IL
CAMPIONATO ITALIANO DI PRIMA CATEGORIA
TORRE
SAN GIOVANNI 21-25 GIUGNO 2000
Marco Bardi
racconta la sua gara.
Per
abitudini personali e motivi di lavoro, è difficile che entro nel clima
di un Campionato molto tempo prima. Ad un mese dall’inizio quando il
Campionato iniziava invece a farsi sentire, arriva la prima notizia
negativa. Alessandro il mio fido barcaiolo dei Campionati, ma anche
grande amico nella vita di tutti i giorni, mi comunica che con suo
grandissimo dispiacere non può accompagnarmi. Anche se sostituire un
barcaiolo a pochi giorni dalla partenza non è semplice, la cosa più
negativa è che non viene Alessandro che per me è fondamentale, mi
aiuta ad avere gli stimoli giusti, vive la gara con me nel bene e nel
male ed è bravissimo e attento come assistente oltre che in acqua nel
preparare. Ho però la fortuna di avere molti amici e non mi creo il
problema di sostituirlo fisicamente, credo che mi mancherà
principalmente per tutta quella serie di particolari che creano un
feeling perfetto. Quasi come un segno del destino, mi telefona Bruno De
Silvestri con il quale sono in ottimi rapporti. Durante una precedente
conversazione mi aveva detto scherzosamente “ se un giorno hai bisogno
di un accompagnatore ai
Campionati, a te lo farei con molto piacere “
finita la conversazione, gli chiedo se era sempre valida la sua
richiesta e gli spiego il perché. Mi aspettavo una risposta sicuramente
diversa del tipo non lo so, ci provo, ecc.
Invece mi dice domani ti do
una risposta e intanto ti ringrazio di avermelo chiesto. Rimango
meravigliato e come se non bastasse, il giorno successivo mi dice
tutto bene, quando partiamo? Ho evidenziato tutto questo perché Bruno
è stato determinante nella vittoria di questo Campionato e per vincere
ci vuole anche che gli eventi e le circostanze siano positive. Il giorno
11 iniziamo il lungo viaggio raccontandoci le ultime pescate e parlando
di quello che ci aspetterà in questa gara. Nel 1994 nello stesso campo
gara, era stato organizzato il Campionato di seconda categoria nel mese
di settembre con ricchi carnieri di pesce bianco. Pertanto ci
aspettavamo una zona ricca di pesce anche se bisognava giustamente
tenere in considerazione il periodo di giugno che è sicuramente
diverso.
Tra
un discorso e l’altro, siamo arrivati nel tardo pomeriggio e dopo la
consueta riunione degli atleti, abbiamo sistemato il nostro alloggio e
preparato le attrezzature. La mattina successiva abbiamo iniziato la
preparazione come tutti gli altri atleti e abbiamo deciso di guardare il
campo di gara tre che sulla carta sembrava il più interessante. Meglio
iniziare bene ne va del morale abbiamo detto scherzosamente. Invece a
fine di giornata non eravamo molto felici, avevamo percorso ampi tratti
di mare incontrando veramente
poco pesce. Il giorno seguente partiamo
come sempre dal porticciolo di Torre San Giovanni con l’intenzione di
visitare il campo uno quello più distante in direzione di Gallipoli.
Una volta sul posto ci accorgiamo di avere dimenticato le pinne in
macchina. Dopo le imprecazioni del caso, prese con molta filosofia,
rientriamo a prenderle e torniamo di nuovo sul posto. Abbiamo fatto
un'ora e mezza in gommone ma il morale è ancora buono, anzi ci
scherziamo sopra. Anche oggi dopo ore di ricerca, non abbiamo visto
molto e rientriamo leggermente delusi.
Il terzo giorno proviamo con il campo più vicino, ovvero il campo due,
quello centrale. Troviamo poco anche oggi, anzi una bella tana è stata
segnata, ma il campo gara si estende poco al largo e la zona è già
battuta da altri atleti, quindi è evidente che altri la troveranno e ci
sarà da dividere il pescato.
Durante il pomeriggio si verifica un inconveniente al motore del
gommone, non entrano più le marce. Dopo vari tentativi senza successo,
mentre Del Bene stava raggiungendoci per rimorchiarci, riusciamo ad
ingranare la marcia avanti e con molta cautela rientriamo. Questa non ci
voleva, chissà quale sarà il problema e quanto tempo perderemo per
risolverlo!
