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Marco
Bardi ha scritto un vero e proprio diario della trasferta ai mondiali
di Tahiti che si sono svolti dall’ 8 all’ 11 novembre 2000.
Nel diario, scritto quotidianamente, sono riportati tutti i particolari
del viaggio, dell’ambientamento, della preparazione con tutte le
sue valutazioni.
Ci sono anche le scelte tecniche di Marco, le pescate prima della
gara, l’ambiente che circondava il gruppo della Nazionale e la descrizione
di ogni giornata di gara e del dopo gara. In ultima analisi le conclusioni
personali di Marco, viste da chi era veramente sul posto ed ha vissuto
ogni situazione in prima persona.
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Venerdì
10-11-2000
I° Prova - Campo ad Est |
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Dopo il sorteggio delle barche, durato più del previsto, tutti gli
atleti si dirigono verso il centro del campo gara. Occorre un'ora
circa di navigazione per raggiungere la zona di pesca. Ci siamo
alzati alle 5.30 del mattino, ma per problemi di vario tipo e la
distanza del campo gara, la competizione ha inizio solo alle 11.30
circa. Un episodio classico di queste gare, condiziona l'inizio
della competizione. Un falso segnale fa scattare velocemente alcune
imbarcazioni che, inconsapevoli della partenza non valida , si allontanano
molto : occorrerà quasi un'ora per riportare tutto alla normalità
ed effettuare le giuste operazioni preliminari.
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§1.
Alberto March
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Durante
il sorteggio delle imbarcazioni, vi era un solo mezzo diverso dagli
altri, una piccola lancia in legno con un motore 40 cavalli diesel.
Tutte le altre barche erano motoscafi in vetroresina con motori
da 120 cavalli in su. "A chi tocca quella carretta, arriva dopo
i fuochi, dicevamo divertiti." Caso della sorte, indovinate a chi
è toccata? A me !!"Si comincia bene" - ho detto - "con questa barca
ci vorrà un'infinità di tempo per raggiungere la mia prima zona
di pesca, situata al limite del campo gara". E così è stato.
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Su un totale di 66 atleti partecipanti in rappresentanza di 22 squadre,
circa 50 partono nella mia stessa direzione, ovvero al limite est
del campo di gara, confermando che si trattava della zona migliore.
Quando arrivo a destinazione sono passati ben 38 minuti, gli altri
stanno già pescando tutti da molto, a fine gara i miei compagni
partiti in quella zona mi hanno detto di avere impiegato solo 12
minuti.
Aldo Calcagno era nervoso per la barca lenta e per il ritardo dell'inizio
gara. A me non faceva di certo piacere, ma dovevo saper accettare
la situazione, essere nervosi prima dell'inizio di una gara può
risultare molto negativo. Però mi faceva piacere che Aldo fosse
teso, era un chiaro sintomo che sentiva la gara.
Con pazienza e concentrazione raggiungo la zona di pesca. Da lontano
vedo che molti stanno insidiando i chirurgo sul ciglio fuori, altri
si dedicano al bassofondo, vicino alla barriera corallina.
La mia gara non inizia nel migliore dei modi: dopo due tuffi su
una zona concentrata dove non riesco a vedere nessun pesce, mi sposto
subito su una zona di bassofondo vicino ad una pass. I giorni precedenti
in quella zona vi era molto movimento di pesce medio piccolo e speravo
di fare un buon carniere con catture a ripetizione. Purtroppo, anche
in questo posto, nonostante non vi fossero condizioni strane, girava
pochissimo pesce.
Altri concorrenti scorrevano velocemente la zona a conferma del
fatto che quando cerchi il pesce scorri molto e quando lo trovi
resti a lungo sul posto. Al largo, invece, le barche erano sempre
numerose, probabilmente stavano pescando bene. Gioco l'ultima carta
e provo ad avvicinarmi ancora di più alla barriera ed inizio a pescare
dentro alcuni canaletti proprio sotto la forte risacca dell'onda
oceanica, dove di solito giravano dei bei pesci anche se difficili.
Anche
questa manovra da scarsi risultati, il pesce manca.
