 |
| Il
carniere della prima giornata |
Fabio
Antonini mi confessò che aveva voglia di sognare ed io gli promisi
che avrei fatto di tutto per accontentarlo: nacque così l'avventura
di Lemnos 2004.
La Champions League è una gara Internazionale a coppie che vede
partecipanti di alto livello selezionati tra i Campioni nazionali in
attività, ma anche tra quelli che hanno lasciato l'agonismo ufficiale,
come nel mio caso. Quale migliore occasione per incontrarsi di nuovo
e confrontarsi a colpi di esperienza?
La gara è considerata tra le migliori, tra le compagini spiccano
nomi eccellenti che hanno fatto la storia mondiale dell'agonismo, e
poi ci sono molti Nazionali ancora in attività, quindi il livello
è sicuramente eccellente. Tutto questo non può che creare
forti stimoli sia in me che ho abbandonato l'agonismo ed ho voglia di
vivere di nuovo le sue emozioni, sia in Fabio Antonini, mio compagno
di questa sfida, che ha voglia di riscattarsi dall'ultimo Europeo, dove
si è espresso al di sotto delle sue possibilità.
Io e Fabio ci conosciamo da 20 anni e abbiamo fatto tante gare assieme,
assistendoci l'uno con l'altro. Andiamo anche a pescare insieme di tanto
in tanto e siamo molto affiatati nonostante i due caratteri opposti.
Ci stimiamo ed ognuno di noi prova quella sensazione di tranquillità
agonistica dovuta alla fiducia nel proprio compagno.
Tra una pensiero e l'altro ci troviamo già a Lemnos, un'isola
a est della Grecia nel mar Egeo. Un isola che anche senza conoscerla,
già intuisco che non potrò dimenticare, lo capisco mentre
guardo il mare sotto l'ala dell'aereo che sta atterrando.
Sul posto incontriamo gli altri partecipanti, ci sono atleti dal Brasile,
dal Portogallo, dalla Francia, da Malta, da Cipro, e da tante altre
Nazioni. Le squadre più numerose sono quelle Italiane, con cinque
coppie, e quelle Elleniche, con dieci squadre. I risultati organizzativi
si notano fin dai primi approcci. La situazione logistica è perfetta
presso il villaggio di Akti Myrina, con le camere a soli 100 mt dal
mare da dove si partirà per le giornate di perlustrazione e per
quelle di competizione. Ogni squadra ha già un barcaiolo assegnato
con relativo gommone e dall'indomani inizieranno i tre giorni ufficiali
di preparazione.
La mattina mi alzo ed esco al balcone del nostro alloggio pochi minuti
prima che suoni la sveglia, segno evidente di impazienza, ma anche una
buona abitudine per cercare la concentrazione. Rimango subito meravigliato
dal panorama. Sotto di noi a poche decine di metri c'è il mare
con una grande baia che - lo scoprirò in seguito- sarà
anche campo di gara. Prima del mare c'è un prato all'Inglese
con erbetta molto curata e tanti lettini con ombrelloni predisposti
per i turisti del villaggio. Poco più avanti spicca un pontile
sull'acqua cristallina dove sono già ormeggiati i gommoni dei
partecipanti con i rispettivi barcaioli.
Gli organizzatori consegnano a tutte le squadre la carta nautica della
zona con segnalati i limiti dei campi di gara. Dimitri, il nostro assistente,
si avvicina e si presenta. Io e Fabio saliamo su un gommone di 5,50
mt dotato di un motore 80 cavalli 4 tempi. Il mezzo è talmente
pulito che riflette al sole, quasi un peccato salirvi sopra. Il clima
è mite e siamo usciti in pantaloni corti, ciabatte e t-shirt.
Sul pontile, in attesa di salire sui mezzi nautici, ci sono numerosi
atleti che approfittano dell'occasione per salutarsi. Questi appuntamenti
sono meravigliosi per il calore che s'instaura tra le persone di nazionalità
diverse, così lontani geograficamente ma così vicini nello
spirito.
Appena lasciamo il pontile, scatta subito il clima della competizione.
