La Mia Pesca all'Agguato

Un giorno come tanti altri la scoperta di un nuovo modo di pescare mi lasciò a bocca aperta. Non potevo immaginare che fosse possibile scoprire qualcosa di nuovo, ma erano altri tempi! Cominciai a immaginare un leone nella savana che nonostante la sua mole si muove leggero e armonico in mezzo all’erba del suo stesso colore, per sorprendere una preda. Proprio mentre mi affacciavo, vidi una grande coda rivolta verso l’alto in diagonale, l’occhio si mostrò con tutto il suo vigore. Per un breve istante il pesce si girò verso di me e mi guardò con un atteggiamento quasi di sfida. Fu così che catturai quel maledetto pesce, la bestia nera di tutti i pescatori.

 

Avevo già una buona confidenza con l’aspetto, la pesca in caduta e la pesca in tana ed erano le principali tecniche conosciute anche dagli altri cacciatori in apnea. Lungo i fondali più battuti il pesce diffidente fuggiva senza lasciare speranze alle tradizionali tecniche ed alcuni pesci erano quasi imprendibili. Mentre vidi fuggire l’ennesima orata che non voleva avvicinarsi, valutavo quanto la pesca all’aspetto aveva perso di efficacia specialmente con saraghi e orate. Allora come mio solito, decisi di tentare nuove soluzioni, ma non era facile inventare qualcosa di nuovo. Al primo istante mi sembrava impossibile riuscire nell’impresa, ma siccome sono uno che non si arrende mai, mi concentrai su qualche nuova idea. Impugnavo uno dei primi fucili arbalete che poi avrebbero fatto la storia, del quale apprezzavo la velocità del tiro, la precisione e la semplicità di utilizzo. Erano i primissimi anni 80 e nessuno usava quei tipi di fucili, perché c’era la moda della potenza, mentre io amavo la velocità e la precisione del tiro. Mentre ero distratto dai miei pensieri, erano già diverse discese che provavo con soluzioni confuse e senza successo. Iniziò allo stesso modo anche quell’ennesima immersione che non ho più dimenticato. Scesi sul fondo anche se si trattava di pochi metri, poi avanzai al riparo di un grande masso, quindi entrai in un canale tra due rocce per sbucare oltre. Proprio mentre mi affacciavo, vidi una grande coda rivolta verso l’alto in diagonale.

 

LAMPI D’ARGENTO ed un lieve movimento della coda, aumentarono il battito del mio cuore. L’istinto realizzò di frenare e di affacciarsi gradualmente senza sporgere il fucile. La coda argentea divenne più robusta, sostenuta da un peduncolo enorme, circondato da squame solide e ben delineate che andavano sfumando verso il grigio. Improvvisamente il colore argento venne interrotto da una grande macchia verticale di colore nero che come per incanto, ai bordi sfumava verso il rosso, il quale a sua volta delineava la grande branchia laterale. Finalmente anche l’occhio si mostrò con tutto il suo vigore e la bocca munita di ampie e carnose labbra si staccò dalla roccia dove brucava. Per un breve istante si girò verso di me e mi guardò con un atteggiamento quasi di sfida, la coda più alta del corpo e la testa inclinata verso il basso pronta a scattare. Rimasi paralizzato dal suo sguardo, ma un impulso comandò alla mano di premere il grilletto. L’asta partì mentre il pesce scattava, ma la sua velocità di reazione non fu sufficiente a schivare la veloce asta. Fu così che catturai quel maledetto pesce, la bestia nera di tutti i pescatori e nemmeno mi accorsi che avevo scoperto una nuova tecnica.

 

COMINCIAI A IMMAGINARE UN LEONE nella savana che nonostante la sua mole ingombrante si muove leggero e armonioso in mezzo all’erba del suo stesso colore. Il metodo migliore per avvicinarsi alla preda, comunque pronto allo scatto fulmineo, sempre all’erta e consapevole che il minimo rumore lo tradirebbe. Mi concentrai su questi pensieri e mi immedesimai nel felino, per vedere fino a dove potevo avere intuito qualcosa di nuovo. Concentrato su quei punti strategici, mi accorsi subito che non erano poi così facili da gestire, infatti la preda successiva mi sfuggì per poco. Subito dopo, mi trovai davanti ad uno scoglio affiorante di grandi dimensioni dove sbatteva una leggera risacca. Scesi di nuovo copiando la sequenza che mi aveva portato alla precedente cattura. Raggiunto il fondale, mi spostai al riparo di un canalone dove misi all’opera un vero e proprio aggiramento da incursore.

 

VIDI PASSARE UN LAMPO DI ARGENTO in alto, molto vicino alla superficie, dove il mare produceva una schiuma bianca di acqua mescolata. Il primo lampo era seguito da un altro ed un altro ancora, erano grossi cefali nella schiuma. Mi spostai lentamente verso l’alto, ancora una volta spalmato sulla roccia come un granchio, sfruttando al massimo il poco riparo che avevo, finché non incrociai un altro cefalo che seguiva i suoi compagni. Distratto dalla schiuma e dal ribollire del mare non si accorse della mia presenza e lo sorpresi con un tiro da sotto verso l’alto che portò l’asta fuori dall’acqua con il pesce nel filo a dibattersi. Come è divertente questa tecnica si tratta di veri e propri agguati al pesce, una tecnica di cui non avevo mai sentito parlare. Da quel giorno cominciai a praticarla alternandola alle altre tecniche e mi resi conto che in certe giornate è la migliore.

 

10 CONSIGLI:

1. Cercare un fondale variegato con tanti massi grandi intervallati da canaloni e scogli affioranti. Più canali e scogli grandi ci sono e più sarà facile sorprendere il pesce.

2. La profondità ideale è in genere dai tre ai dieci metri dove ci sia comunque una lieve azione di risacca. Si tratta di una fascia di fondale in cui si può incontrare di tutto.

3. Una visibilità media. L’acqua troppo torbida non consente di avvistare facilmente i pesci, mentre troppo limpida gli concede maggiori vantaggi.

4. La luce o il sole sempre alle spalle in modo da favorire la nostra visuale e limitare quella del pesce quando guarda verso di noi.

5. Disporsi a favore di corrente permette di andare incontro al pesce che in genere nuota contro corrente.

6. Quando c’ pesce in movimento è meglio. Infatti ci sono giornate dove il pesce si sposta poco, allora è meglio l’aspetto e altre dove si sposta molto, più ideali per l’agguato.

7. Attrezzature mimetiche che aumentano le possibilità di sorpresa. Pinne in materiale non rumoroso. Fucile di lunghezza dai 75 ai 90 cm equipaggiato per un tiro molto veloce. Forma del fucile che faciliti il brandeggio.

8. Un perfetto equilibrio della zavorra che favorisca un movimento comodo a contatto con il fondale, senza sbattere e senza galleggiare.

9. I momenti migliori vanno dai primi di Maggio a fine Giugno e dai primi di Ottobre a fine Dicembre. Gli orari da preferire sono quelli dell’alba e del tramonto.

10. Velocità di azione lenta e controllata, silenziosa e armoniosa, come un pesce tra i pesci.

 

Tutti i materiali pubblicati nel sito, salvo diversa indicazione, sono di proprietà di Marco Bardi. E' vietata la ripubblicazione anche parziale di contenuti testuali o immagini del sito senza autorizzazione scritta. Progetto & Sviluppo: Gianluca Zeni - Grafica: Foto Immagine di Mariano Satta.