In quel momento rientra Stefano Bellani e dopo avergli spiegato tutto mi
dice: forse ho capito mi è già successo anche a me. A quel punto si
mette a smontare il piede del motore e con grande soddisfazione ripara
il guasto. Finito il lavoro mi dice scherzando: per questo intervento
voglio in cambio una tana di saraghi.
Nei momenti del bisogno è bello avere degli amici che ti aiutano,
Gabriele del Bene è venuto subito a rimorchiarci e Stefano si è reso
disponibile a ripararlo.
Dopo queste tre giornate di preparazione non sappiamo cosa pensare, ci
aspettavamo molto più pesce e più tane. Invece ci sono zone enormi
senza tane con fondali in prevalenza di grotto basso poco traforato e
alle volte non si vede girare un pesce. Bruno inizia a dare i primi
cenni di insoddisfazione, anche altri atleti iniziano a dire che gira
poco pesce. Chi aveva già partecipato al precedente Campionato conferma
assicurando che c’è molto meno pesce del 94.
Secondo me è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive,
mancano cinque giorni di preparazione che possono essere sufficienti per
capire.
Poi arriva anche il brutto tempo con mare mosso e acque più torbide.
Proviamo tutte le carte anche quella del bassofondo ma non danno frutti
interessanti.
Bruno anche se spazientito ha una gran voglia di trovare
qualcosa di buono e per me è molto stimolante, non lo devo deludere.
Il suo modo di fare gentile, ricco di attenzioni e premure, la sua
voglia di fare bene mi fa sentire a mio agio. Poi con Bruno ci siamo
trovati subito bene e come con Alessandro c'intendiamo anche con
semplici gesti.
I giorni di mare brutto sono stati pesanti ma la nostra determinazione
è stata ripagata, abbiamo iniziato a segnare zone discrete e un paio di
tane buone. Alla fine della preparazione non avevamo comunque dei posti
speciali dove sperare di fare carnieri strepitosi, ma la scelta era
stata di non rischiare troppo nelle ricerche particolari, ma di
privilegiare le zone di pesca dove in ogni caso potersi difendere.
Il
Campionato prevedeva tre giornate a somma di penalità che a mio avviso
è una formula giusta e selettiva, pertanto sarebbe stato fondamentale
cercare di essere regolari nelle tre giornate e così è stato.
Sinceramente
non riuscivo a valutare quale risultato avrei ottenuto anche perché,
quando si hanno principalmente zone dove pescare, con poche tane buone e
probabilmente conosciute anche da altri, è difficile fare delle
valutazioni concrete.
Molti atleti si lamentavano della loro preparazione, ma anche questo è
normale ogni gara ci sono i soliti pianti scaramantici, poi come
d’incanto, il pesce in gara esce sempre. Con il fatto che non ci sono
distanze da rispettare tra i concorrenti, sarebbe ovviamente
controproducente che qualcuno dicesse di avere molti pesci prima della
gara, rischierebbe di trovarsi una decina di altri atleti addosso.
Considerando poi che alla fine di ogni campionato, molti evidenziano che
avevano tane da cento a mille pesci, si denota che non conosceremo mai
la realtà. Bisogna anche tenere in considerazione che ci sono soggetti
che ogni gara gli succede di tutto, trovano vuote tane da favola,
rompono attrezzature di ogni genere, hanno mille problemi fisici, sulla
bilancia solo i loro pesci non arrivano di poco e così via. Tutte
queste valutazioni fanno capire come sia negativo lasciarsi
condizionare.
Bruno più giovane e con meno esperienza era perplesso e mi diceva, come
fai a restare calmo? Esperienza Bruno, ho capito che nove volte su dieci
la cosa che conta di più è quella che valuti con i tuoi occhi. Non
siamo gli ultimi arrivati e con otto giorni di preparazione, non avremo
capito certamente tutto, ma credo che non sarà molto diverso da quello
che riusciamo a valutare e poi quello che conta sono i pesci che prendi,
non quelli che vedi senza poi catturarli, oppure quelli che perdi o che
addirittura non ritrovi sui posti segnati.
