Diario Mondiali Tahiti - di Marco Bardi  
  Parte II - La gara  
 

Marco Bardi ha scritto un vero e proprio diario della trasferta ai mondiali di Tahiti che si sono svolti dall’ 8 all’ 11 novembre 2000.
Nel diario, scritto quotidianamente, sono riportati tutti i particolari del viaggio, dell’ambientamento, della preparazione con tutte le sue valutazioni.
Ci sono anche le scelte tecniche di Marco, le pescate prima della gara, l’ambiente che circondava il gruppo della Nazionale e la descrizione di ogni giornata di gara e del dopo gara. In ultima analisi le conclusioni personali di Marco, viste da chi era veramente sul posto ed ha vissuto ogni situazione in prima persona.

Venerdì 10-11-2000
I° Prova - Campo ad Est

Dopo il sorteggio delle barche, durato più del previsto, tutti gli atleti si dirigono verso il centro del campo gara. Occorre un'ora circa di navigazione per raggiungere la zona di pesca. Ci siamo alzati alle 5.30 del mattino, ma per problemi di vario tipo e la distanza del campo gara, la competizione ha inizio solo alle 11.30 circa. Un episodio classico di queste gare, condiziona l'inizio della competizione. Un falso segnale fa scattare velocemente alcune imbarcazioni che, inconsapevoli della partenza non valida , si allontanano molto : occorrerà quasi un'ora per riportare tutto alla normalità ed effettuare le giuste operazioni preliminari.


§1. Alberto March

Durante il sorteggio delle imbarcazioni, vi era un solo mezzo diverso dagli altri, una piccola lancia in legno con un motore 40 cavalli diesel. Tutte le altre barche erano motoscafi in vetroresina con motori da 120 cavalli in su. "A chi tocca quella carretta, arriva dopo i fuochi, dicevamo divertiti." Caso della sorte, indovinate a chi è toccata? A me !!"Si comincia bene" - ho detto - "con questa barca ci vorrà un'infinità di tempo per raggiungere la mia prima zona di pesca, situata al limite del campo gara". E così è stato.

Su un totale di 66 atleti partecipanti in rappresentanza di 22 squadre, circa 50 partono nella mia stessa direzione, ovvero al limite est del campo di gara, confermando che si trattava della zona migliore.
Quando arrivo a destinazione sono passati ben 38 minuti, gli altri stanno già pescando tutti da molto, a fine gara i miei compagni partiti in quella zona mi hanno detto di avere impiegato solo 12 minuti.
Aldo Calcagno era nervoso per la barca lenta e per il ritardo dell'inizio gara. A me non faceva di certo piacere, ma dovevo saper accettare la situazione, essere nervosi prima dell'inizio di una gara può risultare molto negativo. Però mi faceva piacere che Aldo fosse teso, era un chiaro sintomo che sentiva la gara.
Con pazienza e concentrazione raggiungo la zona di pesca. Da lontano vedo che molti stanno insidiando i chirurgo sul ciglio fuori, altri si dedicano al bassofondo, vicino alla barriera corallina.
La mia gara non inizia nel migliore dei modi: dopo due tuffi su una zona concentrata dove non riesco a vedere nessun pesce, mi sposto subito su una zona di bassofondo vicino ad una pass. I giorni precedenti in quella zona vi era molto movimento di pesce medio piccolo e speravo di fare un buon carniere con catture a ripetizione. Purtroppo, anche in questo posto, nonostante non vi fossero condizioni strane, girava pochissimo pesce.
Altri concorrenti scorrevano velocemente la zona a conferma del fatto che quando cerchi il pesce scorri molto e quando lo trovi resti a lungo sul posto. Al largo, invece, le barche erano sempre numerose, probabilmente stavano pescando bene. Gioco l'ultima carta e provo ad avvicinarmi ancora di più alla barriera ed inizio a pescare dentro alcuni canaletti proprio sotto la forte risacca dell'onda oceanica, dove di solito giravano dei bei pesci anche se difficili.
Anche questa manovra da scarsi risultati, il pesce manca.
Calcagno, che mi fa da assistente, controlla il comportamento delle barche al largo e vede che non si spostano mai. Viene poi a sapere che stanno pescando bene, pesci chirurgo grossi, mentre io ho pochi pesci, oltretutto di media taglia.
Mi sposto subito verso il gruppo di barche al largo, ma sono già trascorse 2 ore e mezza dall'inizio della competizione quando arrivo anche io sul posto al largo per pescare sul ciglio.
Tra la barca lenta e le prove in basso fondo, ho perso molto tempo.
Il posto lo conoscevo bene anche io e non vi ero partito per scelta. Dopo una valutazione di gruppo la sera prima, sapevo che mi sarei ritrovato a pescare sullo stesso segnale di Ramacciotti, che aveva deciso di partire proprio là. Dovevamo scegliere tra due soluzioni : togliersi dei pesci a vicenda ma partire assieme sul ciglio, oppure separarci, ipotesi questa da considerare attentamente, visto che io avevo anche belle zone in bassofondo. Ho scelto la seconda soluzione, anche per fare un giusto gioco di squadra: qualora la presenza del pesce fosse risultata migliore dove pescavo io, avrei potuto avvertire gli altri. Purtroppo, è andata all'opposto e sono stato io a dovermi spostare una volta informato che fuori stavano pescando bene. In una gara individuale sarei partito sul ciglio senza ombra di dubbio e probabilmente avrei fatto bene, ma con il senno del poi e con i se…. non si cambia nulla. Troppo facile, ci vorrebbe la bacchetta magica.
Oltre a quanto detto, io pensavo comunque che quei pesci, dopo le prime catture, avrebbero preso il largo senza esitare ed invece non è stato così. Anzi, è stato il contrario e questo fatto ha condizionato tutto il mondiale.