Calcagno, che mi fa da assistente, controlla il comportamento delle
barche al largo e vede che non si spostano mai. Viene poi a sapere
che stanno pescando bene, pesci chirurgo grossi, mentre io ho pochi
pesci, oltretutto di media taglia.
Mi sposto subito verso il gruppo di barche al largo, ma sono già
trascorse 2 ore e mezza dall'inizio della competizione quando arrivo
anche io sul posto al largo per pescare sul ciglio.
Tra la barca lenta e le prove in basso fondo, ho perso molto tempo.
Il posto lo conoscevo bene anche io e non vi ero partito per scelta.
Dopo una valutazione di gruppo la sera prima, sapevo che mi sarei
ritrovato a pescare sullo stesso segnale di Ramacciotti, che aveva
deciso di partire proprio là. Dovevamo scegliere tra due soluzioni
: togliersi dei pesci a vicenda ma partire assieme sul ciglio, oppure
separarci, ipotesi questa da considerare attentamente, visto che
io avevo anche belle zone in bassofondo. Ho scelto la seconda soluzione,
anche per fare un giusto gioco di squadra: qualora la presenza del
pesce fosse risultata migliore dove pescavo io, avrei potuto avvertire
gli altri. Purtroppo, è andata all'opposto e sono stato io a dovermi
spostare una volta informato che fuori stavano pescando bene. In
una gara individuale sarei partito sul ciglio senza ombra di dubbio
e probabilmente avrei fatto bene, ma con il senno del poi e con
i se…. non si cambia nulla. Troppo facile, ci vorrebbe la bacchetta
magica.
Oltre a quanto detto, io pensavo comunque che quei pesci, dopo le
prime catture, avrebbero preso il largo senza esitare ed invece
non è stato così. Anzi, è stato il contrario e questo fatto ha condizionato
tutto il mondiale.
Appena
arrivato sul posto, inizio subito a vedere pesce. Sparo un chirurgo
di 1,5 Kg al primo aspetto, ma il pesce, colpito non perfettamente,
rischia di strapparsi. Lascio il fucile e scendo nuovamente per
recuperare la preda, ma mentre mi avvicino vedo uno squalo pinna
nera addentare il pesce - liberandolo dall'asta - e poi sputarlo.
Il chirurgo, ormai mezzo morto, raggiunge il fondo e sparisce tra
i coralli.
"Oggi la vedo male", penso tra me, ma non demordo: sono uno che
lotta fino in fondo.

§2.
Fasi della pesatura
foto : http://www.tahiti-spearfishing.pf/
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Poco
più avanti riesco a mettere a pagliolo un bel chirurgo di 2-2,5
Kg ed è proprio l'inizio di una bella rimonta, resa difficile
dal fatto che il ciglio era molto affollato. Oltretutto, la
zona era sta abbondantemente sfruttata : c'è chi vi aveva già
preso molti pesci, come March e Carbonell ; Ramacciotti ne aveva
già un buon numero, ma anche altri concorrenti erano messi bene,
un neozelandese aveva molti pesci a bordo e continuava a sparare. |
Qualcuno
pescava all'aspetto più in profondità, altri tentavano di sorprendere
le prede in caduta anche nel blu.
I chirurgo si stavano comportando in modo simile alle tanute : sostavano
in piccoli branchi compatti a 7/8 metri dal fondo e i più nervosi
si prendevano esclusivamente all'aspetto. I primi a partire in quella
zona hanno pescato in caduta prendendo molti pesci senza perdere
tempo. L'inizio gara è stato un vero jolly per chi ha avuto la fortuna
e l'abilità di scegliere quella zona.
Consapevole dell'accaduto e del fatto che potevo recuperare la gara
solo parzialmente, ho continuato per il resto della giornata a battere
il ciglio, pescando all'aspetto tra i 30 e i 35 metri, ed ho concluso
con 14 grossi chirurgo che, sommati alle altre prede racimolate
nel bassofondo, mi hanno consentito di risalire fino al 7° posto
di giornata con poco più di 40.000 punti.
