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LA
STORIA DI MARCO BARDI.
Marco Bardi nasce a
Grosseto il 15 Ottobre 1962 dove attualmente è residente.
Al
contrario di molti appassionati subacquei che fin da piccoli iniziano con
l’approccio al mare, Marco debutta concretamente con la propria attività
di pescatore subacqueo a ben 21 anni anche se fino ad allora ha praticato
diverse discipline agonistiche e ha già rapporti con il pesce in quanto
da anni pratica con successo la pesca di superficie come hobby.
Marco
Bardi racconta:
Nell’estate
del 1981 decido di giocare uno scherzo a due amici che erano andati a
Talamone per effettuare una battuta di pesca subacquea. Mi faccio prestare
una specie di giacca da sub maschera, pinne, boccaglio e senza pensare a
cosa andavo incontro e quale fascino poteva attrarmi in quel mondo, mi
butto in acqua e inizio a pinneggiare in direzione delle boe segnasub dei
due amici. La mia idea era quella di sottrarre pesci e attrezzature di
scorta dalle boe e poi aspettare i due amici a terra facendogli una
sorpresa, ma dopo essere entrato in acqua senza capire cosa mi succedeva,
rimasi talmente affascinato da quell’ambiente e dallo spirito venatorio
che mi ritrovai euforico ed eccitato al tempo stesso, tanto da raggiungere
i miei amici, dimenticarmi dello scherzo e convincerli a seguirmi perché
avevo visto dei pesci bellissimi. Loro ebbero ugualmente la sorpresa perché
mai si sarebbero immaginati di incontrarmi in mare ed anche perché quei
pesci bellissimi erano alcuni saraghi che pascolavano all’interno di una
caletta con massi bianchi.
Pochi
giorni dopo avevo già acquistato un fucile e organizzato una battuta di
pesca con i soliti amici. Dopo una settimana avevo all’attivo tre uscite
in mare bellissime, dove avevo imparato a compensare ed iniziato le mie
fantastiche catture con qualche seppia, alcune triglie, tre polpi ed una
temibile murena. Purtroppo a smorzare gli entusiasmi c’era la chiamata
al servizio di leva, era il 26 luglio. Ma il destino mi riservava sorprese
che mai potevo immaginare. Dopo un mese di addestramento nella marina
militare, fui assegnato al Com.sub.in la caserma dei sommozzatori ed
incursori della Marina Militare presso il Varignano a La Spezia. Un
giorno presso la sala ricreativa, vidi due ragazzi in servizio di leva che
giocavano a biliardo, anzi la scusa era il gioco, ma in realtà parlavano
appassionatamente e giocavano poco. Io patito anche del biliardo, mi
avvicino e cerco di fare amicizia. In realtà rimango subito colpito perché
dialogavano raccontandosi esperienze di pesca subacquea. Uno di evidente
accento Sardo e l’altro Napoletano, esprimevano nei loro racconti la
passione inconfondibile di chi ama
fortemente qualcosa. Rimasi subito
colpito sia dall’argomento, sia dalla passionalità che esprimevano.
Parlavano di pesca subacquea. Senza
farmi domande sull’educazione o sull’invadenza del mio gesto,
l’interruppi subito e gli chiesi se potevo partecipare alle loro
conversazioni in quanto anche io ero un appassionato. Nascosi
volontariamente il mio livello di principiante per non essere escluso, ma
dopo poco capii che avevo a che fare dei veri esperti. La prova definitiva
venne fuori quando il ragazzo Sardo mi chiese: ma tu non hai riconosciuto
chi è lui? Alludendo al Napoletano. Io con la massima sincerità risposi
di no. Ebbene quel ragazzone simpatico ed estroverso era il famosissimo
Andrea Berardinone uno dei più promettenti atleti Italiani nelle
competizioni di pesca subacquea e componente della Nazionale. Io che in
pochi giorni di attività non avevo mai letto riviste perché non sapevo
nemmeno della loro esistenza e con una voglia matta di imparare, iniziai
subito a documentarmi comprando di tutto. In pochi giorni ero a conoscenza
di molte cose interessantissime e mi sentivo più a mio agio nel dialogare
con gli altri.