Appena arrivato sul posto, inizio subito a vedere pesce. Sparo un chirurgo di 1,5 Kg al primo aspetto, ma il pesce, colpito non perfettamente, rischia di strapparsi. Lascio il fucile e scendo nuovamente per recuperare la preda, ma mentre mi avvicino vedo uno squalo pinna nera addentare il pesce - liberandolo dall'asta - e poi sputarlo. Il chirurgo, ormai mezzo morto, raggiunge il fondo e sparisce tra i coralli.
"Oggi la vedo male", penso tra me, ma non demordo: sono uno che lotta fino in fondo.


§2. Fasi della pesatura
foto : http://www.tahiti-spearfishing.pf/

Poco più avanti riesco a mettere a pagliolo un bel chirurgo di 2-2,5 Kg ed è proprio l'inizio di una bella rimonta, resa difficile dal fatto che il ciglio era molto affollato. Oltretutto, la zona era sta abbondantemente sfruttata : c'è chi vi aveva già preso molti pesci, come March e Carbonell ; Ramacciotti ne aveva già un buon numero, ma anche altri concorrenti erano messi bene, un neozelandese aveva molti pesci a bordo e continuava a sparare.

Qualcuno pescava all'aspetto più in profondità, altri tentavano di sorprendere le prede in caduta anche nel blu.
I chirurgo si stavano comportando in modo simile alle tanute : sostavano in piccoli branchi compatti a 7/8 metri dal fondo e i più nervosi si prendevano esclusivamente all'aspetto. I primi a partire in quella zona hanno pescato in caduta prendendo molti pesci senza perdere tempo. L'inizio gara è stato un vero jolly per chi ha avuto la fortuna e l'abilità di scegliere quella zona.
Consapevole dell'accaduto e del fatto che potevo recuperare la gara solo parzialmente, ho continuato per il resto della giornata a battere il ciglio, pescando all'aspetto tra i 30 e i 35 metri, ed ho concluso con 14 grossi chirurgo che, sommati alle altre prede racimolate nel bassofondo, mi hanno consentito di risalire fino al 7° posto di giornata con poco più di 40.000 punti.
Primo di giornata è risultato Alberto March con 35 grossi chirurgo, seguito ad una manciata di punti dal compagno di squadra Pedro Carbonell. Gli altri seguivano con un consistente distacco.
Da segnalare l'ottima prestazione del neozelandese Warnack, terzo di giornata con 20 chirurgo grossi e di Maurizio Ramacciotti, quarto di giornata sempre con 20 pesci a soli mille punti di distacco dal terzo.
Maurizio ha azzeccato la gara partendo subito sulla zona buona e catturando prede a ritmo forsennato, specialmente nelle prime tre ore.