Primo di giornata è risultato Alberto March con 35 grossi chirurgo,
seguito ad una manciata di punti dal compagno di squadra Pedro Carbonell.
Gli altri seguivano con un consistente distacco.
Da segnalare l'ottima prestazione del neozelandese Warnack, terzo
di giornata con 20 chirurgo grossi e di Maurizio Ramacciotti, quarto
di giornata sempre con 20 pesci a soli mille punti di distacco dal
terzo.
Maurizio ha azzeccato la gara partendo subito sulla zona buona e
catturando prede a ritmo forsennato, specialmente nelle prime tre
ore.
Non come si pensava, invece, la prestazione di Fabio Antonini, finito
20° con soli 23.000 punti. Ha sbagliato alcune scelte di gara ed
ha pagato lo scotto della nostra scarsa conoscenza di questo mare
molto difficile da interpretare. Non sono mancati né impegno, né
tecnica, né preparazione atletica, anzi Fabio era molto in forma
fisicamente ed io ero sicuro che la sua sarebbe stata un'ottima
gara.
In questo mondiale, purtroppo, la differenza l' ha fatta principalmente
l'esperienza specifica, la scelta della zona di pesca ed il comportamento
dei pesci. Non è corretto dire che Fabio ha sbagliato tutto: è un
pescatore completo che in acqua non ha nessun tipo di difficoltà.
Ha -purtroppo- pagato una situazione nuova anche per lui e le scelte,
in circostanze simili, o si azzeccano o si pagano. Poi, evidenzierei
che ha preso comunque un buon numero di pesci,ma che per sua sfortuna
sono risultati di taglia media inferiore a quelli di altri concorrenti,
anche se della stessa specie e presi con le stesse difficoltà.
Certo, Fabio ci ha abituati ad altri risultati e anche lui si aspettava
di più, ma le gare sono fatte anche di questi episodi.
Comunque,
al termine della prima giornata la Spagna si trova al primo
posto con un buon margine di vantaggio sull'Italia, seconda
di giornata e seguita a soli 2000 punti dalla Nuova Zelanda.
Più staccata, a circa 8.000 punti da noi, troviamo al quarto
posto la Francia, seguita a sua volta da Cile e Tahiti.
La prova dei padroni di casa non è entusiasmante, siamo riusciti
ad accumulare un buon vantaggio : probabilmente, hanno pagato
come gli altri la scarsità di pesce in quel bassofondo a loro
più congeniale. |

§3. Ritorno degli atleti
foto : http://www.tahiti-spearfishing.pf/
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Credo,inoltre,
che non fossero consapèevoli di quello che poteva uscire
da quel ciglio al largo.
La Spagna, invece, ha accumulato un notevole margine di vantaggio
ed ha già seriamente ipotecato la vittoria finale. La notizia negativa
per la Spagna giunge quasi a fine gara: José Viña non ha potuto
concludere la prova per una sincope. Fortunatamente, tutto si è
risolto senza gravi conseguenze, ma José non potrà disputare la
seconda giornata.
Tutto sommato, siamo soddisfatti del nostro risultato. Certo, colmare
lo svantaggio nei confronti degli Spagnoli non sarà facile, ma questo
mare è davvero difficile e forse neanche una preparazione più lunga
ci avrebbe consentito di entrare in perfetta armonia con le sue
acque.
Con la prova di oggi la Spagna ha dimostrato ancora una volta di
essere una grande squadra.
Per capire meglio quanto siano impegnative e difficili queste gare,
vorrei evidenziare alcuni particolari: come già detto, il via è
stato dato alle 11 e 30 del mattino e la gara durava 6 ore. Il termine
era quindi alle 17,30. Calcolando che alle 18 a Tahiti faceva buio,
ci si può immaginare in quali condizioni ci siamo trovati a fine
gara.
Durante l'ultima mezz'ora ho continuato a pescare all'aspetto a
trenta metri con il sole basso all'orizzonte e di colore rosso fuoco.
Se avessi avuto una lampada avrei visto meglio. Gli ultimi tuffi
sono stati veramente pesanti.
La forza della disperazione e la grinta che metti in queste gare
ti danno la possibilità di fare cose che normalmente reputi assurde.