Tra me e Andrea nacque subito una sincera amicizia che andava oltre la
pesca subacquea. Inevitabilmente fui comunque coinvolto per la passione
che era crescente in me, ma anche dalla personalità di Andrea che
trasmetteva esperienza ed emozioni con la massima semplicità e si metteva
sullo stesso piano di un principiante come me. Andrea è stato il mio
primo maestro e a lui devo la conoscenza della professionalità, della
grinta, dell’umiltà e dell’amicizia. Dopo lunghe conversazioni avevo
acquisito una certa esperienza teorica ma per motivi contingenti non
avevamo avuto occasioni di andare a fare esperienze dirette. Un giorno
Andrea mi disse: adesso sei pronto, se ne hai piacere ti accompagno ad
acquistare attrezzature tecniche e ricordati che per raggiungere i
risultati sarai costretto a soffrire finché non ti adatterai e riuscirai
a sfruttare al meglio te stesso e le attrezzature. Da quel momento la mia
vita di subacqueo, ma anche di uomo, ha avuto una svolta totale.
Volontà e grinta erano gli elementi trainanti, disciplina e pazienza, le
fondamenta che già avevo acquisito da altri sport.
Andrea
veniva congedato poco dopo ed io continuavo a seguirlo sulle riviste. Io
conclusi il servizio di leva il 31 Gennaio del 1983. Appena rientrato a
Grosseto m'iscrivevo alla Società Agonistica Francini dove partecipavo
subito alle prime competizioni e conoscevo i primi amici subacquei.
Alessandro Rispoli in particolare è stato il mio primo compagno di pesca
e mi ha insegnato molto. Lui probabilmente aveva capito che in quel
ragazzo brioso e fanatico di questo sport, si nascondeva un buon
potenziale agonistico e mi ha voluto subito in squadra. Ha saputo
equilibrare i miei esuberi con i suoi preziosissimi consigli e mi ha fatto
conoscere molti segreti del mare, facendomi guadagnare tempo e fatica.
In quel periodo conoscevo anche Stefano Mazzi che impressionato dai miei
racconti di pesca e di avventure nel mare, si lasciava coinvolgere
totalmente. Diventammo una coppia affiatata alla ricerca di
emozioni.Stefano all’epoca aveva 16 anni e mi ricordo episodi che oggi
ci fanno ancora sorridere. Andavamo a pescare con il suo vespone 125 che
abbiamo distrutto negli stradelli inaccessibili dell’argentario. Stefano
indossava una delle mie mute in quanto eravamo della stessa altezza e
peso, oggi ci sono più di venti chili di differenza. Stefano era
incantato dal leggero cullare delle onde e appena era stanco lo trovavi
regolarmente a dormire o sul gommone o su qualche spiaggetta con la muta
indosso.Mi ricordo ancora di quando catturammo la prima cernia grossa su
un fondale di circa venti metri. Dovevo lavorarla per cercare di tirarla
fuori dalla tana e chiesi a Stefano di farmi assistenza dalla superficie.
Dopo circa trenta minuti di estenuanti tentativi, riesco ad estrarla e
appena in superficie cerco di avvertire Stefano
dell’operazione riuscita. Lo vedo galleggiare a cento metri di distanza
con la faccia rivolta verso il cielo. Un elicottero sorvolava sopra di
noi. Il mio primo pensiero fu quello di un incidente, pensai che Stefano
per aiutarmi era sceso a mia insaputa e risalito in sincope. Mentre
pensavo, nuotavo a tutta velocità verso di lui, il cuore mi batteva
come un tamburo, appena raggiunto lo afferrai violentemente con tutta la
forza che avevo. La sua reazione fu istantanea, i suoi occhi spalancati
oltre i limiti. Cosa succede mi disse tremando ancora dalla paura.