Senza una parola, Fabio estrae la carta con i campi di gara e si avvicina
pensieroso. Valutiamo i fondali, la batimetria, le cale e le pareti
rocciose, la grandezza di ogni campo di gara, l'esposizione ai venti
e la disposizione della corrente in giornata. Facciamo un'analisi generale
di massima e prendiamo subito le prime decisioni. Estensione ampia con
fondali che raggiungono subito i 30 - 40 metri di profondità,
con varie secche al largo, acque pulite e calde, impossibile vedere
tutto in soli tre giorni! Probabilmente questa gara porterà buoni
risultati preparando su fondali impegnativi, cercando principalmente
cernie, questi sono i primi commenti. Per cercare le secche al largo,
però, ci vogliono gli strumenti adeguati come un buon eco scandaglio
ed un gps cartografico, ma con nostro dispiacere ci accorgiamo che a
bordo non abbiamo ne l'uno ne l'altro. Decidiamo allora di iniziare
ad esplorare una punta che delimita un golfo molto ampio. Confidiamo
di trovare rocce sparse o qualche bella cigliata che dalla punta si
estendono nel golfo.
Dopo 2 ore di ricerche ci rendiamo conto che la morfologia dei fondali
è tutta caratterizzata dalla stessa situazione: a terra c'è
una frana che muore in soli 15 metri e più al largo le alghe
non lasciano spazio ad altre rocce. Senza strumenti è veramente
difficile cercare oltre, pertanto ci spostiamo da un altro lato del
campo di gara per vedere se cambia qualcosa.
In effetti scopriamo subito quel primo segnale che poi sarà fondamentale
nell'evolversi della preparazione: la roccia a terra ha cambiato morfologia
ed anche sott'acqua è tutto diverso. La frana è più
bella e degrada più lenta, lasciando ampi spazi a canali misti
tra roccia e alghe che in genere piacciono ai pesci. Come subito intuito,
iniziamo a marcare le prime prede degne di un certo interesse. Si tratta
di pesce bianco e tordi in movimento. Non è il massimo, ma intanto
ci accontentiamo.
Poco dopo ci allarghiamo fuori una punta che scende ripida a sabbia
e troviamo alcuni pezzi di roccia sui 34 metri di fondale che ospitano
numerosi dotti in peso. Proseguiamo la preparazione dividendoci i compiti.
Nessuno di noi due è convinto sul da farsi perché ci sono
cernie profonde, ma anche diversi pesci in acque meno impegnative, quindi
io mi candido per i bassi fondali dove voglio esplorare meglio, soprattutto
per cefali e spigole. Fabio, da buon razzolatore, si candida per le
basi delle frane con qualche sortita più al largo per vedere
se ci sono cigliate che ospitano qualche cernia. Lasciamo Fabio nella
zona dove gli piaceva cercare mentre io e Dimitri ci dirigiamo almeno
2 miglia più a sud. Appena entro di nuovo in acqua mi avvicino
subito alla costa ed inizio a scorrerla a ritroso in direzione di Fabio.
Dopo circa una ora io e Fabio ci incontriamo di nuovo, in quanto percorrevamo
entrambi una direzione che ci avvicinava. Il nostro barcaiolo rimane
colpito dalla nostra velocità di esplorazione, specialmente dalle
capacità motorie di Fabio che ha tagliato completamente una baia
enorme pinneggiando come un motoscafo in planata. La sua freschezza
atletica e la voglia di continuare imperterrito gli regalerà
per tutto il tempo il soprannome Greco di "cinghiale di mare",
come Dimitri si divertiva a chiamarlo, con ovvia stima che Fabio apprezzava
con quel suo sorriso a mille denti.
Saliamo in gommone e ci confrontiamo di nuovo mentre ci togliamo la
muta. Sono infatti le 15 e dobbiamo rientrare, anche se a malincuore.
E' il momento in cui scopri il mare, in cui metti in pratica le strategie
che sono sempre fatte di emozioni e di scelte difficili, il momento
in cui analizzi ogni dettaglio con la tranquillità del tempo
a disposizione. Tutto questo in coppia diventa ancora più interessante,
perché ti confronti continuamente e acquisisci sempre nuove esperienze.