Pensate a quali sacrifici e a quali impegni va incontro un atleta
che partecipa a queste competizioni: diamo il massimo al di là
del risultato finale.
Tutti ci dovrebbero ringraziare dei sacrifici che facciamo per tenere
alto il nome della nostra Nazione ed invece a volte - per fortuna
poche - siamo criticati ingiustamente. E' vero che le critiche ci
servono a migliorare, ma è anche vero che molti le fanno senza avere
idea di cosa stanno parlando e senza sapere quali siano le reali
situazioni in oggetto.
Finita la gara, sono salito in barca e siamo subito partiti per
il porticciolo che ospitava tutte le imbarcazioni. Sono arrivato
alle 19,20 con un buio pesto. Ho dovuto scaricare tutte le attrezzature
e cercare i miei compagni. Poi, mentre le riserve ed il Capitano
controllavano le pesature, io, Antonini e Ramacciotti siamo rientrati
all' Hotel - posto a 30 chilometri di distanza - per fare finalmente
una doccia, sistemare le attrezzature per il giorno successivo e
cenare.
Dalle 5,30 di mattina ci siamo seduti per cenare alle 21,30 senza
un minuto di pausa e con 6 ore di competizione sulla schiena: insomma,
non è stata una passeggiata. Immaginatevi il nostro stato d'animo
al pensiero di cosa ci attendeva l'indomani, con sveglia alle 5,30
e altre 6 ore di gara !! Ci vuole sicuramente un fisico preparato,
una condizione mentale adatta e la voglia di lottare fino alla fine.
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Sabato
11-11-2000
II° giornata di gara - Campo gara occidentale |
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Mare
buono, onda leggera.
Oggi devo decidere se scorrere una zona al limite del campo gara
o se tentare la pass più grande, dove con corrente e acqua torbida
girano grossi pesci, come carangidi, barracuda e pesci chirurgo.
La pass è un posto a rischio e il mio istinto mi suggerisce di pescare
a scorrere e di fare una gara di contenimento, anche perché nei
punti dove avevo preparato è cambiato tutto e così mi trovo a dover
improvvisare. Nessuno dei miei compagni ha intenzione di provare
la pass : decido di partire lì, anche per non lasciarla intentata.

§4. La squadra italiana
foto : http://www.tahiti-spearfishing.pf/ |
La
lentezza della mia barca è veramente estenuante e quando finalmente
giungo a destinazione, la pass è già affollata da una ventina
di concorrenti. Appena in acqua mi rendo conto che le condizioni
sono avverse e non si vede una pinna : sono le correnti in uscita
che richiamano il pesce, ma oggi la corrente è quasi assente.
Mi guardo attorno e c'è già chi si sta spostando. Decido di
restare almeno per un po', per tentare di sfruttare al meglio
il posto e dopo circa 20 minuti riesco a |
centrare
un bell'esemplare di pappagallo di circa tre chili grazie ad un
tiro al volo, molto lungo, effettuato con il 120.
Una volta colpiti, questi pesci hanno una reazione particolarmente
violenta e tendono ad intanarsi. Infatti, il pappagallo ferito riesce
ad infilarsi dentro una spaccatura e si dibatte con forza. Riemergo
e mi faccio passare un fucile più corto, poi scendo di nuovo per
doppiare la preda ma l'acqua si è intorbidita e mi occorre un altro
tuffo. Dopo essere riuscito a sparare il pesce per la seconda volta,
eseguo l'ennesimo tuffo per estrarlo, ma quando giungo sul fondo
vedo l'asta muoversi a scatti e un gran fumo che fuoriesce dalla
tana. Impugno saldamente l'asta e mi metto a tirare, ma qualcosa
oppone una strenua resistenza : è una murena di circa 15 Kg che
ha addentato il mio pesce e che non vuole proprio saperne di mollare
la presa. Mentre riemergo mi rendo conto di avere poco tempo a disposizione:
se non mi sbrigo, posso dire addio al mio pappagallone. Inutile
tentare di sparare alla murena: perderei un sacco di tempo senza
avere nessuna garanzia….