Scoppiai a ridere mentre anche lui realizzava che si era addormentato in
superficie con la pancia verso il cielo e si era allontanato in corrente.
Era proprio unico nel suo genere.Per diversi anni a seguire Stefano mi ha
fatto da barcaiolo a molte gare locali e regionali e abbiamo continuato ad
andare a pescare assieme. Poi i suoi impegni crescenti con il negozio
Acquasport lo hanno costretto a limitare notevolmente le sue uscite in
mare.In quel periodo di grandi scoperte ed
emozioni, i risultati a livello sociale sono arrivati subito sorprendendo
tutti anche me stesso e conseguentemente, arrivò la convocazione nella
squadra ufficiale per i Campionati Italiani per Società a Latina, Foce
Verde. L’unico che non
aveva espresso meraviglia era Alessandro che con un sorriso sornione mi
confessava
che secondo lui avrei fatto molto di più, n'era così convinto che non
sapevo se credergli o meno. A Latina durante le iscrizioni al Campionato,
come potevo immaginare, Andrea che partecipava al Campionato con la sua
Società era intento a rispondere alle domande dei numerosi appassionati.
Non vedevo l’ora di fargli una sorpresa. Mi presentai con un sorriso a
mille denti e quando mi vide, cercando di nascondere l’emozione e la
sorpresa, mi chiese: cosa ci fai qui? Io risposi scherzosamente: attento
perché domani in gara saremo avversari. Non ci posso credere rispose lui,
ti lascio per pochi mesi e sei già qui. Merito tuo gli dissi mentre lo
abbracciavo. E’ stata una delle più grandi soddisfazioni della mia vita
e credo che anche Andrea ne fosse stato fiero. Ancora adesso dopo molti
anni riesco a rivivere in maniera nitida quelle immagini e quelle
sensazioni. Era veramente emozionante trovarsi in mezzo a tanti Campioni
considerando anche che fino a poco tempo prima ero uno che di pesca
subacquea non ne sapeva niente. L’anno successivo inizio a partecipare
alle selettive per la qualificazione ai Campionati Italiani Individuali.
Per poco non mi qualifico e inizio a credere seriamente nelle mie capacità.
Infatti, riesco a vincere il Campionato Sociale e Provinciale, inoltre mi
comporto benissimo anche nei campionati Regionali. Volevo
incontrare di nuovo Andrea ma questa volta ai Campionati Individuali.
Sapevo che era quasi un sogno ma la mia grinta e determinazione non mi
mollavano anzi crescevano e mi ci facevano credere. Non sapevo ancora che
non avrei mai più rivisto Andrea che purtroppo rimane vittima di un
tragico incidente durante una battuta di pesca alle isole Eolie nel
Settembre del 1984. Per me fu un duro colpo, scompariva un grande amico,
un maestro di pesca e di vita che mi aveva insegnato a capire che nulla si
ottiene per caso, che ogni obiettivo si raggiunge con sacrificio e volontà
rimanendo sempre con i piedi per terra.