Non come si pensava, invece, la prestazione di Fabio Antonini, finito 20° con soli 23.000 punti. Ha sbagliato alcune scelte di gara ed ha pagato lo scotto della nostra scarsa conoscenza di questo mare molto difficile da interpretare. Non sono mancati né impegno, né tecnica, né preparazione atletica, anzi Fabio era molto in forma fisicamente ed io ero sicuro che la sua sarebbe stata un'ottima gara.
In questo mondiale, purtroppo, la differenza l' ha fatta principalmente l'esperienza specifica, la scelta della zona di pesca ed il comportamento dei pesci. Non è corretto dire che Fabio ha sbagliato tutto: è un pescatore completo che in acqua non ha nessun tipo di difficoltà. Ha -purtroppo- pagato una situazione nuova anche per lui e le scelte, in circostanze simili, o si azzeccano o si pagano. Poi, evidenzierei che ha preso comunque un buon numero di pesci,ma che per sua sfortuna sono risultati di taglia media inferiore a quelli di altri concorrenti, anche se della stessa specie e presi con le stesse difficoltà.
Certo, Fabio ci ha abituati ad altri risultati e anche lui si aspettava di più, ma le gare sono fatte anche di questi episodi.


Comunque, al termine della prima giornata la Spagna si trova al primo posto con un buon margine di vantaggio sull'Italia, seconda di giornata e seguita a soli 2000 punti dalla Nuova Zelanda. Più staccata, a circa 8.000 punti da noi, troviamo al quarto posto la Francia, seguita a sua volta da Cile e Tahiti.
La prova dei padroni di casa non è entusiasmante, siamo riusciti ad accumulare un buon vantaggio : probabilmente, hanno pagato come gli altri la scarsità di pesce in quel bassofondo a loro più congeniale.


§3. Ritorno degli atleti
foto : http://www.tahiti-spearfishing.pf/

Credo,inoltre, che non fossero consapèevoli di quello che poteva uscire da quel ciglio al largo.
La Spagna, invece, ha accumulato un notevole margine di vantaggio ed ha già seriamente ipotecato la vittoria finale. La notizia negativa per la Spagna giunge quasi a fine gara: José Viña non ha potuto concludere la prova per una sincope. Fortunatamente, tutto si è risolto senza gravi conseguenze, ma José non potrà disputare la seconda giornata.

Tutto sommato, siamo soddisfatti del nostro risultato. Certo, colmare lo svantaggio nei confronti degli Spagnoli non sarà facile, ma questo mare è davvero difficile e forse neanche una preparazione più lunga ci avrebbe consentito di entrare in perfetta armonia con le sue acque.
Con la prova di oggi la Spagna ha dimostrato ancora una volta di essere una grande squadra.
Per capire meglio quanto siano impegnative e difficili queste gare, vorrei evidenziare alcuni particolari: come già detto, il via è stato dato alle 11 e 30 del mattino e la gara durava 6 ore. Il termine era quindi alle 17,30. Calcolando che alle 18 a Tahiti faceva buio, ci si può immaginare in quali condizioni ci siamo trovati a fine gara.
Durante l'ultima mezz'ora ho continuato a pescare all'aspetto a trenta metri con il sole basso all'orizzonte e di colore rosso fuoco. Se avessi avuto una lampada avrei visto meglio. Gli ultimi tuffi sono stati veramente pesanti.
La forza della disperazione e la grinta che metti in queste gare ti danno la possibilità di fare cose che normalmente reputi assurde. Pensate a quali sacrifici e a quali impegni va incontro un atleta che partecipa a queste competizioni: diamo il massimo al di là del risultato finale.
Tutti ci dovrebbero ringraziare dei sacrifici che facciamo per tenere alto il nome della nostra Nazione ed invece a volte - per fortuna poche - siamo criticati ingiustamente. E' vero che le critiche ci servono a migliorare, ma è anche vero che molti le fanno senza avere idea di cosa stanno parlando e senza sapere quali siano le reali situazioni in oggetto.