Allora scendo, taglio la sagola del fucile con cui avevo sparato
la prima volta e tento di estrarre il pesce tirando con forza la
sagola della seconda asta : la murena intenta ad ingoiare il pesce,
in un primo momento, non oppone più di tanta resistenza, ma quando
si accorge che la sto estraendo dalla sua tana inizia a fare il
diavolo a quattro. Preso dalla disperazione, considerando che la
murena mi stava spappolando la preda, estraggo il coltello e la
colpisco sul capo con tutte le forze: alla terza coltellata la murena
sputa il pappagallo e tenta di avventarsi su di me, ma nell'attimo
in cui molla la presa riesco fortunatamente a prendere un metro
di vantaggio, così i suoi denti trovano solo l'estremità delle mie
pinne. E' andata bene, sono riuscito a portare il pesce in superficie.
Passa un quarto d'ora quando centro un altro pappagallo di circa
due chili : mi servono ben tre tuffi per averne ragione. Insisto
ancora sulla pass, ma le poche prede che riesco a vedere sono ormai
innervosite e veramente difficili: è ora di cambiare zona.
Mi sposto a lato della pass, verso l'estremità del campo gara e
inizio a pescare scorrendo. Quattro pesci in buona successione,
poi un bel barracuda mi sfugge praticamente dalle mani. Avevo visto
che si stava liberando e non avevo assolutamente il tempo di prendere
un altro fucile. Ho tentato il tutto per tutto e quando l' ho afferrato
si era praticamente liberato dall'asta. Non sono riuscito a tenerlo
per più di due secondi, era ancora energico e il barracuda non ha
punti facili dove afferrarlo saldamente.
Purtroppo, oltre alla bella cattura persa, non ho zone buone da
visitare, così mi vedo costretto a tornare sulla pass.
Stavolta c'è ancora meno movimento; provo anche il bassofondo, dove
in preparazione avevo avvistato molti mulet - pesci molto simili
ai nostri cefali - e nanui ( salpe nere ). Niente da fare : deserto….è
veramente difficile capire la dinamica dei numerosi cambiamenti
di condizione di questo mare.
Mi
sposto nuovamente all'esterno della pass e resto a pescare a
scorrere fino al termine della gara, mettendo a pagliolo altre
12 prede di peso medio.
Chiudo la gara con 20.000 punti, la metà di quelli totalizzati
ieri, ma non sono deluso perché è stata una gara improvvisata
: in queste condizioni era davvero difficile fare di meglio.
Ramacciotti, che aveva due o tre belle zone, è stato nuovamente
autore di una bella prova : con i 29.000 punti di oggi giunge
4° assoluto. |

§5. Marco Bardi
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Antonini
termina oggi a quota 19.000 punti con 20 prede e si piazza 18° finale,
mentre io sono 10° finale. Le sorprese non si fanno attendere :
il tahitiano Teama, favorito alla vigilia, è il vincitore della
seconda giornata grazie ad uno splendido carniere di 45 pesci per
47 Kg di peso. Li ha presi tutti nella risacca in una piccola ansa,
dove si è ritrovato a pescare in solitudine. Non se lo aspettava
nessuno, almeno non dopo la prova opaca della prima giornata. Anche
i compagni di Teama si sono ben comportati, così la squadra di casa
supera sia la Nuova Zelanda, che la Francia e noi e si piazza al
secondo posto assoluto.
La Francia si è comportata molto bene con Bardoux e Delhomell che
riescono a colmare lo svantaggio nei nostri confronti e a superarci
di soli 4000 punti.
La Spagna vince indisturbata trainata da un grande Carbonell, che
con 35 pesci per 37 Kg si aggiudica con grande merito il suo secondo
titolo mondiale. E' un ragazzo serio, umile e cordiale, ma in acqua
si trasforma in una macchina macina pesci : un vero fuoriclasse.