Sono le ovvie tensioni del periodo che precede la gara.
L’organizzazione è stata impeccabile e non ci sono state polemiche di
nessun genere. Durante la riunione che precede il Campionato, ci ha
onorato con la loro presenza anche il Presidente del settore Alberto
Azzali ed il Ct Roberto Borra e ci hanno informato sulle ultime notizie
e sui programmi futuri.
Per l’ambiente è stata una nota molto positiva e anche in
quest'occasione i commenti sono stati costruttivi e senza polemiche. Il
clima era quindi giusto e tutti non vedevano l’ora di iniziare questo
entusiasmante campionato.
Il 21 giugno alle sette del mattino tutti gli atleti si ritrovano al
porticciolo, è finalmente giunto il momento.
Una delle situazioni più
simpatiche è proprio nel periodo che precede l’inizio di ogni
campionato. Ci sono volti tesi e nervosi, altri apparentemente più
tranquilli, qualcuno che sorride ironicamente facendo finta che è
tranquillo e non mancano i soliti scongiuri di rito ed i consueti pianti
propiziatori.
Ma il tempo vola e in un attimo ci ritroviamo tutti al centro campo gara
e aspettiamo che il giudice confermi la partenza. In quel momento tutti
gli atleti sono concentrati e pronti ad una fulminea partenza.
Già da quei momenti si può ben capire chi non ha detto la verità,
perché infatti tanto accanimento in una partenza se tale atleta fino a
poco prima
diceva di non avere nulla di buono? Ma è così già lo sappiamo,
anzi le uniche attenzioni importanti sono rivolte
agli altri concorrenti
solo per capire in base alla loro posizione dove partiranno e di
conseguenza si spera che non sia il nostro stesso posto.
Io
avevo deciso di partire su una tana dove in preparazione avevamo trovato
una dozzina di saraghi grossi. La tana però non era bellissima ed avevo
anche considerato che qualche altro concorrente l’avesse trovata.
Pertanto mi accontentavo di prendere due o tre pesci nella migliore
delle ipotesi.
Il
giudice decide di dare il via tramite il tradizionale segnale acustico.
E’ bella la partenza con i gommoni che sfrecciano in ogni direzione,
alcuni si fermano repentinamente a segnale, altri proseguono in
direzione del proprio segnale più distante. Dopo pochi minuti siamo
vicini alla tana e i gommoni che puntano in quella direzione sono tre in
totale. Difatti arrivati sul posto rallentiamo tutti assieme, la velocità
dei mezzi nautici è simile tra loro, siamo tutti vicini e prima ancora
di entrare in acqua ho già capito che dovrò dividere il posto con
Mangano e Paggini.
Grazie
alla precisione di Bruno che mi porta sul segnale e alla mia rapidità,
sono il primo a scendere, mi affaccio e in una frazione di secondo
capisco che i saraghi in peso sono solo tre, sparo al primo che mi
capita a tiro e risalgo. Mentre inizio la risalita Paggini spara ad un
altro sarago. Passo velocemente a Bruno il fucile corto con fiocina
mentre il sarago si dibatte ancora e con un identico fucile scendo di
nuovo.
La tana è polverosa ma con la torcia riesco ad illuminarla bene, vedo
due saraghi sotto peso e non sparo, mi sposto dall’altra apertura ma
niente, il terzo sarago di peso è fuggito. Mangano intanto è alla
ricerca della propria maschera che gli è caduta nel momento in cui è
entrato in acqua e purtroppo ha perso quei secondi preziosi per sperare
di prendere un pesce.
Continuiamo invano la ricerca per alcuni minuti ma intorno non ci sono
pesci. Io decido quindi di spostarmi su un’altra tana a trecento metri
di distanza. Si tratta di una lastra isolata nelle alghe ma che non
ospita molti pesci.
Appena arrivo riesco a sparare un sarago in peso dentro alla tana e al
secondo tuffo un tordo al limite del peso davanti ad una imboccatura del
lastrone. Mentre mi faccio passare un arbalete da 75 per cercare di
sparare il secondo ed ultimo sarago presente, arriva Micalizzi e scende
sulla stessa tana. Quando siamo in due ed il pesce è nervoso diventa
tutto più difficile. Riesco, infatti, a vedere il sarago ma non a
prenderlo. Micalizzi si sposta e anche io decido di lasciare il posto
per tornarci eventualmente dopo. Sono convinto che potrebbe entrarci
qualche sarago che disturbato, arriva dalle vicinanze per nascondersi in
quella tana.