Fabio ha visto qualche altro pesce in frana ma non è convinto
della validità, in quanto si tratta di posti scontati dove sicuramente
cercheranno tutti. Io sono entusiasta della mia ricerca perché
l'intuizione si è dimostrata valida. Siamo in un periodo in cui
entrano i pesci in acqua bassa, il fondale è molto simile a quello
in cui pesco abitualmente e mi ha subito convinto della bontà
del sotto costa. Quando racconto a Fabio che avrei potuto catturare
diversi pesci in soli 3 metri di profondità, all'inizio è
scettico ma mi conosce ed è costretto a prendere in seria considerazione
la mia proposta di continuare la ricerca in basso fondale. Non abbiamo
i mezzi per cercare al largo, tutti i concorrenti che abbiamo visto,
stanno preparando solo in profondità e da come si muovono appare
evidente che hanno gli strumenti adatti per farlo al nostro contrario,
quindi è una battaglia persa. Occorre una strategia diversa e
fattibile, che solo il nel basso fondale dove ci sono pesci misti può
regalarci. Tutto ciò mi convince, anche perché il regolamento
prevede bonus di punteggio aggiuntivi sia a chi cattura il maggior numero
di prede che a chi cattura il maggior numero di specie differenti. Al
completamento del massimo consentito di 10 pesci validi di una stessa
specie c'è ancora un bonus aggiuntivo. Tutti questi fattori faranno
pendere fin dal primo giorno, l'ago della bilancia sulla scelta verso
il basso fondale e si dimostrerà la svolta decisiva di questa
gara. Naturalmente non hai mai la certezza di quello che succederà,
ma devi sempre fare una scelta appena lo ritieni necessario. Con solo
3 giorni di preparazione, il primo giorno diventa decisivo se riesci
ad interpretare al meglio il campo di gara. Entrambi decidiamo quindi
di proseguire con la più ampia esplorazione possibile del litorale,
dedicando solo poco tempo ad eventuali puntate verso il largo.
La sera ci troviamo tutti a cena presso il ristorante del villaggio
e le lacrime dei partecipanti rendono umido l'ambiente. Tutti piangono
perché non c'è pesce, come al solito. Siamo troppo esperti
per credere alle lamentele che in ogni gara imperversano, ma abbastanza
furbi da non fare confessioni sulle nostre ricerche. Il giorno successivo
iniziamo subito dal basso fondale con una nuova tattica di preparazione,
Fabio scorre la frana da metà verso la base privilegiando la
ricerca in tana che è la sua specialità, mentre io nelle
vicinanze della costa, perlustro il basso fondale privilegiando aspetti
e agguati rapidi che sono a mia volta il tipo di pesca che preferisco.
Ogni dettaglio interessante verrà subito confrontato e fatto
vedere anche al compagno ed anche questa si dimostrerà una scelta
vincente, perché ci permetterà di capire fin da subito
il comportamento di questi pesci quando c'è più di un
subacqueo in zona.
I pesci in acqua bassa sono in genere più difficili e nervosi
di quelli in profondità ed allora devi capire bene, fin dalla
preparazione, come si comporteranno se insidiati. Il secondo giorno
abbiamo perlustrato l'altro campo di gara e con le scelte decise fin
da subito abbiamo guadagnato tempo, segnando subito diverse zone interessanti.
Tutti posti che non davano garanzie matematiche, ma zone dove giravano
pesci difficili in buona quantità.
