|
Il Grande Samurai |
|
Marco, c’incontrammo a un convegno di subacquea. Eri già in pubblico ad una settimana dall’incidente, e mostrasti il coraggio di raccontare ai presenti, senza risparmio di particolari, quanto era successo. «Certo, credo proprio di sì ... Non ho avuto paura di raccontare com’era andata, anzi ritenni importante poter far sapere cos’era accaduto giovando agli altri. Se penso che una mia esperienza possa servire a un altro per fare meglio, o per evitare errori, specie in fatto di sicurezza, la metto a disposizione senza riserve.» Cosa ti ricordi maggiormente di quei momenti? «L’aver realizzato in un istante un’intera epoca di successi agonistici, con essi un intera impostazione di prospettive, non avrebbe più potuto esistere ... era finita in quel momento … un doloroso sul futuro, improvviso e in quell’attimo – senza appello!» E’ vero che non fosti tu ad accorgerti che stavi male ma il tuo assistente? «Non solo se ne accorse lui, ma fu determinante per convincermi che dovevo fermarmi subito. Il fatto avvenne nella quinta ora di gara, in terza giornata, mentre avevo risalito posizioni dopo un inizio negativo. Avevo ormai buone prospettive, se non di podio, almeno di avvicinarmi il più possibile. Si trattava dei Campionati italiani assoluti (del 2001, in Giugno, a Terrasini – ndr), ero talmente preso dalla competizione che volevo addirittura spostarmi subito in un posto con maggior fondale. I modi calmi di Corrado, in quel momento, si scontravano con la mia fretta. Mi dava fastidio, non capivo e non tolleravo quel suo volermi avvertire che stavo male, che mi vedeva strano, che dovevo tranquillizzarmi e fidarmi di lui ... Però colsi qualcosa nel suo sguardo, un tratto di determinazione che, unitamente alla consapevolezza che avevo della sua esperienza e sensibilità, d’improvviso mi riportò in me …»
Che tradotto sta per? «Una forma grave. Avevo segni di lato, cioè emiparesi ed emiplegia, su tutto il lato destro del corpo: non lo muovevo più... Del resto già all’uscita dall’acqua la primissima descrizione del mio assistente era stata “hai la bocca storta e lo sguardo deviato di lato”... Poi il quadro era andato peggiorando, estendendosi agli arti… braccio e gamba di destra standome standomene soltanto a galla, limitandomi a fare l’aspetto in superficie: era il bisogno d’impugnare ancora il fucile, ma – pur essendo sempre stato un profondista – sperimentai così enormi soddisfazioni pescatorie anche in acqua bassa... una vera scoperta. Sei mesi più tardi toccò all’apnea, provando l’emozione unica di farlo di nuovo per la prima volta. Per l’apnea più profonda c’è voluto invece un anno… e per sentirmi di nuovo del tutto a mio agio in ogni circostanza pure di più! Comunque, a due anni dall’incidente, tornai anche alla prima gara, seppur di circuito non ufficiale: la Champions league, in Grecia. Che negli anni successivi ho poi vinto nel 2004 e altre due volte sono salito sul podio» Col senno del poi, a cosa attribuisci maggiormente il tuo incidente? «E’ veramente difficile dirlo, anche considerando che, come sai, ci sono differenti orientamenti in campo medico sulla genesi di certi fenomeni. Però, a prescindere da questo, e uscendo dal “medichese”, l’aver trascurato alcuni sintomi premonitori invece di ritenerli avvisaglie (come per esempio una strana cefalea del giorno prima), poi il ritmo davvero forsennato su cui avevo impostato la gara (non fosse altro per quel senso di “competizione nella competizione” che scattò per l’essermi trovato durante tutta la gara gomito a gomito coi concorrenti più forti dell’epoca) ma, ne sono convinto, soprattutto una profonda disidratazione – contrariamente a ciò che predicavo e facevo di solito, non m’ero fermato nemmeno quei pochi secondi sufficienti per bere – credo abbiano senz’altro voluto dire la loro come concause determinanti!».
Addirittura poi tornasti alle gare ufficiali, e fu per vincere … «Si, ma in realtà si trattò piuttosto dell’ultimo atto di una ripresa globale, la conferma di qualcosa che era già avvenuta interiormente: l’essermi riappropriato di un modo di vivere mio … Infatti, non che ne avessi davvero più bisogno, della gara, diciamo semmai che mi piacque togliermi anche quella soddisfazione. Che fu doppia proprio perché non provavo la stessa tensione agonistica verso il risultato come in precedenza, sembrava invece più un gioco. E così, anzi forse proprio grazie a questo, mi ritrovai a vincere il Campionato italiano di Pesca in apnea a squadre del 2007, ed è stato proprio in quella occasione che ho deciso di chiudere con le competizioni, con la stupenda soddisfazione di essere stato io questa volta a scegliere!»