Al
terzo spostamento mi butto su una zona di grotto dove avevo visto girare
qualche sarago che non s'intanava. Difatti scendo con il 90 e al secondo
aspetto ne prendo uno bello. E’ passata un’ora e sono a tre pesci
validi sicuri. Avevo previsto di accontentarmi catturandone otto in
cinque ore gara quindi tutto sommato non è male.
Proseguo con un altro spostamento simile al precedente ma senza
risultati per assenza totale di pesce, quindi mi sposto su una tana di
cernia trovata in preparazione in una zona a due miglia circa di
distanza.
E’ il punto più profondo tra i segnali di questa giornata. Ci sono
circa 25 metri di profondità e la tana è posta su un ciglio di grotto
spaccato. Scendo con il 90 e cerco accuratamente anche nelle fessure
vicine ma della cernia nemmeno l’ombra. L’acqua sul fondo è fredda
e velata, le condizioni non mi piacciono per insistere.
A questo punto mi sposto su una zona di grotto con cigli bassi alternati
a sabbia dove ho visto girare qualche sarago nervoso, ma essendo uno dei
punti dove il fondale si dimostrava più interessante e abbastanza
esteso, mi dava affidamento per catturare qualche pesce. La visibilità
era di circa 10 metri e la profondità variava dai 18 ai 20 metri.
In zona vi erano pochi gommoni pertanto con il 90 effettuo una serie di
planate che si tramutavano in veri e propri aspetti sul fondo quando
individuavo le zone giuste. Con ritmo regolare, uno ogni mezz’ora,
prendo tre saraghi in peso all’aspetto e sono quindi a sei dopo tre
ore di gara.
Intanto la zona si era popolata di altri concorrenti.
Adesso avevo
vicino Del Bene e Baldassarre. Dopo poco arriva Congedo ma si allontana
presto, non lontano c’era Calcagno, Sirchia e altri due concorrenti.
Troppa confusione per continuare all’aspetto, mi soffermo quindi su
una zona più ricca di fessure e con un arbalete da 50 con fiocina
inizio una ricerca a tappeto nelle mille fessure del grotto. Man mano
che passava il tempo i pesci erano sempre più nervosi e meno presenti,
ma fortunatamente riesco a catturare qualche sarago, di cui due in peso
sicuri e altri tre da valutare sulla bilancia.
L’ultima
mezz’ora alcuni gommoni si sono allontanati e Bruno mi ricorda che non
troppo distante da dove ci troviamo, c’è la tana della cernia,
possiamo andare a ricontrollare tante volte fosse rientrata, mi dice:
possiamo anche ritornare al lastrone isolato nelle alghe per vedere se
è rientrato qualche sarago. Preferisco restare in zona, rispondo,
voglio catturare almeno un altro pesce sicuro. Tra rischiare di passare
l’ultima mezz’ora alla ricerca di una cernia che poco prima non
c’era, oppure di passare 20 minuti in gommone per fare poi solo due
tre tuffi su una tana già visitata, non mi convinceva. Preferivo
tentare di prendere un pesce quasi certo in una zona che aveva dato bene
o male i suoi frutti.
Con
la somma delle penalità anche un pesce può fare la differenza. Non
saprò mai se la cernia c’era, ma ho la certezza che altri due pesci
di cui uno valido li ho catturati. Quello in peso sono riuscito a
prenderlo proprio all’ultimo tuffo quando mancavano solo tre minuti
alla fine. E’ stata una cattura veramente entusiasmante.
Scendo con il 90 e prima di appoggiarmi sul fondo vedo in lontananza due
saraghi belli. Effettuo il classico aspetto, ma sul più bello il rumore
di un gommone che passa velocemente li spaventa e non si avvicinano.
Sapevo
che se non avessi sparato in quell’apnea difficilmente avrei avuto
un’altra occasione, quindi con calma e freddezza mi nascondo
completamente sotto il ciglio e scorro una decina di metri in direzione
dei due saraghi. Quando penso d'essere vicino, mi affaccio con molta
cautela e sono pronto a sparare.