Una volta superato il momento critico m'impongo ancora di più di
raggiungere i miei obiettivi, se non ci sarà Andrea lo farò anche per
lui. La mia grinta aumenta e la voglia di vincere mi porta ad effettuare
risultati sorprendenti. Nel 1985 lascio la società agonistica Francini e
passo al più titolato Club Subacqueo Grossetano, una società in netta
crescita organizzativa e alla ricerca di risultati agonistici. Inizia
quindi la stagione agonistica con le gare di selezione con le quali mi
qualifico ai Campionati di Seconda Categoria, vinco di nuovo sia il
Campionato Sociale che quello Provinciale. Ai Campionati di Seconda mi
qualifico con un settimo posto finale per quelli di prima a Palau, un
Campionato rimasto nella storia per la bellezza dei fondali e la ricchezza
di pesce. A Palau arrivo diciassettesimo con soli tre giorni di
preparazione e alla fine del Campionato ricevetti i complimenti di alcuni
veterani come Marcozzi, Fagiolari, Cappucciati e per me ebbe un
significato importantissimo, ero un ragazzino pieno di entusiasmo e ogni
occasione era buona per caricarmi ancora di più. Un’annata da
incorniciare, un sogno che si avvera, mi sento al settimo cielo, ho
conosciuto anche Campioni come Toschi, Molteni, Mazzarri, Lo Baido e tanti
altri, ho fatto delle bellissime esperienze. Al rientro vinco i Campionati
Toscani sia Individuali sia a Squadre. Continua la scalata di risultati
con le conferme a livello Provinciale e Regionale e nel 1987 conquisto
finalmente uno stupendo quarto posto ai Campionati di Prima Categoria a
Marzamemi che significò anche la convocazione in Nazionale. Anche in quel
Campionato una delle soddisfazioni più grandi venne da Riccardo Molteni,
un
Campione che fino a quel momento consideravo un mito irraggiungibile,
ed adesso mi faceva i complimenti in pubblico elogiando la mia sportività
ed evidenziando le mie doti agonistiche. Un bellissimo gesto che ho sempre
apprezzato molto con stima reciproca che è rimasta invariata nel tempo.
Nel 1988 L’allora Capitano della Nazionale Gianfranco Giannini mi porta
come riserva ufficiale a tutte le gare della stagione e con la Nazionale
affiancando Campioni come Mazzarri, Riolo e Cottu, vinciamo tutte le gare
compreso il Campionato Euroafricano di Favignana. Una stagione di ricordi
ed esperienze bellissime. Con Mazzarri in particolare, riesco a percepire
quali sono i punti di forza di un Campione. Con lui ho imparato molte cose
e posso confermare, qualora non bastassero i risultati, che è stato un
grandissimo di questo sport, ha sempre avuto una marcia in più degli
altri.
Renzo oltre ad essere un grande amico, ha anche la mia stima come uomo.
Sempre nel 1988, al Campionato di prima categoria a San Teodoro arrivo
terzo dietro a Molteni e Carlo Gomez, battendo addirittura i miei compagni
di Nazionale e molti altri Campioni. Ricordo ancora la faccia di Renzo
Mazzarri che sbalordito non sapeva se essere felice o preoccupato di
questo ragazzino che fino ad allora gli faceva da porta borse. Ricordo con
molto orgoglio che anche il capitano Giannini mi fece i suoi complimenti e
in confidenza mi disse: bravo Marco, ti ho dato fiducia e mi hai ripagato
più di quanto mi aspettavo, sono sicuro che questo è l’inizio di una
lunga serie, preparati. Ancora non mi rendevo conto, mi sembrava più un
sogno che realtà, ma l’anno successivo nel 1989 divento Campione
d’Italia a Santa Maria di Leuca e da allora fino ad oggi che sono di
nuovo Campione Italiano 2000 ho collezionato numerosi successi in campo
Nazionale ed Internazionale. Quando guardo il mio album dei ricordi vivo
delle sensazioni intense, mi rendo conto che non è più un sogno, ma una
realtà consolidata e sinceramente non riesco
a
capire se è più bello adesso o se forse era più emozionante prima.
Anche i ricordi e l’età incidono, ma di certo posso ritenermi un uomo
molto fortunato che dalla pesca subacquea ha ricevuto molto. Questo sport
ha trasformato la mia vita anche in ambito lavorativo dove ho ricevuto
molte soddisfazioni professionali. Per me la pesca subacquea è stata e
rimane un’attività ricca di emozioni e di soddisfazioni, ma credo che
la parte educativa, il grado di socializzazione e sopra tutto la
passionalità e le emozioni che ne derivano, siano gli elementi trainanti
che la contraddistinguono e proprio per questo ho intenzione di praticare
la pesca subacquea finché il fisico me lo consentirà.
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