Purtroppo, anche oggi la squadra iberica è funestata da un incidente
: Alberto March ha accusato problemi ed è stato costretto ad abbandonare
la gara : lo hanno trasferito in ospedale per accertamenti. Pare
che si tratti di un problema legato all'apnea, il famoso "male senza
nome" che ha già colpito più volte, soprattutto atleti che stavano
facendo uso dello scooter subacqueo. Pare che Alberto abbia già
accusato problemi di questo stesso tipo in precedenza, e l'incidente
di oggi è sicuramente significativo. Nonostante non abbia potuto
concludere la gara, March si classifica comunque terzo assoluto,
dimostrando il suo grande valore.
Come previsto, alcune squadre "oceaniche" si sono messe in bella
evidenza: Tahiti, Nuova Zelanda, Cile, Brasile.
Fuori dal Mediterraneo, dove accusano qualche problema di adattamento,
gli atleti di questi paesi riescono ad esprimersi al meglio e si
rivelano molto competitivi. Ognuna di queste compagini ha messo
almeno un'atleta nei primi dieci posti, a conferma di quanto già
evidenziato.
Siamo quarti, ma a ben guardare, su un totale di 200.000 punti,
accusiamo un ritardo di 8000 punti rispetto a Tahiti e di soli 4000
rispetto alla Francia. Certo, parlando di una squadra come la nostra
il quarto posto può suonare male, ma questa è l'ennesima dimostrazione
della difficoltà di questo mare.
Basti pensare ad Antonini, una vera sicurezza per la nostra nazionale,
sicuramente uno degli atleti più costanti degli ultimi anni : nessuno
avrebbe pensato che potesse terminare al 18° posto. Eppure si è
impegnato al massimo e di certo quando Fabio si trova sul pesce
lo prende.
Comunque, sia davanti a Fabio che a me, troviamo atleti molto forti
e ben preparati a dimostrazione che la Pesca Subacquea Mondiale
si è molto livellata. Dopo questa esperienza, sono sicuro che se
la gara si svolgesse di nuovo tra 15 giorni, il risultato potrebbe
essere molto diverso....
Non fa certo piacere farsi sfuggire il podio e giungere al 4° posto,
ma se valutiamo attentamente le circostanze in cui è maturato questo
piazzamento, non si può certo dire che si è trattato di un brutto
risultato. Il nostro obiettivo era quello di piazzarci tutti e tre
entro i primi dieci e di ottenere almeno un posto sul podio: non
abbiamo ottenuto quello che volevamo, ma non ci siamo allontanati
di molto dal traguardo che ci eravamo prefissato.
Senza nulla togliere al valore del risultato conseguito dalle altre
squadre, va detto che sia i francesi che gli spagnoli hanno avuto
10 giorni in più per preparare - oltretutto, potendo contare su
un apparato logistico sicuramente più cospicuo del nostro. Tahiti,
poi, giocava in casa e ci teneva molto a questa competizione. Diverse
altre squadre erano sul posto appena siamo arrivati e, oltretutto,
erano ben organizzate.
Gli Spagnoli hanno inoltre avuto 10 giorni a Novembre dell'anno
scorso per pescare sulla stessa zona di gara, il che gli ha sicuramente
consentito di capire molto meglio quali fossero tattiche, tecniche
e attrezzature più idonee. Poi - a quanto pare - sono tornati ad
Aprile per altri 10 giorni. Sparare sul campo gara era sicuramente
molto meglio per capire il comportamento dei pesci.
Chiaramente, questa non vuole essere una giustificazione, la Spagna
probabilmente avrebbe vinto comunque, perché ha grandi Campioni
ed un'ottima organizzazione. Credo, però, che, tutto considerato,
non abbiamo nulla da rimproverarci. Ci siamo impegnati molto ed
abbiamo fatto grandi sacrifici per dare il massimo. Con un pizzico
di fortuna potevamo anche fare meglio, ma è andata così. Dobbiamo
quindi sapere accettare la classifica e pensare che non siamo gli
unici bravi atleti al mondo.
Io ho vissuto gli anni in cui l'Italia preparava più degli altri
e con più atleti, mentre le altre squadre giungevano con
soli quattro elementi ; gli anni in cui eravamo super attrezzati
mentre molte compagini potevano contare solo su mezzi di fortuna.