Un sarago mi vede e si gira un attimo
con un atteggiamento sorpreso, in quel preciso istante anche per ovvie
questioni d'autonomia, mi allungo velocemente verso di lui e lo sparo
mentre si gira deciso a fuggire. Un tiro come dico io, alla Pecos Bill e
la fortuna mi bacia in fronte. Preso da dietro e passato da parte a
parte rimane nell’asta dibattendosi senza speranza. Devo ringraziare
anche il mio fucile che allestito alla perfezione non mi tradisce quasi
mai.
Oltre
alla fortuna di sparare un pesce negli ultimi minuti di gara, devo dire
che è una grande soddisfazione prenderlo in questo modo, con grande
convinzione e lucidità. Anche questi particolari sono importanti
per vincere una gara.
I primi che incontro sono Calcagno, Del Bene, Bellani e altri. Hanno
un’espressione delusa e infatti mi confermano una gara con poche
catture che ovviamente non li soddisfa.
Poi come sempre accade arrivano invece i bei carnieri. La giornata viene
vinta da Pisci che ha diversi grossi cefali pescati allo sbocco di uno
stagno, secondo Riolo che ha un bel carniere di saraghi, terzo Praiola
con nove saraghi e un’orata e quarto io con nove saraghi.
La prima giornata è finita ed io sono soddisfatto, sia per come ho
pescato, sia per i posti che avevo dove non potevo fare di più.
Il giorno successivo, giovedì 22 giugno il tempo è buono ed il mare è
calmo. Alle sette del mattino il consueto raduno al porticciolo dove ci
viene comunicato che oggi la gara sarà sul campo 1, quello più a
Ovest.
Sono tranquillo e al tempo stesso determinato. Oggi ho la partenza su
una zona con qualche sarago. Il fondale è di circa 20 metri con tre
blocchi di grotto appoggiati sul fango.
Per
pura coincidenza la giuria si ferma al centro campo gara proprio sopra
alla zona dove avevo deciso di partire.
Di
solito tutti i gommoni stanno distanti dall’imbarcazione della giuria,
puntando in varie direzioni con motore acceso pronti a scattare al
segnale sonoro.
Io
invece ero preciso sopra al mio segnale e quindi tenevo il motore spento
ed ero pronto a buttarmi direttamente in acqua. Guardandomi attorno ho
subito capito che avevo molti inquilini su quella zona. Eravamo in
cinque gommoni fermi sopra e a motore spento.
Senza
lasciarmi condizionare, mentre attendevo il segnale di via, ho iniziato
la respirazione cercando di rilassarmi. Contemporaneamente controllavo i
riferimenti a terra per essere sicuro di trovarmi preciso sopra.
Al
via sono sceso subito sulla tana principale affacciandomi per primo
all’imboccatura. Purtroppo non c’erano saraghi di peso come nei
giorni precedenti ma solo alcuni piccoli.
Penso
che probabilmente impauriti dalla confusione dei numerosi gommoni si
sono allontanati, ma qualcuno forse si sarà nascosto negli anfratti
adiacenti.
Mentre anche gli altri atleti sommozzavano alla ricerca di una preda,
riesco a catturare un primo sarago in una piccola fessura a pochi metri
dalla tana principale. Continuo la mia ricerca con un Excalibur 50 con
fiocina, guardando accuratamente ogni apertura e riesco a catturare
altri due saraghi. Intanto alcuni concorrenti si allontanano a mani
vuote e restiamo solo in due.
Avevo
calcolato di passare un’ora circa su quella zona per poi spostarmi a
duecento metri di distanza su un ciglio interessante.
Bruno
mi aveva fatto notare che su quel posto vi erano altri tre gommoni,
pertanto insisto nel punto della partenza ed evito di andare
sull’altro spostamento. Riesco a catturare il quarto pesce valido e
altri due probabilmente sotto peso.
Dopo un’ora e mezza decido di spostarmi e vado a controllare
velocemente due segnali vicini, ma anche la ci sono passati altri
concorrenti che hanno lasciato tracce inconfondibili della loro presenza
con sospensione e torbido sul fondo e nelle tane.
Cambio
quindi completamente zona e mi dirigo quasi a fine campo gara dove su
una lingua di grotto basso ci gira qualche sarago senza intanarsi.