Finita la gara, sono salito in barca e siamo subito partiti per il porticciolo che ospitava tutte le imbarcazioni. Sono arrivato alle 19,20 con un buio pesto. Ho dovuto scaricare tutte le attrezzature e cercare i miei compagni. Poi, mentre le riserve ed il Capitano controllavano le pesature, io, Antonini e Ramacciotti siamo rientrati all' Hotel - posto a 30 chilometri di distanza - per fare finalmente una doccia, sistemare le attrezzature per il giorno successivo e cenare.
Dalle 5,30 di mattina ci siamo seduti per cenare alle 21,30 senza un minuto di pausa e con 6 ore di competizione sulla schiena: insomma, non è stata una passeggiata. Immaginatevi il nostro stato d'animo al pensiero di cosa ci attendeva l'indomani, con sveglia alle 5,30 e altre 6 ore di gara !! Ci vuole sicuramente un fisico preparato, una condizione mentale adatta e la voglia di lottare fino alla fine. .

Sabato 11-11-2000
II° giornata di gara - Campo gara occidentale

Mare buono, onda leggera.
Oggi devo decidere se scorrere una zona al limite del campo gara o se tentare la pass più grande, dove con corrente e acqua torbida girano grossi pesci, come carangidi, barracuda e pesci chirurgo.
La pass è un posto a rischio e il mio istinto mi suggerisce di pescare a scorrere e di fare una gara di contenimento, anche perché nei punti dove avevo preparato è cambiato tutto e così mi trovo a dover improvvisare. Nessuno dei miei compagni ha intenzione di provare la pass : decido di partire lì, anche per non lasciarla intentata.


§4. La squadra italiana
foto : http://www.tahiti-spearfishing.pf/
La lentezza della mia barca è veramente estenuante e quando finalmente giungo a destinazione, la pass è già affollata da una ventina di concorrenti. Appena in acqua mi rendo conto che le condizioni sono avverse e non si vede una pinna : sono le correnti in uscita che richiamano il pesce, ma oggi la corrente è quasi assente.
Mi guardo attorno e c'è già chi si sta spostando. Decido di restare almeno per un po', per tentare di sfruttare al meglio il posto e dopo circa 20 minuti riesco a

centrare un bell'esemplare di pappagallo di circa tre chili grazie ad un tiro al volo, molto lungo, effettuato con il 120.
Una volta colpiti, questi pesci hanno una reazione particolarmente violenta e tendono ad intanarsi. Infatti, il pappagallo ferito riesce ad infilarsi dentro una spaccatura e si dibatte con forza. Riemergo e mi faccio passare un fucile più corto, poi scendo di nuovo per doppiare la preda ma l'acqua si è intorbidita e mi occorre un altro tuffo. Dopo essere riuscito a sparare il pesce per la seconda volta, eseguo l'ennesimo tuffo per estrarlo, ma quando giungo sul fondo vedo l'asta muoversi a scatti e un gran fumo che fuoriesce dalla tana. Impugno saldamente l'asta e mi metto a tirare, ma qualcosa oppone una strenua resistenza : è una murena di circa 15 Kg che ha addentato il mio pesce e che non vuole proprio saperne di mollare la presa. Mentre riemergo mi rendo conto di avere poco tempo a disposizione: se non mi sbrigo, posso dire addio al mio pappagallone. Inutile tentare di sparare alla murena: perderei un sacco di tempo senza avere nessuna garanzia….
Allora scendo, taglio la sagola del fucile con cui avevo sparato la prima volta e tento di estrarre il pesce tirando con forza la sagola della seconda asta : la murena intenta ad ingoiare il pesce, in un primo momento, non oppone più di tanta resistenza, ma quando si accorge che la sto estraendo dalla sua tana inizia a fare il diavolo a quattro. Preso dalla disperazione, considerando che la murena mi stava spappolando la preda, estraggo il coltello e la colpisco sul capo con tutte le forze: alla terza coltellata la murena sputa il pappagallo e tenta di avventarsi su di me, ma nell'attimo in cui molla la presa riesco fortunatamente a prendere un metro di vantaggio, così i suoi denti trovano solo l'estremità delle mie pinne. E' andata bene, sono riuscito a portare il pesce in superficie.