La zona più interessante era formata da una piccola baia dove,
sul limitare delle alghe, avevo visto una decina di saraghi intorno
ad alcune lastre con subito al largo dei discreti dentici ed una corpulenta
orata all'aspetto. Poco distante invece c'era un isolotto che si congiungeva
a terra tramite un ciglio che cadeva ripido con tane formate da lunghe
fessure. In un punto preciso c'era una concentrazione di corvine che
entravano e uscivano dalle fessure, ma si trattava di un posto dove
ogni atleta esperto avrebbe cercato e quindi tutte quelle corvine potevano
significare solo una vana speranza. Per il resto tra tanti posti simili
in acqua bassa, c'era uno che m'ispirava grande fiducia, sia perché
ci giravano diversi cefali, sia perché era la fotocopia di un
posto dove vado a pescare abitualmente. Io ero molto soddisfatto, mentre
Fabio un poco meno perché non era abituato a contare su zone
del genere. Alla sera le lamentele dei concorrenti avevano raggiunto
il limite di sopportazione e si faceva troppa pre-tattica, tanto che
noi ci siamo allontanati per staccare la spina dalla gara e divertirci
con altre conversazioni. L'ultimo giorno di preparazione abbiamo fatto
più un controllo generale che una ricerca. Abbiamo notato che
fuori la punta dove avevamo segnato i dotti c'erano ben due gommoni
di atleti che stavano fermi proprio sulla verticale del punto. In quel
preciso istante abbiamo entrambi pensato la stessa cosa: scartiamo subito
questo posto dove ci partiranno più squadre e non perdiamo tempo
in poco probabili catture. A 34 metri il tempo che impieghi per fare
5 discese, equivale ad almeno 20 immersioni in acqua bassa dove anche
se il pesce è più difficile, qualcosa riesci sempre a
catturare. Proprio in quel momento abbiamo deciso di scartare anche
le altre zone più profonde che avevamo segnato, compreso il ciglio
delle corvine e solo dopo la gara abbiamo potuto constatare che la scelta
è stata quanto mai efficace.
Fuori la punta con i dotti partiranno infatti tre squadre, ma nessuno
catturerà niente per via della confusione, sul ciglio delle corvine
partiranno addirittura 6 squadre ma verrà catturato solo un pesce.
In gara è un classico rimanere delusi da zone troppo evidenti,
perché in tali circostanze il pesce diventa nervoso e sparisce,
mentre quello che rimane è troppo difficile da catturare.
Anche il terzo giorno di preparazione termina quindi tranquillo fino
alla sera, quando vedo tornare Fabio con una faccia stravolta. Aveva
appena parlato con alcuni concorrenti che gli avevano rivelato che grazie
all' eco scandaglio avevano potuto scoprire secche al largo che risalivano
dai 50 metri fino ai 20. Fabio si era sentito indifeso davanti a quelle
notizie e già immaginava carnieri spettacolari. Io sono rimasto
più calmo e non ho dato molto peso alle indicazioni di altre
persone, come di mia consuetudine. Ho ribadito a Fabio che noi abbiamo
fatto le nostre scelte e se saranno sbagliate lo sapremo solo dopo la
gara. L'esperienza insegna che tutto quello di cui si sente parlare
prima di una gara spesso è l'esatto contrario di quanto si verificherà,
ci sono troppe incognite in agguato.
La mattina di venerdì 1 Ottobre 2004, prima giornata di gara.
Finalmente iniziamo a maneggiare i nostri fucili in modo concreto, li
posizioniamo con cura sul gommone e spieghiamo subito a Dimitri i nomi
dei nostri arbalete in modo che lui possa capire subito quale gli chiediamo
di volta in volta. Il nostro assistente durante i due giorni di gara
sarà anche il commissario che controlla la nostra squadra e svolgerà
entrambi i compiti. Al via ci dirigiamo subito sull'unica cernia su
cui avevamo deciso di tentare, vicina alla quale c'era un branco di
dentici. Fabio scende con il 75 e la torcia per vedere la tana della
cernia ed io con il 120 mi preparo a fare alcuni aspetti ai dentici,
ma siamo subito circondati da altri concorrenti come previsto. La cernia
non c'era, i dentici erano disturbati, ma in compenso catturiamo a ripetizione
3 grossi tordi marvizzi da un chilo ciascuno, che iniziano a costruire
un ricco carniere di giornata.
Subito si mette in luce l'affiatamento: durante la seconda discesa avvisto
un grosso tordo che non riesco a prendere perché si rintana sotto
un bel lastrone. Senza torcia e con il fucile lungo non posso fare di
più ed allora chiamo subito Fabio senza perdere tempo, lui capisce
al volo e dopo solo 1 minuto abbiamo già il tordo a pagliolo.
