Nell’estate del 1981 decido di giocare uno scherzo a due amici che erano andati a Talamone per effettuare una battuta di pesca subacquea. Mi faccio prestare una specie di giacca da sub maschera, pinne, boccaglio e senza pensare a cosa andavo incontro e quale fascino poteva attrarmi in quel mondo, mi butto in acqua e inizio a pinneggiare in direzione delle boe segnasub dei due amici. La mia idea era quella di sottrarre pesci e attrezzature di scorta dalle boe e poi aspettare i due amici a terra facendogli una sorpresa, ma dopo essere entrato in acqua senza capire cosa mi succedeva, rimasi talmente affascinato da quell’ambiente e dallo spirito venatorio che mi ritrovai euforico ed eccitato al tempo stesso, tanto da raggiungere i miei amici, dimenticarmi dello scherzo e convincerli a seguirmi perché avevo visto dei pesci bellissimi. Loro ebbero ugualmente la sorpresa perché mai si sarebbero immaginati di incontrarmi in mare ed anche perché quei pesci bellissimi erano alcuni saraghi che pascolavano all’interno di una caletta con massi bianchi.

Pochi giorni dopo avevo già acquistato un fucile e organizzato una battuta di pesca con i soliti amici. Dopo una settimana avevo all’attivo tre uscite in mare bellissime, dove avevo imparato a compensare ed iniziato le mie fantastiche catture con qualche seppia, alcune triglie, tre polpi ed una temibile murena. Purtroppo a smorzare gli entusiasmi c’era la chiamata al servizio di leva, era il 26 luglio. Ma il destino mi riservava sorprese che mai potevo immaginare. Dopo un mese di addestramento nella marina militare, fui assegnato al Com.sub.in la caserma dei sommozzatori ed incursori della Marina Militare presso il Varignano a La Spezia. Un giorno presso la sala ricreativa, vidi due ragazzi in servizio di leva che giocavano a biliardo, anzi la scusa era il gioco, ma in realtà parlavano appassionatamente e giocavano poco. Io patito anche del biliardo, mi avvicino e cerco di fare amicizia. In realtà rimango subito colpito perché dialogavano raccontandosi esperienze di pesca subacquea. Uno di evidente accento Sardo e l’altro Napoletano, esprimevano nei loro racconti la passione inconfondibile di chi ama fortemente qualcosa. Rimasi subito colpito sia dall’argomento, sia dalla passionalità che esprimevano. Parlavano di pesca subacquea.  Senza farmi domande sull’educazione o sull’invadenza del mio gesto, l’interruppi subito e gli chiesi se potevo partecipare alle loro conversazioni in quanto anche io ero un appassionato. Nascosi volontariamente il mio livello di principiante per non essere escluso, ma dopo poco capii che avevo a che fare dei veri esperti. La prova definitiva venne fuori quando il ragazzo Sardo mi chiese: ma tu non hai riconosciuto chi è lui? Alludendo al Napoletano. Io con la massima sincerità risposi di no. Ebbene quel ragazzone simpatico ed estroverso era il famosissimo Andrea Berardinone uno dei più promettenti atleti Italiani nelle competizioni di pesca subacquea e componente della Nazionale. Io che in pochi giorni di attività non avevo mai letto riviste perché non sapevo nemmeno della loro esistenza e con una voglia matta di imparare, iniziai subito a documentarmi comprando di tutto. In pochi giorni ero a conoscenza di molte cose interessantissime e mi sentivo più a mio agio nel dialogare con gli altri.

Tra me e Andrea nacque subito una sincera amicizia che andava oltre la pesca subacquea. Inevitabilmente fui comunque coinvolto per la passione che era crescente in me, ma anche dalla personalità di Andrea che trasmetteva esperienza ed emozioni con la massima semplicità e si metteva sullo stesso piano di un principiante come me. Andrea è stato il mio primo maestro e a lui devo la conoscenza della professionalità, della grinta, dell’umiltà e dell’amicizia. Dopo lunghe conversazioni avevo acquisito una certa esperienza teorica ma per motivi contingenti non avevamo avuto occasioni di andare a fare esperienze dirette. Un giorno Andrea mi disse: adesso sei pronto, se ne hai piacere ti accompagno ad acquistare attrezzature tecniche e ricordati che per raggiungere i risultati sarai costretto a soffrire finché non ti adatterai e riuscirai a sfruttare al meglio te stesso e le attrezzature. Da quel momento la mia vita di subacqueo, ma anche di uomo, ha avuto una svolta totale. Volontà e grinta erano gli elementi trainanti, disciplina e pazienza, le fondamenta che già avevo acquisito da altri sport.

Andrea veniva congedato poco dopo ed io continuavo a seguirlo sulle riviste. Io conclusi il servizio di leva il 31 Gennaio del 1983. Appena rientrato a Grosseto m'iscrivevo alla Società Agonistica Francini dove partecipavo subito alle prime competizioni e conoscevo i primi amici subacquei. Alessandro Rispoli in particolare è stato il mio primo compagno di pesca e mi ha insegnato molto. Lui probabilmente aveva capito che in quel ragazzo brioso e fanatico di questo sport, si nascondeva un buon potenziale agonistico e mi ha voluto subito in squadra. Ha saputo equilibrare i miei esuberi con i suoi preziosissimi consigli e mi ha fatto conoscere molti segreti del mare, facendomi guadagnare tempo e fatica.

 

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