Appena
scendo in acqua mi accorgo che c’è una corrente fortissima, il
fondale è di 22 metri e da sopra non si vede niente perché la
visibilità è mediocre. Decido allora di risalire in gommone e mi
faccio trasportare cento metri più a monte di corrente.
Tenendo sempre sotto controllo i riferimenti a terra, mi preparavo
lasciandomi trasportare dalla corrente e circa 20 metri prima del punto
preciso, scendevo in direzione del punto previsto. Con queste condizioni
è impegnativo pescare anche a profondità di questo tipo e poi si perde
molto tempo per risalire in gommone, spostarsi cercando la giusta
traiettoria e prepararsi al tuffo.
In gara non ci si ferma davanti a niente e se la sotto ci sono pesci
bisogna impegnarsi al massimo.
Scendo con il 90 pronto ad effettuare degli aspetti. Dopo due tuffi
riesco a colpire un bel sarago e dopo qualche altro tentativo metto a
pagliolo anche il secondo.
Bruno è particolarmente contento e ad ogni cattura mi sfoggia un
sorriso a mille denti dimostrandomi che anche lui sta vivendo
intensamente la gara. In queste situazioni ogni cattura ha un valore
doppio.
Insisto ancora nella zona e a cento metri di distanza dal punto
principale riesco a colpire un altro bel sarago all’aspetto.
Sono passate più di tre ore e ho sette pesci sicuri e due da pesare,
non è male ma devo insistere fino alla fine.
Mi
sposto su una zona di grotto traforato sui 16-18 metri dove in
preparazione avevo visto qualche sarago girare.
Ci
sono molti gommoni intorno ed è evidente che la zona sia stata già
battuta.
Inizio una ricerca a tappeto ispezionando ogni fessura con ritmo serrato
e riesco a catturare sei pesci, dei quali solo 2 sono sicuramente in
peso e gli altri molto dubbi.
Manca mezz’ora alla fine della gara e da circa venti minuti non riesco
a vedere più un pesce. E’ il momento di cambiare tattica devo
prendere almeno un altro pesce prima che finisca la gara.
Non
avevo più zone da controllare e quindi potevo scorrere il fondale
casualmente, oppure spostarmi su qualche segnale già fatto. Decido di
ritornare nella zona dove c’era corrente forte perché di solito con
quelle condizioni il pesce si sposta molto e anche se due ore prima vi
avevo pescato, potrebbe essere rientrato qualcosa.
Dopo
alcuni minuti riesco ad individuare da lontano un sarago grosso che
nervosamente girava vicino ad un ciglio basso con grotto davanti.
Lasciandomi
planare a favore di corrente, mi avvicino e tento la cattura con un
aspetto. Il sarago che non era affatto tranquillo tenta di allontanarsi
a piccoli scatti riparato da alcuni blocchi di roccia.
Capisco che se lo
lascio andare è perso, quindi cerco di anticiparlo, e
considerato che avevo il 90 in mano, potevo permettermi un tiro lungo.
Il pesce appena si sente pressato inizia a vibrare facendo più volte
avanti e dietro prima dello scatto finale. Capisco che quello era
l’ultimo attimo disponibile. Devo tentare un tiro azzardato. Altre
volte mi sono capitate situazioni simili e anche non prendendo il pesce,
spesso con lo sparo e la freccia che lo sfiora s'intana nella prima
apertura che trova.
Senza
perdere altro tempo e con molta decisione, la freccia scocca velocemente
in direzione del sarago di circa un chilo di peso. Il tiro è molto
difficile ed il pesce viene solo rigato lateralmente dall’asta che si
conficca sul fondo Il
sarago come sperato s'intana su una spacca vicino. E’ molto impaurito,
quindi è probabile che scappi al più presto. Lascio il 90 sul fondo
che serve anche ad indicarmi con esattezza il punto dove si è nascosto.
Impugno
un fucile da 60 con la fiocina e scendo di nuovo con la massima rapidità.
Mi affaccio all’imboccatura della tana ed inizio a scorrerla
rapidamente pronto a sparare. Con un colpo d’occhio riesco a vedere
dall’altra parte il sarago che velocemente tenta la fuga. Non c’è
il tempo per accendere la torcia o per prendere la mira il colpo parte
rapido e istintivo.
