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La mia prima cernia
Era
un bel settembre quando, iniziavo a fare le mie prime scoperte
importanti di pesca sub. Avevo iniziato da poco ad andare sott'acqua, ma
i miei miglioramenti maturavano a vista d’occhio. Quella cernia viveva
vicino alla base di una secca all'Argentario, su un fondale di circa 22
metri. Entrava da una spacca verticale larga 1 metro e si nascondeva in
una seconda fenditura laterale. Questa secca l'avevo scoperta da poco ed
all'epoca, non era molto conosciuta, oggi invece è frequentata
quotidianamente da subacquei di ogni genere. A quei tempi, ci viveva
anche qualche sarago e corvina attirati dalla presenza della grossa
cernia. Anche se per certi versi la cernia potrebbe diventare per loro
un pericolo, per mille altre ragioni invece è una perfetta attrazione.
Ho poi scoperto nel tempo che dove vive una grossa cernia c’è sempre
molto pesce bianco. La prima volta che capitai su quella secca, era una
giornata di acqua molto limpida e mentre scorrevo una distesa di
poseidonia alla ricerca di qualche zona rocciosa, vidi da lontano una
specie di ombra sul fondo.
ERA
IL FONDALE CHE RISALIVA,
con la inconfondibile formazione rocciosa di una secca. Appena riuscito
a capire di cosa si trattava,avevo già il batticuore per l'emozione. I
primi tuffi furono solo di esplorazione e mi godevo la bellezza del
fondale nuovo che, anche se simile a molti altri, aveva l’inconfondibile
fascino della sorpresa. Due massoni appoggiati alla base della secca,
con varie fenditure laterali, furono i primi ad essere scelti. Mentre mi
avvicinavo, vidi alcune corvine ma decisi di lasciare tranquillo il
punto ed esplorare la parte esterna della secca, dove avevo visto da
lontano una bella fenditura verticale. Iniziai la discesa e dopo alcuni
metri, lasciai che la spinta negativa mi portasse senza fatica sulla
verticale della spacca prescelta. Mentre mi avvicinavo, notai alcune
castagnole curiose che entravano e uscivano dalla fenditura con
movimenti frenetici a scatti. Un piccolo branco di saraghi fasciati
puntavano tutti il muso verso la spaccatura buia. La situazione si fece
alquanto curiosa e quindi mi avvicinai lentamente all'apertura prestando
la massima attenzione. Mi affacciai di lato e vedi solo la coda di un
grosso pesce che spariva dentro una spacca secondaria. Il cuore tornò a
battere forte e venne spontaneo risalire. In superficie mi misi a
ragionare. Era evidente che si trattava di una cernia grossa, altro non
poteva essere.
E ADESSO COSA FACCIO?
mi domandai perplesso. Mi metteva timore ed apprensione entrare dentro
per vedere meglio e poi l'idea del pesce enorme che potevo catturare mi
agitava ancora di più. Erano le prime esperienze di questo tipo e ne
subivo sia il fascino che l’ansia. Dopo un'attenta riflessione decisi di
scendere di nuovo allo stesso modo e provare ad entrare fino a metà
corpo nella spacca, facendo attenzione a dove poteva nascondersi e come
si muoveva la cernia. Ero anche curioso di poterla vedere meglio per
capirne le dimensioni e godermi lo spettacolo. La fenditura verticale
si allargava all'interno e formava una vera e propria caverna, sulla
sinistra dove spariva il pesce vi erano due spacchi orizzontali. Ero
armato di fucile lungo uno sten 100, per l'esattezza. A quei tempi non
esistevano ancora i fucili Arbaletes ad elastici e in Italia il
pneumatico la faceva da padrone. Tentai più volte di sorprenderla prima
che entrasse, ma l' esito si confermò negativo. Ci tornai ancora per due
volte a distanza di una settimana ma capii che era veramente difficile
poterla sorprendere. Intanto avevo preso confidenza con l'apertura ed
avevo fatto progressi, riuscivo ad entrare sempre più dentro senza
problemi di sorta. Ho sempre avuto la giusta paura e la buona dose di
conoscenza dei miei limiti. Migliorare e capire per gradi e a piccoli
passi è sempre stata la mia una delle mie principali caratteristiche. Mi
sentivo quindi pronto ad entrare completamente dentro per andare
finalmente a scrutare all'interno di quella spacca misteriosa dove
entrava la cernia. Chissà quali sorprese nascondeva! Una volta dentro
era facile girarsi e uscire di nuovo fuori, il problema era solo legato
al disturbo che avrei creato la dentro. Avevo quindi una sola
possibilità da giocarmi. Accesi la torcia e seguendo la conformazione
della tana, vidi ancora una volta solo la coda della cernia che spariva
lentamente. Riuscii a capire che con molta probabilità quella tana era
comunicante all'altra spacca orizzontale, posta leggermente più in alto.
