla prestazione ed è convinto che servono tutte le caratteristiche non solo una. La concentrazione, lo studio, tenere gli occhi bene aperti, fare più tuffi per avere più opportunità, lasciarsi sempre un margine di autonomia di apnea per pescare più sereni e per cambiare le scelte durante un tuffo. Si rende conto che così facendo ha maggiori potenzialità, riduce il pericolo e aumenta la potenzialità di pesca, facendo più tuffi e meglio organizzati. Soprattutto è uno che è abituato ad immaginare e creare per cui è più pronto a reagire. Non perde tempo inutilmente in lunghe e sterili apnee, anche se ha la capacità di farlo.

02 SUB A CONFRONTOMARIO intanto è alla fine del suo ennesimo tuffo, proprio sulla punta per anticipare GIANNI, per cui è più affannato e stanco, ma da buon robot prosegue incapace di fermarsi. Mentre è sul fondo da tempo, un dentice indeciso gli danza dal lato dove è scoperto e Gianni che ancora non ha preso niente continua a resistere, perché tra poco l’altro pesca sub sarà lì e non vuole rischiare di perdere l’occasione. Non ha l’abitudine per cambiare strategia, risalire a ritroso e riprovare con più calma e precisione, però ha tanto coraggio e capacità di soffrire che scatenano la fretta e la forza in ogni gesto. Non pensa che è appostato male e che sta rischiando troppo, anzi stringe i denti e tira l’apnea allo spasmo, poi in risalita perde conoscenza. Per fortuna li vicino c’è GIANNI che ha notato la boa ferma da troppo senza vedere il subacqueo ed è preoccupato, pertanto abbandona la pesca per verificare se ci sono problemi. Per fortuna, capisce subito la situazione. Grazie all’auto controllo e al fatto che non è affaticato, è subito pronto ad intervenire e alla fine salverà MARIO.

OK sono d’accordo che è una storia surreale, ma non pensiamo che lo sia troppo, perché casi simili ne sono già capitati tanti. Anzi consiglio di porsi subito una domanda fondamentale con se stessi:

Come pescatore in apnea ti vedi più come GIANNI o come MARIO?

A TE LE CONCLUSIONI.

L’obiettivo è prendere un pesce in apnea con il minimo sforzo e la totale sicurezza, ma soprattutto divertirsi.

Ciò non toglie che con la giusta esperienza, l’allenamento e l’abitudine, quando servono - si possono anche avere ottime prestazioni in tutta sicurezza e al tempo stesso buone capacità di pesca.

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