Passa un quarto d'ora quando centro un altro pappagallo di circa due chili : mi servono ben tre tuffi per averne ragione. Insisto ancora sulla pass, ma le poche prede che riesco a vedere sono ormai innervosite e veramente difficili: è ora di cambiare zona.

Mi sposto a lato della pass, verso l'estremità del campo gara e inizio a pescare scorrendo. Quattro pesci in buona successione, poi un bel barracuda mi sfugge praticamente dalle mani. Avevo visto che si stava liberando e non avevo assolutamente il tempo di prendere un altro fucile. Ho tentato il tutto per tutto e quando l' ho afferrato si era praticamente liberato dall'asta. Non sono riuscito a tenerlo per più di due secondi, era ancora energico e il barracuda non ha punti facili dove afferrarlo saldamente.
Purtroppo, oltre alla bella cattura persa, non ho zone buone da visitare, così mi vedo costretto a tornare sulla pass.
Stavolta c'è ancora meno movimento; provo anche il bassofondo, dove in preparazione avevo avvistato molti mulet - pesci molto simili ai nostri cefali - e nanui ( salpe nere ). Niente da fare : deserto….è veramente difficile capire la dinamica dei numerosi cambiamenti di condizione di questo mare.

Mi sposto nuovamente all'esterno della pass e resto a pescare a scorrere fino al termine della gara, mettendo a pagliolo altre 12 prede di peso medio.
Chiudo la gara con 20.000 punti, la metà di quelli totalizzati ieri, ma non sono deluso perché è stata una gara improvvisata : in queste condizioni era davvero difficile fare di meglio.
Ramacciotti, che aveva due o tre belle zone, è stato nuovamente autore di una bella prova : con i 29.000 punti di oggi giunge 4° assoluto.

§5. Marco Bardi

Antonini termina oggi a quota 19.000 punti con 20 prede e si piazza 18° finale, mentre io sono 10° finale. Le sorprese non si fanno attendere : il tahitiano Teama, favorito alla vigilia, è il vincitore della seconda giornata grazie ad uno splendido carniere di 45 pesci per 47 Kg di peso. Li ha presi tutti nella risacca in una piccola ansa, dove si è ritrovato a pescare in solitudine. Non se lo aspettava nessuno, almeno non dopo la prova opaca della prima giornata. Anche i compagni di Teama si sono ben comportati, così la squadra di casa supera sia la Nuova Zelanda, che la Francia e noi e si piazza al secondo posto assoluto.
La Francia si è comportata molto bene con Bardoux e Delhomell che riescono a colmare lo svantaggio nei nostri confronti e a superarci di soli 4000 punti.
La Spagna vince indisturbata trainata da un grande Carbonell, che con 35 pesci per 37 Kg si aggiudica con grande merito il suo secondo titolo mondiale. E' un ragazzo serio, umile e cordiale, ma in acqua si trasforma in una macchina macina pesci : un vero fuoriclasse.
Purtroppo, anche oggi la squadra iberica è funestata da un incidente : Alberto March ha accusato problemi ed è stato costretto ad abbandonare la gara : lo hanno trasferito in ospedale per accertamenti. Pare che si tratti di un problema legato all'apnea, il famoso "male senza nome" che ha già colpito più volte, soprattutto atleti che stavano facendo uso dello scooter subacqueo. Pare che Alberto abbia già accusato problemi di questo stesso tipo in precedenza, e l'incidente di oggi è sicuramente significativo. Nonostante non abbia potuto concludere la gara, March si classifica comunque terzo assoluto, dimostrando il suo grande valore.