Scesi di nuovo, mi affacciai con molta cautela all'apertura verticale
che formava l'ingresso della caverna. Come al solito vidi ancora la coda
della cernia che spariva nella stessa spacca orizzontale. Entrai tutto
dentro e invece di guardare dove era entrato il pesce, mi diressi subito
verso la spacca più in alto che presumevo fosse comunicante.
QUANDO
ACCESI LA TORCIA
mi trovai faccia a faccia con una cernia enorme. Devo dire che la mia
sorpresa non fu molto diversa da quella della cernia, infatti ci fu un
attimo di pausa da entrambe le parti. In quella frazione di tempo, mi
resi conto che non avevo il fucile puntato in direzione del pesce. Anche
la cernia si rese conto che era meglio nascondersi e difatti la vidi
sfilare ancora di più all'interno della tana. Senza perdere tempo mi
girai per uscire dalla grotta e raggiungere la superficie. Era l'ora di
rientrare e capii che non avevo più possibilità per quella giornata, ma
la mia testa iniziò ad elaborare fin da subito il piano di battaglia per
la prossima uscita. Era divenuta una sfida emozionante e pensavo solo a
quella cernia. Mi preoccupava anche l'idea di lavorarla dentro quella
grotta, quindi decisi di tornarci in compagnia di un amico che mi
facesse da assistente. Organizzai tutto nei dettagli e persino la sera
precedente cercavo di visualizzare la scena, come dovevo entrare, dove
avrei dovuto guardare e naturalmente con quale fucile. Questa volta
dovevo essere più pronto ed avere le idee chiare. La giornata era
splendida e l'acqua limpida faceva da cornice al panorama di cui
l'Argentario non è affatto avaro.
ERAVAMO
SENZA GOMMONE e
raggiungemmo la zona scendendo lungo un ripido sentiero che porta al
mare. Con me c'era Stefano Mazzi il mio compagno di pesca di quei tempi.
Gli avevo raccontato dell'esperienza fatta ed era anche lui ansioso di
vivere l'avventura. Raggiungemmo la secca senza fermarci a guardare
altri punti. Ero pronto a scendere con un Supersten 90 armato di arpione
a due alette ben robusto, nella sinistra la torcia con le pile nuove.
Avevo già fatto alcuni tuffi per rompere il fiato e calmare l'emozione
mentre adattavo il corpo all’immersione. Stefano era accanto a me con il
compito di farmi assistenza in caso di bisogno. Iniziai la discesa
cercando di concentrarmi su quello che dovevo fare, una volta dentro
alla grotta puntai diretto verso l'apertura più lontana, proprio dove
avevo visto da vicino la cernia. Non esitai un attimo, fui deciso e
rapido. Appena vicino alla tana accesi la torcia tenendo ben saldo il
fucile puntato verso la luce, avevo già vissuto più volte nei miei
pensieri quella scena. La luce illuminò il centro della tana.
LA CERNIA ERA PROPRIO
come me la immaginavo, stessa posizione, stesso atteggiamento. Appena la
luce la illuminò, iniziò subito a spostarsi. Il tiro fu istintivo e
rapido e riuscii solo a capire che l'avevo colpita. Senza perdere tempo
cercai di risalire filando il mulinello. Una volta in superficie esultai
di gioia e il cuore iniziò a battere forte. Aspettai una decina di
minuti prima di scendere di nuovo, cercando di calmarmi e di lasciare
depositare la sospensione all'interno della tana. Scesi allora con
un'altro fucile per
assicurarmi la preda con un secondo colpo.
Quando illuminai all'interno della spaccatura vidi con piacere che la
cernia era sparata bene. Senza esitare sparai comunque
il secondo colpo cercando di colpirla in un punto vitale. Solo dopo
trenta minuti di estenuanti tentativi, fu possibile estrarla e appena in
superficie cercai lo sguardo di Stefano
per condividere l’emozione. "E' una bestia disumana", mi disse. In
superficie mi resi conto che era ancora più grossa di quanto pensavo,
non avevo mai visto una cernia così grande. Rientrammo subito per
goderci la cattura. Naturalmente non poteva mancare la foto di rito,
dopo averla immortalata andammo a pesare la preda che era 16 chili e 400
grammi. Era un bel Settembre e ancora non pensavo al mio futuro, perché
cercavo di godermi la realtà, ma per me la pesca sub era già diventata
una ragione di vita.
Nemmeno con il massimo impegno avrei potuto immaginare quanto generoso
sarebbe stato il mio futuro! |