In altre situazioni, la gelosia di non lasciare all'altro la cattura
porta a perdere tempo e disturbare l'azione di pesca propria e del compagno.
Subito dopo ci spostiamo su una franetta in basso fondale dove c'era
la tana di alcuni grossi saraghi. Mentre Fabio cerca di catturare il
sarago che risulterà poi il più grande di giornata, io
esploro le tane circostanti e metto a segno un'altra bella cattura.
Saliamo rapidamente a bordo e ci spostiamo di nuovo verso una frana
dove girava qualche pesce, quella che somigliava tanto al posto dove
pesco abitualmente. Avevamo un percorso già stabilito con orari
precisi per avere il tempo di vedere tutte le zone, mentre avevamo lasciato
1 ora circa di tempo libero per le eventualità. Se non programmi
i tempi, non riesci mai in gara ad avere la lucidità di gestirli
e si rischia di perdere troppo tempo in zone che non rendono. Spesso
la differenza tra un bravo pescatore ed un bravo agonista corre anche
sul filo di queste strategie, che sono tante. Bisogna essere lucidi,
organizzati e capaci di fare un ottimo programma di gara, infine la
preparazione diventa fondamentale per interpretare il mare proprio come
un pescatore amatoriale dovrebbe fare nello studiare le proprie zone
di pesca.
Senza troppa sorpresa, la lunga frana di basso fondale dove ci spostiamo
è sgombra dagli avversari ed allora entriamo in acqua più
tranquilli con il programma già stabilito. Io mi armo di un 100
ed inizio a fare degli aspetti mentre Fabio mi segue esplorando i numerosi
meandri della frana con il suo inseparabile fucile corto con fiocina.
Avevamo stabilito 1 ora di tempo per questa zona, salvo sorprese che
non si presenteranno e quindi allo scadere del tempo previsto, salgo
in gommone e recupero Fabio. La media di questa zona è stata
buona perché abbiamo altri 5 pesci validi, una spigola, due cefali
un sarago e un altro grosso tordo. Ci spostiamo subito verso la quarta
zona prevista, un altra che mi piaceva molto. Indosso uno schienalino
con altri 5 chili di zavorra e prendo il 90 perché pescherò
in soli due metri di fondale. Alla seconda immersione dopo soli dieci
secondi, vedo una bella testa che punta verso di me, è una spigola
di circa due chili. Non mi rendo conto di essere teso e la colpisco
male, tanto che con due scodate potenti si libera dall'asta. Non impreco
troppo e ricarico subito speranzoso che in zona ci sia pesce. La colpa
è stata mia quindi è inutile imprecare. Dopo altre due
immersioni ecco un bel cefalo, ma sbaglio completamente il tiro per
via di un brandeggio poco perfetto. Intanto Fabio non ha visto niente
perché è più al largo ed i pesci girano solo in
acqua molto bassa, come avevo previsto in funzione della marea che avevo
studiato nei giorni precedenti. Fabio vorrebbe spostarsi ma io voglio
insistere perché ho visto un buon movimento e sono convinto che
quella a venire, sarà l'ora migliore del basso fondale, allora
lo convinco ad affiancarsi a me ed insistere. Intanto cerco di concentrarmi
altrimenti potrei continuare a sbagliare i tiri e finalmente metto a
segno il primo colpo preciso su un cefalo e poi altri due a ripetizione
in pochi minuti, mi rendo conto che sto acquistando fiducia e sono meno
teso nel tiro, quindi riesco a recuperare le mie doti di cecchino, con
tiri spettacolari che sono sempre un'emozione in più. Ecco anche
il turno di una discreta spigola che alza il morale e quando raggiungo
Fabio per il consueto confronto, vedo con piacere che anche lui ha colpito
qualche pesce. Adesso è più fiducioso ed accetta volentieri
di dedicare altri 20 minuti non previsti dal programma in questa zona
di basso fondale. La scelta si rivelerà ottima perché
ci frutterà diverse altre catture. Siamo giunti a quattro ore
di gara ed il carniere comincia a prendere consistenza, quando ci spostiamo
verso il penultimo punto stabilito che naturalmente è di strada.
