Record di catture Arzachena 1993

Non è più possibile immaginare le gare di una volta in una epoca dove è tutto cambiato, ma ci sono state gare che hanno lasciato il segno. Quella che segue è una di queste.

1993 arzachena 

Era l’epoca d’oro dell’agonismo e i carnieri eclatanti non venivano visti come un problema, anzi erano uno spettacolo e lasciavano a tutti l’emozione di cosa fosse possibile, specialmente da parte di quei pochi atleti di élite.

Il Campionato Italiano per società 1993 ad Arzachena segnò un record di iscrizioni. Arrivarono squadre da tutta Italia. Evidentemente i fondali spettacolari della Sardegna avevano acceso un fuoco che bastava solo alimentare per farlo risplendere.

Giunti sul posto tre giorni prima della gara ci accorgemmo con meraviglia che decine di squadre erano già da giorni sul campo di gara. Infatti c’era già un forte vociferare sui favoriti. Era facile pensare quali società potevano essere. Alcune presentavano 3 forti atleti di prima categoria, altre società erano del posto e avevano comunque forti atleti. Noi non eravamo né l’una né l’altra quindi nessuno ci menzionava tra le favorite, comunque senza preoccuparci troppo delle voci, ma con grande voglia di fare bene, iniziammo la nostra preparazione. L’acqua era limpida ma non troppo calda, ovvero come sempre accade a fine maggio. Avevo procurato tre nuove ed inedite mute in liscio spaccato, oggi conosciute da tutti, ma all’epoca erano sconosciute. Dovevamo anche testarle per l’occasione. La mia squadra era composta da me, da Volpe e Chiozzi. Ero curioso di provare quella nuova soluzione, ma Carlo Chiozzi uno dei miei compagni si rifiutò di indossarla perché va bene per i bravi ragazzi come te, disse in modo perentorio. Io sono per le cose robuste, quindi continuerò ad usare la mia vecchia muta con doppia fodera. Poi lo convinsi a provarla e alla fine mi ringraziò mille volte per avergli fatto conoscere quella nuova soluzione così calda e morbida! Max Volpe invece si fidava di più e come suo solito, senza tante parole indossò la muta e cominciò ad apprezzarla fina da subito. Oggi è oramai un prodotto conosciuto da tutti, ma in quel periodo, era troppo innovativa tanto da creare dubbi e curiosità al tempo stesso, come poi è accaduto per molte altre attrezzature.

In preparazione durante il primo giorno, avevamo deciso di effettuare una ampia esplorazione solo per capire l’intera zona di gara, per poi concentrarci nei due giorni successivi in una strategia più precisa. Anche se non avevamo trovato quasi niente di interessante, avevamo comunque capito la differenza di fondale e di caratteristiche di tutto il campo di gara che andava da Porto Rotondo a Portisco e comprendeva la secca delle bisce. Un campo di gara immenso, che doveva ospitare 100 squadre.

Il secondo giorno di preparazione era obbligatorio iniziare a selezionare un tratto di mare dove impostare una ricerca più capillare. Scegliemmo a priori di scartare la secca delle bisce in quanto troppo distante e soggetta a correnti e quindi a cambiamenti, mentre la nostra selezione ricadde sul lato sud del campo di gara, in particolare vicino ai numerosi isolotti nella zona di Mortorio. Iniziammo subito a trovare zone buone, infatti si capiva bene che in tale zona la roccia riprendeva verso il largo sulle distese di sabbia e alghe ed ogni rimonto roccioso era un punto di ritrovo per il pesce. Ci aggiudicammo diversi segnali interessanti di pesce bianco, ma qualcosa mi diceva che c’era da esplorare meglio e in modo diverso. I miei compagni erano d’accordo ed il terzo giorno fu dedicato ad una esplorazione più accurata. Trovammo due posti che in gara diventarono determinanti. Eravamo contenti della nostra preparazione e fiduciosi per la gara, ipotizzando che avremmo potuto fare un bel carniere, ma non immaginavamo che sarebbe stato ben superiore a quanto previsto.

C002 arzachena

Al via del Campionato, il nostro gommone puntò dritto verso una piccola secca fuori da un isolotto dove avevamo segnato un punto di corvine. Eravamo convinti che lo avessero trovato anche altri, quindi decidemmo di partire su quel segnale per dividere il pescato, lasciando altri posti interessanti, ma più isolati, per gli spostamenti successivi con la speranza che non fossero stati trovati.