Come previsto, alcune squadre "oceaniche" si sono messe in bella evidenza: Tahiti, Nuova Zelanda, Cile, Brasile.
Fuori dal Mediterraneo, dove accusano qualche problema di adattamento, gli atleti di questi paesi riescono ad esprimersi al meglio e si rivelano molto competitivi. Ognuna di queste compagini ha messo almeno un'atleta nei primi dieci posti, a conferma di quanto già evidenziato.

Siamo quarti, ma a ben guardare, su un totale di 200.000 punti, accusiamo un ritardo di 8000 punti rispetto a Tahiti e di soli 4000 rispetto alla Francia. Certo, parlando di una squadra come la nostra il quarto posto può suonare male, ma questa è l'ennesima dimostrazione della difficoltà di questo mare.
Basti pensare ad Antonini, una vera sicurezza per la nostra nazionale, sicuramente uno degli atleti più costanti degli ultimi anni : nessuno avrebbe pensato che potesse terminare al 18° posto. Eppure si è impegnato al massimo e di certo quando Fabio si trova sul pesce lo prende.
Comunque, sia davanti a Fabio che a me, troviamo atleti molto forti e ben preparati a dimostrazione che la Pesca Subacquea Mondiale si è molto livellata. Dopo questa esperienza, sono sicuro che se la gara si svolgesse di nuovo tra 15 giorni, il risultato potrebbe essere molto diverso....

Non fa certo piacere farsi sfuggire il podio e giungere al 4° posto, ma se valutiamo attentamente le circostanze in cui è maturato questo piazzamento, non si può certo dire che si è trattato di un brutto risultato. Il nostro obiettivo era quello di piazzarci tutti e tre entro i primi dieci e di ottenere almeno un posto sul podio: non abbiamo ottenuto quello che volevamo, ma non ci siamo allontanati di molto dal traguardo che ci eravamo prefissato.
Senza nulla togliere al valore del risultato conseguito dalle altre squadre, va detto che sia i francesi che gli spagnoli hanno avuto 10 giorni in più per preparare - oltretutto, potendo contare su un apparato logistico sicuramente più cospicuo del nostro. Tahiti, poi, giocava in casa e ci teneva molto a questa competizione. Diverse altre squadre erano sul posto appena siamo arrivati e, oltretutto, erano ben organizzate.
Gli Spagnoli hanno inoltre avuto 10 giorni a Novembre dell'anno scorso per pescare sulla stessa zona di gara, il che gli ha sicuramente consentito di capire molto meglio quali fossero tattiche, tecniche e attrezzature più idonee. Poi - a quanto pare - sono tornati ad Aprile per altri 10 giorni. Sparare sul campo gara era sicuramente molto meglio per capire il comportamento dei pesci.

Chiaramente, questa non vuole essere una giustificazione, la Spagna probabilmente avrebbe vinto comunque, perché ha grandi Campioni ed un'ottima organizzazione. Credo, però, che, tutto considerato, non abbiamo nulla da rimproverarci. Ci siamo impegnati molto ed abbiamo fatto grandi sacrifici per dare il massimo. Con un pizzico di fortuna potevamo anche fare meglio, ma è andata così. Dobbiamo quindi sapere accettare la classifica e pensare che non siamo gli unici bravi atleti al mondo.
Io ho vissuto gli anni in cui l'Italia preparava più degli altri e con più atleti, mentre le altre squadre giungevano con soli quattro elementi ; gli anni in cui eravamo super attrezzati mentre molte compagini potevano contare solo su mezzi di fortuna. Adesso è molto diverso e - se si esclude la Spagna, che forse vive un momento particolare - bisogna riconoscere che è tutto più equilibrato. Personalmente, sono contento di questa situazione perché ritengo che faccia bene allo sport ed in particolare a questo sport.