Abbiamo scelto un percorso che non prevede spostamenti avanti e indietro.
Infatti, gli ultimi posti sono più interessanti dei primi, ma
più lontani e quindi, logicamente, da fare per ultimi. Raggiungiamo
quindi il penultimo spostamento, una frana di massi bianchi con una
caletta dove giravano diversi cefali. Appena ci avviciniamo, notiamo
subito che una squadra è sul posto e questo ci dispiace. Entriamo
in acqua a circa 50 metri da loro e ci dirigiamo verso il punto strategico.
Io ho preso ancora il 90 mentre Fabio ha il corto e fiocina perché
giravano anche cefali in tana quando abbiamo trovato questo posto. In
poco tempo ci troviamo vicini all'altra squadra che vediamo scendere
sulla frana per guardare dentro alle tane. Hanno fucili lunghi, addirittura
uno di loro ha un doppio elastico e ci rendiamo subito conto che non
sanno pescare nella frana. L'istinto agonistico ha il sopravvento e
intuiamo che stanno cercando qualcosa di preciso. Cambio subito il mio
fucile con un 55 armato di fiocina e mi affianco a Fabio. Senza una
parola, scendiamo vicini e ci dirigiamo su due massi più grandi,
Fabio s'infila dentro un'apertura che avrei scelto anche io ed allora
senza esitare mi porto subito dalla parte opposta. Improvvisamente il
rumore sordo di un tiro mi avverte che Fabio ha colpito. Dalla parte
opposta da dove ha sparato Fabio, schizzano fuori diversi cefali con
l'intento di fuggire ma ne fulmino subito uno, bloccandolo nella fiocina
mentre gli altri si nascondono tutt'intorno. Scendiamo di nuovo mentre
gli avversari stupiti di questo uno due ci affiancano.
In pratica abbiamo continuato con una raffica di catture, estraendo
anche due grossi saraghi ed una salpa in pochi minuti, infilandoci tra
la frana come murene, mentre i nostri fucili corti ci anticipavano sempre
pronti al tiro. Dopo avere sfruttato il momento ed il punto strategico
continuiamo per un altro quarto d'ora con scarsi risultati ed allora
decidiamo di fare l'ultimo spostamento, previsto su quella caletta dove
in preparazione avevo trovato i saraghi, i dentici e l'orata. Mentre
giungiamo a segnale vediamo un altro gommone in zona, ma sono poco più
avanti del punto stabilito però sono disposti nella nostra direzione.
Ci fermiamo proprio sopra al punto ed infatti alla prima discesa cadiamo
sopra alle lastre con i saraghi e collezioniamo due catture, una a testa.
Subito dopo, con un ritmo serrato, esploriamo le altre fenditure e catturiamo
altri saraghi. Intanto gli avversari capiscono la situazione e ci raggiungono
a tutta velocità. Sono arrivati troppo tardi, in pochi minuti
avevamo già esplorato tutto. Fabio si allontana verso fuori con
l'intento di vedere se c'era ancora un dentice mentre io lo seguo più
di terra. Dopo poco sento un certo trambusto e alzo la testa. E' Dimitri
che solleva un bel dentice che Fabio gli ha appena passato. Avevo già
intuito che la gara di oggi era cominciata bene, ma quel bel pesce era
l'emblema del migliore alleato di gara, la buona sorte. Vado da Fabio
e mi complimento mentre decidiamo il da farsi. Manca poco alla fine
ed allora scegliamo di avvicinarci alla costa e terminare la gara cercando
qualche altro pesce. Di cefali ne avevamo dieci, quindi avevamo completato
il limite massimo, idem per i saraghi, l'unica preda che poteva servirci
era un tordo per completare la categoria in quanto ne avevamo nove,
oppure qualche altra specie. Ci impegniamo sul tordo, planando al limitare
delle alghe e finalmente ne catturo uno con non poche peripezie. Subito
dopo termina la gara.