Adesso è molto diverso e - se si esclude la Spagna, che forse vive
un momento particolare - bisogna riconoscere che è tutto più equilibrato.
Personalmente, sono contento di questa situazione perché ritengo
che faccia bene allo sport ed in particolare a questo sport.

§6.
Preparazione |
A
coloro che dubitano sulle scelte della squadra o del Capitano,
devo dire con sincerità che nelle prove di pesca preliminari,
in linea di massima, i migliori sono stati gli stessi che hanno
gareggiato e anche all'interno del gruppo, dopo una specie di
votazione segreta, i primi tre nomi in classifica erano sempre
quelli. Quindi, anche i soliti discorsi "se avesse gareggiato
Tizio....." lasciano il tempo che trovano. |
Piuttosto, spenderei due parole sui nostri compagni che non hanno
gareggiato: non hanno avuto vita facile.
Quando siamo partiti nessuno sapeva per certo se avrebbe gareggiato.
Sapere accettare delle scelte non è mai facile. Sapersi adeguare
e impegnarsi dopo l'esclusione diventa ancora più difficile e, chi
più chi meno, tutti si sono comunque adoperati per dare il proprio
contributo.
Stare in barca in gara e in preparazione e portarsi dietro un nome
come Bellani, Calcagno, Del Bene, Riolo, non è facile. In quella
gara come in tutte le gare non eravamo solo in tre!!!
E' stata comunque una bellissima esperienza che ci ha notevolmente
arricchito. Gli errori che possiamo aver commesso sono i soliti
che si possono commettere in gara, in ogni gara.
Forse ripensare oggi al tanto criticato mondiale del 94 in Perù
farà ragionare chi, al tempo, ci ha dato addosso ingiustamente.
Terzi a squadre senza grandi distacchi con tutti e tre gli atleti
nei primi dieci (Mazzarri 6° - Bardi 7° - Bellani 10°) : si è dimostrato
il migliore piazzamento dell'Italia in Oceano di tutti i tempi.
Basti pensare che il grande Amengual finì 11° : la cosa deve far
riflettere.
Eppure, secondo i soliti critici spara sentenze, quel mondiale è
stato un fallimento.
Io penso che noi Italiani dobbiamo ancora capire bene la differenza
tra il gareggiare in oceano e il gareggiare in mediterraneo e quanto
la scarsa esperienza in oceano ci penalizzi. Forse, siamo troppo
legati a sistemi di preparazione e di pesca che ci danno sempre
ottimi risultati nei nostri mari. Bisogna saper cambiare e ci si
può riuscire.
Il prossimo appuntamento con il mondiale sarà in Brasile nel 2002
e il successivo nel 2004 in Cile. Ancora Oceano, ancora mari ostici.
Chissà se dopo le esperienze di questi ultimi campionati riusciremo
ad adattarci meglio e ad ottenere risultati migliori….
Sicuramente faremo di tutto per riuscirci, magari con tattiche diverse
anche a livello organizzativo ; sono sicuro che l'Italia darà sempre
filo da torcere agli avversari. Non a caso, siamo comunque una delle
squadre più invidiate al mondo e la cosa più bella è che tutti ci
sono amici e ci rispettano non solo per i nostri risultati.
Chissà chi avrà l'onore di difendere i nostri colori in futuro?
Staremo a vedere. Personalmente, non sono né contento né deluso
della mia prestazione. Se dovessi esprimere un giudizio, direi che
la mia gara è stata "senza lode e senza infamia". Poteva sicuramente
andare meglio, ma anche peggio.
Ho accumulato nuove esperienze e gli stimoli non mi mancano. Mi
piacerebbe partecipare ai prossimi Mondiali con la speranza di dare
di più...
Resta il fatto che il Mondiale è sempre un'esperienza unica, capace
di regalare emozioni irripetibili che sopperiscono di gran lunga
le fatiche e le tensioni accumulate. Una ricchezza interiore che
si aggiunge alle tante emozioni che questo sport sa regalare.
Chi ama il mare e la pesca subacquea mi capisce, ne sono certo !
MARCO
BARDI
DIARIO
TAHITI I°PARTE
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