§6. Preparazione
A coloro che dubitano sulle scelte della squadra o del Capitano, devo dire con sincerità che nelle prove di pesca preliminari, in linea di massima, i migliori sono stati gli stessi che hanno gareggiato e anche all'interno del gruppo, dopo una specie di votazione segreta, i primi tre nomi in classifica erano sempre quelli. Quindi, anche i soliti discorsi "se avesse gareggiato Tizio....." lasciano il tempo che trovano.

Piuttosto, spenderei due parole sui nostri compagni che non hanno gareggiato: non hanno avuto vita facile.
Quando siamo partiti nessuno sapeva per certo se avrebbe gareggiato.
Sapere accettare delle scelte non è mai facile. Sapersi adeguare e impegnarsi dopo l'esclusione diventa ancora più difficile e, chi più chi meno, tutti si sono comunque adoperati per dare il proprio contributo.
Stare in barca in gara e in preparazione e portarsi dietro un nome come Bellani, Calcagno, Del Bene, Riolo, non è facile. In quella gara come in tutte le gare non eravamo solo in tre!!!

E' stata comunque una bellissima esperienza che ci ha notevolmente arricchito. Gli errori che possiamo aver commesso sono i soliti che si possono commettere in gara, in ogni gara.

Forse ripensare oggi al tanto criticato mondiale del 94 in Perù farà ragionare chi, al tempo, ci ha dato addosso ingiustamente. Terzi a squadre senza grandi distacchi con tutti e tre gli atleti nei primi dieci (Mazzarri 6° - Bardi 7° - Bellani 10°) : si è dimostrato il migliore piazzamento dell'Italia in Oceano di tutti i tempi. Basti pensare che il grande Amengual finì 11° : la cosa deve far riflettere.
Eppure, secondo i soliti critici spara sentenze, quel mondiale è stato un fallimento.

Io penso che noi Italiani dobbiamo ancora capire bene la differenza tra il gareggiare in oceano e il gareggiare in mediterraneo e quanto la scarsa esperienza in oceano ci penalizzi. Forse, siamo troppo legati a sistemi di preparazione e di pesca che ci danno sempre ottimi risultati nei nostri mari. Bisogna saper cambiare e ci si può riuscire.
Il prossimo appuntamento con il mondiale sarà in Brasile nel 2002 e il successivo nel 2004 in Cile. Ancora Oceano, ancora mari ostici. Chissà se dopo le esperienze di questi ultimi campionati riusciremo ad adattarci meglio e ad ottenere risultati migliori….


Sicuramente faremo di tutto per riuscirci, magari con tattiche diverse anche a livello organizzativo ; sono sicuro che l'Italia darà sempre filo da torcere agli avversari. Non a caso, siamo comunque una delle squadre più invidiate al mondo e la cosa più bella è che tutti ci sono amici e ci rispettano non solo per i nostri risultati.
Chissà chi avrà l'onore di difendere i nostri colori in futuro? Staremo a vedere. Personalmente, non sono né contento né deluso della mia prestazione. Se dovessi esprimere un giudizio, direi che la mia gara è stata "senza lode e senza infamia". Poteva sicuramente andare meglio, ma anche peggio.
Ho accumulato nuove esperienze e gli stimoli non mi mancano. Mi piacerebbe partecipare ai prossimi Mondiali con la speranza di dare di più...

Resta il fatto che il Mondiale è sempre un'esperienza unica, capace di regalare emozioni irripetibili che sopperiscono di gran lunga le fatiche e le tensioni accumulate. Una ricchezza interiore che si aggiunge alle tante emozioni che questo sport sa regalare.

Chi ama il mare e la pesca subacquea mi capisce, ne sono certo !

MARCO BARDI

DIARIO TAHITI I°PARTE


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