Licenza di pesca in apnea obbligatoria per tutti … che ne dici? Condividi il principio del “contarsi per contare”? «Non è che non lo condivida: è chiaro che se fossimo davvero in tanti il vantaggio di avere una rappresentanza di settore consistente e in qualche modo “certificabile” ci sarebbe eccome. Però mi domando: e se invece scoprissimo di non essere poi così numerosi come spereremmo? Che succederebbe? In quel caso, non sarebbe forse meglio che nemmeno si sapesse, come in fondo avviene ora? Ecco, non per contrarietà di principio, ma mi pare un dubbio che sia opportuno porsi per tempo. Pertanto credo che prima si dovrebbe fare una indagine seria sul numero potenziale di licenze ottenibile, poi decidere sul da farsi. Oltre a questo sarebbe indispensabile unirsi a tutte le categorie di pescatori sportivi proprio per tutelare l’intera disciplina della pesca sportiva.» Marco, segno zodiacale? «Bilancia, nato il 15 ottobre 1962» Colore preferito? «Il blu, naturalmente …»
Cosa apprezzi di più in una persona? «I principi di vita. Forse sarò antiquato ma ancora credo nella stretta di mano, nell’onestà, nell’orgoglio e sono fermamente convinto che senza queste doti si è solo un insignificante numero in mezzo ad una marea di puntini nell’immenso universo.» Preda, posto e tecnica del cuore (nella pesca, s’intende …)? «Preda difficile, qualunque sia, fortemente voluta dopo giornate andate a vuoto. Un esempio? Un dentice di 6 kg dopo numerose uscite andate a vuoto per via delle condizioni negative. Insistendo si trova l’attimo in cui tutto cambia e la grossa preda è possibile. Non ho mai mollato e ad un certo punto quando sembra che non ci sia più speranza, un aspetto curato nei minimi dettagli, porta a tiro l’occasione. Si concretizza la cattura, dando un vero significato alla sfida. Il merito c’è tutto. Odio la cattura facile!» Altri sport praticati? «Judo, già da 11 anni a questa parte. Come tutte le arti marziali, la trovo una disciplina molto affine all’immersione in apnea. Lo pratico soprattutto nei periodi in cui vado di meno a pescare, diciamo nei mesi tra ottobre e maggio. Integra ottimamente la preparazione atletica e psicofisica per il mare. E mi consente di divertirmi e allenarmi nonostante le quasi 50 primavere, spesso con avversari anche molto più giovani di me. Il rapporto con le nuove leve poi è bellissimo. Sai che l’istruttore mi ha chiesto di coadiuvarlo coi ragazzi che fanno agonismo, integrando le sue lezioni con mie sedute di educazione alla respirazione?».
Da spettatore, cosa segui più volentieri di sport? «Pallavolo e calcio, anche se in realtà tutto lo sport mi piace. E pur preferendo comunque praticarlo che guardarlo. Ma quando c’è l’esaltazione dello sport riesco ancora ad emozionarmi già solo guardando»
Discesa in apnea e volo: ci trovi affinità? E hai esperienze di volo o vorresti farne? «Caratterialmente, è una cosa che mi attrae parecchio e di affinità ce ne vedo eccome … anche se non ho esperienze all’attivo. Perciò non è detto che non provi. Mio figlio – che effettua lanci da tempo – sta cercando di coinvolgermi. Mi attira sempre molto ogni nuovo modo di vivere certe sensazioni, come quando tornando all’acqua di mare dopo l’incidente ho scoperto un intero modo tutto nuovo di “sentire” la discesa in apnea … la “planata” – per l’appunto – nel profondo … o il primo respiro che riprendi quando emergi, un gesto semplice che non consideriamo ma che nell’apnea si esalta! Quella semplice aria e quel banale respiro tornano ad essere vitali, come fossero i primi. Poi la capacità di volare verso il basso e subito dopo verso l’alto nell’arco di un’apnea è una sensazione sublime.» L’animale – vero o di fantasia – che avresti voluto essere? «Sono sempre stato equamente attratto dall’idea di un cavallo e da quella di un’aquila … mi sento combattuto a dover fare una scelta tra i due … direi che un cavallo alato sarebbe perfetto!» Ecco il volo che riemerge … Ma se non alla pesca in apnea, a che altro avresti potuto dedicare la tua esistenza? Che farai nella prossima vita? «In tutte le mie cose più importanti, se e quando m’innamoro, lo faccio sul serio, totalmente, sempre. Dunque non escludo che la prossima vita possa dedicarla a qualcos’altro, scoprendo qualcosa che mi coinvolga altrettanto. Ma non so dirti ora di cosa potrebbe trattarsi. Mi sento del tutto imprevedibile, in questo … potrebbe essere qualsiasi cosa. Bisognerà vedere!»
Per salutarci, una cosa che non hai ancora mai detto o scritto a nessuno? In esclusiva per PescareApnea? «Mah, è davvero arduo … Però, pensandoci meglio, una c’è e, anche se non sono solito raccontare queste cose, m’è rimasta impressa e con te la condivido volentieri: proprio qualche giorno fa ho ricevuto un’e-mail in cui un ragazzo di 18 anni mi confida – con grande forza d’animo – di volermi ringraziare perché seguendo me, le mie iniziative, guardando i miei video, ecc, s’è talmente appassionato alla pesca in apnea che ha smesso di drogarsi. Letteralmente, mi ha scritto che “ora la pesca in apnea è diventata la sua droga”. Ecco, già la sola idea che possa capitare una cosa così, mi ha molto colpito. E credo che, se anche si trattasse di un solo caso del genere, per me varrebbe in sé tutto quanto.» PUBBLICATO SU PESCARE APNEA AGOSTO 2010 |
|
Tutti i materiali pubblicati nel sito, salvo diversa indicazione, sono di proprietà di Marco Bardi. E' vietata la ripubblicazione anche parziale di contenuti testuali o immagini del sito senza autorizzazione scritta. Progetto & Sviluppo: Gianluca Zeni - Grafica: Foto Immagine di Mariano Satta. |