Infatti arrivammo sul posto di partenza insieme ad altre squadre, ma dei pesci nemmeno l’ombra. Riuscimmo solo noi a catturare una corvina nervosa. Sicuramente nel giorno precedente il troppo disturbo aveva fatto fuggire le corvine. Senza perdere tempo ci spostammo a meno di un chilometro su un rimonto vicino all’altra isola. Presi un fucile lungo mentre Max impugnava un corto con fiocina. Secondo programma lui andava sulla spaccatura diagonale del sasso più grande mentre io avrei fatto un aspetto ai dentici fuori dal rimonto. C’era abbastanza confusione di gommoni in movimento, ma in un momento di relativa calma, feci l’ultimo respiro concentrandomi sulla discesa. Ancora ricordo che mi dissi: “non pensare alla gara e scendi come se tu fossi a pescare da solo” Un modo di visualizzare l’azione e distogliere l’attenzione dall’ansia della competizione. Mentre planavo sul fondo, feci l’ultima rotazione a 360° un metodo che già a quei tempi avevo collaudato per incuriosire i pesci, e non appena preso l’appostamento vidi il branco dei maestosi dentici. Scivolai nel mio appostamento, dove cercai di appiattirmi come una sogliola. In gara le emozioni di cattura si triplicano e quando vidi i primi dentici puntare verso di me, dovetti dare fondo a tutte le mie risorse di auto controllo per rimanere calmo. Ero a 27 metri di profondità ed i dentici mi puntavano, ma arrivati quasi a tiro girarono improvvisamente per un brusco rumore di un gommone poco distante. Rimani calmo mi dissi e così tornai indietro per cercare di non spaventarli oltre. In superficie studiai la situazione rumore. Si trattava di un gommone a circa 100 metri da noi. Attesi quindi che si calmasse la situazione e scesi di nuovo questa volta ancora più verso il largo dove avevo individuato una grossa pietra staccata. Mi assentai con la mente dalla gara e mi preparai con calma, infine scesi molto lentamente come avrei fatto da solo. Grazie ai punti di riferimento precisi che avevo preso appena riemerso, centrai alla perfezione il sasso e scivolai dietro di esso con il fucile puntato verso il largo. Questa volta ero nascosto alla perfezione e infatti vidi di nuovo i dentici, avvicinarsi decisi e maestosi, davanti c’erano pesci dai 3 ai 4 chili e dietro i bestioni da 7-8 chili. Non commisi l’errore di ingordigia ed il primo del branco che si avvicinò fu colpito dalla mia freccia che causò una reazione improvvisa, ma era colpito bene e dopo poco era in superficie per la gioia di Carlo che aveva intuito tutto e aspettava sul gommone a poca distanza, silenzioso e immobile con lo sguardo fisso sul punto dove ero sceso.

1853 arzachena

Non urlò di gioia perché avrebbe attirato l’attenzione, ma mi fece un gesto inequivocabile quando in superficie vide che lavoravo con il mulinello del fucile. Intanto Max aveva catturato una mostella ed una corvina sulla spacca principale, ma dovevano esserci molti altri pesci perché li avevo visti in preparazione. Posato il dentice, presi il fucile corto con fiocina e spalla a spalla con Max setacciammo tutte le spaccature nei dintorni. Poco dopo trovai una apertura più profonda e molto stretta dalla quale sbucavano diverse labbra bianche. Erano corvine nascoste nel punto più recondito della zona, quindi sganciai il mio marker da cintura per segnare il punto esatto e poi alternandoci nelle immersioni sul punto esatto ne catturammo una decina insieme a due grossi scorfani e due saraghi. La nostra gara era decollata. Ci spostammo verso il punto che ritenevamo più buono e che era abbastanza isolato e con gradita sorpresa lo trovammo libero da concorrenti. Era al largo su una distesa di posidonia e roccia dove molte zone erano povere di prede, per cui invitavano a lasciar perdere quel tratto di mare. Invece in preparazione avevo insistito tutto intorno e alla fine avevo trovato questo punto piccolo ma molto bello dove si concentrava il pesce. La prima discesa fu esplorativa per vedere se fuori tana girava qualcosa. Con lo sguardo vedevo al mio lato sbucare grosse labbra bianche dalle tane, ma mi lasciai prendere dalla fretta e restai in attesa. Poco dopo vidi un bel pesce che si avvicinava all’aspetto e la macchia dorata insieme alle grandi labbra confermarono che era una bella orata. Il tiro preciso la fulminò e in risalita senza lasciarmi prendere dalla gioia della cattura, continuavo a guardare tutto intorno e vidi ancora una volta diversi saraghi che facevano capolino dalle spacche di granito. Tornai in superficie e chiamai Max, dicendogli di prendere il fucile da 90 e anche io lo presi. Carlo intanto era in fibrillazione perché aveva capito che c’era qualcosa di particolare. In superficie ci accordammo sulla strategia da seguire e tutto andò come da programmi. Scesi prima io e subito dopo Max. Mi avvicinai all’apertura a taglio da un lato e mi appoggiai guardando dentro mentre lui faceva altrettanto dall’altra parte. Era un brulicare di saraghi maggiori da circa un kg. Attesi ancora un attimo e quando vidi più saraghi allineati lasciai partire il colpo. L’asta colpì tre grossi saraghi che si dibattevano in direzioni diverse. Mentre estraevo l’asta e i pesci, avevo fatto spostare gli altri saraghi verso Max che a sua volta colpì due grossi saraghi. Ci ritrovammo a risalire insieme mentre ci facevamo gesti di gioia a mezz’acqua e riemergemmo insieme nel mare liscio e silenzioso. Carlo fremeva di curiosità e quando si avvicinò per recuperare 5 saraghi credo che provò un’emozione di quelle che ricordi per tutta la vita. Le catture continuarono anche nelle tane vivine e alla fine catturammo diversi saraghi grossi. Mancava circa un’ora alla fine della gara e decidemmo di andare nello spostamento successivo dove avevamo visto alcuni grossi scorfani e tordi su un lastricato. Carlo entro in acqua alternandosi con Max, mentre io che ero più allenato rimasi in acqua tutto il tempo fino al termine. Oltre a due scorfani e 2 tordi, si aggiunsero anche due gronghi. Avevamo perso il conto, ma finita la gara ci dedicammo alla conta delle prede, erano 47 di taglia grande, solo pochi pesci erano in dubbio. Non credevamo ai nostri occhi perché era accaduto tutto così in fretta, senza nemmeno avere il tempo di pensare. La sorpresa fu notevole per tutti, perché nessuno si avvicinava al nostro punteggio, anzi sembrava che avevamo fatto il doppio di chiunque fosse messo bene come infatti si dimostrò alla fine.

ARZACHENA 93

Un Record di catture nella storia dei campionati per società, una pescata che probabilmente non si ripeterà mai più, perché tali zone e tali momenti sono solo un lontano ricordo, di altri tempi e di altre realtà che nel tempo sono diventate impossibili ed è proprio per questo che è importante non dimenticare questi momenti.

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