Saliamo in gommone molto soddisfatti ed iniziamo a visionare il nostro
carniere. Abbiamo dieci cefali, dieci saraghi, dieci tordi, un Dentice
e quattro spigole. Siamo felici ma dobbiamo attendere l'esito della
bilancia che alla fine decreterà 32 prede valide, il maggior
numero di catture di giornata ed il primo posto in classifica. Al secondo
posto una squadra Ellenica formata da due giovani promesse che hanno
catturato due grosse cernie e quindici prede, poi la squadra Croata
con i nazionali Ikic e Gospic. Sotto tono la prestazione di Molteni
e Mazzarri, che sono i vincitori delle prime due manifestazioni, ma
hanno pagato la scelta di gara a rischio. Il campo di gara del secondo
giorno sembrava più povero di pesce ma più ricco di cernie,
quindi la nostra tattica poteva subire limitazioni e questo ci preoccupava.
Non avevamo però alternative e la scelta che per adesso ci aveva
premiato più del previsto, non poteva essere abbandonata. Ci
fidiamo di nuovo della nostra tattica, pur consapevoli che nella giornata
decisiva ogni dettaglio sarebbe stato fondamentale.
Al via, decidiamo quindi di partire intorno a degli scogli affioranti
dove avevamo visto alcuni cefali e qualche ricciola. Alla prima immersione
una ricciola di 2,5 chili finisce a pagliolo ed il morale torna subito
alto. Dopo poco ci spostiamo perché non girava altro. Con fatica
riesco a catturane due cefali di buone dimensioni e mentre sparo al
terzo, alcuni del branco fuggono tra le pietre appoggiate sulle alghe
circostanti, così chiamo subito Fabio e con dei gesti sott'acqua
gli faccio capire la situazione. Avevamo una squadra avversaria nelle
vicinanze e non potevo fargli intuire che stavamo catturando dei pesci,
altrimenti ci avrebbero disturbato. Mi avvicino al gommone dalla parte
nascosta alla vista degli avversari e deposito il pesce, poi ritorno
sul punto e avanzo di altri 20 metri circa mentre Fabio risaliva con
un grosso cefalo nella fiocina. Poco più avanti catturo una spigola
nella frana bianca e continuo. Mi allargo di poco e faccio un aspetto
in mezzo ad un branco di minutaglia nervosa tra roccia e alghe. Dopo
alcuni secondi di attesa sul fondo, mi accorgo che alla mia sinistra
qualcosa si muove, giro di poco lo sguardo e vedo un branco di una ventina
di cefali in avvicinamento con una bella spigola davanti. Giro lentamente
il fucile e attendo la spigola che all'improvviso fa dietro front e
fugge; mentre impreco e spero nei cefali, anche loro improvvisamente
esplodono in una fuga disordinata. Deluso della situazione, rimango
fermo e mi viene da risalire, ma qualcosa mi suggerisce che non è
il caso, infatti mentre rifletto sul perché di questa fuga disordinata
mi viene spontaneo pensare a qualche predatore in arrivo e non faccio
in tempo a ragionare che vedo comparire delle teste in rapido avvicinamento.
Sono ricciole di circa tre chili che in branco nuotano veloci verso
di me. Sparo subito alla prima senza indecisioni e la colpisco perfettamente.
Che emozioni queste catture in gara!
Continuiamo ma inutilmente per altro tempo, poi ci spostiamo su una
zona al limitare delle alghe, dove in preparazione avevamo visto alcune
corvine e qualche grosso tordo. Sul fondo c'era una sospensione di acqua
limacciosa e non si vedeva un pesce. Razzolando con attenzione catturiamo
una corvina ed un tordo, ma è poco per quanto speravamo. Ci spostiamo
ancora e scegliamo una frana bianca non distante. Come al solito io
mi armo del 90 e mi avvicino alla costa ben zavorrato, Fabio esplora
la frana. Dopo poco metto a segno due importanti catture con una spigola
ed una leccia stella. Vedo giungere il gommone con Dimitri che agitato
mi indica di andare da Fabio che è rimasto indietro. Appena arrivo,
Fabio mi dice che ha sparato una cernia nella frana ma si è incastrata
malamente. Il pesce ha girato dietro un angolo, oltre tutto non è
nemmeno colpito in un punto vitale. Si capisce che è possibile
estrarla ma comporterà molto tempo, forse anche superiore a quello
mancante al termine della prova. Io sarei per abbandonare ma è
un peccato. Se poi ce la facciamo è un bel punteggio aggiuntivo!
Non è facile rinunciare. Mentre Fabio continua a studiare la
situazione e cerca di lavorare la preda, io torno a provare alcuni aspetti
nelle vicinanze e colpisco un'altra spigola discreta. Torno da Fabio
ma la situazione non è migliorata, allora tentiamo l'ultima carta
ma ci rendiamo conto che il tempo incalza. Alla fine dopo altri tentativi
a vuoto, decidiamo di tagliare la sagola che leghiamo ad uno sperone
roccioso con l'intento di tornare più tardi, anche dopo la gara
per non lasciare la preda ferita dentro la tana. La scelta è
stata dettata dal fatto che per una preda grossa di improbabile estrazione
abbiamo preferito l'idea di catturare ancora qualche pesce perché
sapevamo che la vittoria sarebbe stata questione di pochi punti. Nel
tempo rimasto abbiamo catturato ancora una spigola, un tordo e due cefali.
 |
| Il
momento della ricca premiazione. Bardi e Antonini hanno vinto
fucili, vacanza premio, il premio speciale, coppe e targhe. |
La giornata
è stata vinta dalla squadra Francese composta dal Campione Bernard
Salvatorì ed il compagno Noguerra i quali hanno catturato 2 grosse
cernie, 2 dotti e tre pesci, terminando terzi nella classifica finale.
I nostri più vicini avversari hanno collezionato un altro bel
carniere composto da due grosse cernie e diversi pesci ma non gli è
bastato per la vittoria.
Al termine della giornata, nonostante il nostro buon carniere io avevo
delle perplessità e non mi fidavo delle notizie che giungevano
distorte. Dopo avere visionato i carnieri dei nostri avversari nutrivo
più speranze, ma fino all'ultimo istante è stata una pesatura
da brivido.
Mentre la bilancia elettronica collegata al computer elaborava in tempo
reale i punteggi in aggiornamento, noi atleti con la vecchia carta e
penna facevamo rapidamente i nostri calcoli e come sempre accade, al
seguire di un mormorio di delusione da una parte, seguiva il boato di
entusiasmo dall'altra. Troppe volte sono rimasto deluso per avere sfiorato
la vittoria ed essere giunto secondo di pochi punti, quindi la logica
mi convinceva di dare ascolto solo alla classifica e non ai commenti,
ma quando finalmente ho avuto la prova inconfutabile del vantaggio,
allora finalmente ho vissuto di nuovo quelle magnifiche sensazioni che
hanno arricchito la mia vita per molti anni e di cui sentivo la mancanza.
Sarei partito per questa gara anche con la certezza di arrivare ultimo,
perché mi piaceva l'idea di andare a divertirmi in mezzo a tanti
amici, però al momento che assapori di nuovo certe sensazioni
ti rendi conto che lo spirito agonistico non è cambiato.
Dopo un periodo in cui la vita mi ha messo a dura prova finalmente scopro
di nuovo l'entusiasmo. Il nostro assistente Dimitri che nonostante fosse
Greco, tifava per noi senza pudore, è subito venuto ad abbracciarci
condividendo la vittoria. Noi lo abbiamo sollevato di peso e lo abbiamo
lanciato in aria forti delle nuove energie che l'adrenalina del momento
ci aveva donato. Dimitri commosso si è messo a piangere e ci
ha regalato anche un momento di gioia aggiuntiva. E' vero che nelle
gare ci vuole anche fortuna, è vero che abbiamo pescato sempre
in acque poco impegnative ma quei 48 pesci validi certamente non facili,
ce li siamo andati a prendere dove potevano pescare tutti e questo ci
ha resi particolarmente felici. E' andato tutto bene e non potevamo
pretendere di più, ma soprattutto ci siamo resi conto che non
siamo ancora da pensione!
.
Marco
Bardi.
 |
|