L’asta
si ferma e inizia a vibrare, mi rendo conto che è stato colpito. Prima
di tirare bruscamente mi accerto di come è stato colpito e
successivamente lo recupero. Anche oggi un bel sarago nel finale che mi
riempie di soddisfazione.
Bruno
aveva capito data la rapidità di esecuzione e la richiesta repentina
del secondo fucile che qualcosa di buono poteva accadere e quindi mi
aspettava ansioso di vedere cosa succedeva.
Quando gli mostro il bel
sarago esultiamo contemporaneamente.
Pochi altri minuti e la gara termina. Anche oggi sono contento di com'è
andata, non ho sbagliato un pesce e ho pescato bene, sfruttando al
meglio le zone che avevo. Restava ovviamente da vedere cosa avevano
fatto gli altri.
Alla pesatura si evidenziava il recupero di alcuni forti atleti come
Calcagno che vinceva la giornata con 14 pesci. Secondo Bellani con 12
saraghi. Terzo Del Bene con 10 pesci validi. Quarto Ponzio con 10 pesci.
Io sono quinto sempre con 10 pesci validi e ancora una volta tutti
saraghi. Ne avevo presentati altri sei ma come molti altri concorrenti
me li sono visti scartare per poco. Sesto Pietro Milano. Settimo Riolo.
Ottavo Antonini. Nono Petrollini che aveva fatto bene anche il primo
giorno.
A
questo punto la classifica parziale dopo due giornate mi vedeva al primo
posto con nove penalità a pari merito con Riolo. Terzo Micalizzi con 16
penalità, quarto Milano con 17 e quinto Petrollini sempre con 17. Al
sesto posto parziale Ramacciotti con 21 penalità.
A
questo punto i giochi per la vittoria si limitavano salvo sorprese
clamorose ai primi cinque in classifica ma in modo particolare tra i
primi due che a pari merito avevano sette penalità di vantaggio sul
terzo.
Il
venerdì 23 giornata di riposo come previsto dal regolamento. Dopo due
giorni di fatiche veniva concesso un giorno per riposarsi e sistemare le
attrezzature. Alle sei del pomeriggio riunione ufficiale con tutti gli
atleti. Dopo il commento di Alberto Azzali e le varie domande e
chiarimenti, la riunione termina e hanno inizio i soliti commenti sulla
giornata di domani. Iniziano le simpatiche scommesse su chi vincerà,
qualcuno azzarda ipotesi, altri mi suggeriscono tattiche.
E’ piacevole
vedere tutto quel fermento anche perché lo vivi da protagonista.
Il
campo di gara dell’ultima giornata era quello che per certi aspetti mi
preoccupava di più. Avevo trovato tre tane buone di cui una in
particolare più che una tana era una zona con più aperture e c’erano
diversi saraghi.
Però
ero certo che avrei potuto sfruttare solo sulla partenza perché tutti e
tre i segnali erano conosciuti da altri concorrenti. Ero sicuro di
questo perché avevo avuto modo di capirlo in preparazione, sia vedendo
con i miei occhi qualcuno soffermarsi in queste zone, sia vedendo il
pesce che ogni volta sempre più nervoso diminuiva di numero.
Sono
i classici sintomi di disturbo che ho imparato a percepire nel pesce.
Avevo
deciso pertanto di partire sulla zona con più aperture proprio perché
avevo valutato che il pesce avrebbe preferito nascondersi piuttosto che
fuggire. A quel punto pensavo che nelle altre zone conosciute non sarei
neppure andato perché sicuro di trovarle già sfruttate a dovere.
Non
avevo idea comunque di quante persone sarebbero partite sullo stesso mio
segnale e di quanti pesci vi sarebbero stati presi. Pertanto non potevo
valutare come sarebbe stata la terza ed ultima giornata di gara.
La
mattina del 24 giugno dopo il consueto raduno ci avviamo verso il centro
campo gara. Molti volti sono tesi, c’è chi si gioca il Campionato, ma
c’è anche chi deve recuperare posizioni importanti o chi ha paura di
perderne.
Il
mare è calmo e la giornata soleggiata. La visibilità in acqua sembra
come nei precedenti giorni.
Al
via come m'immaginavo un folto gruppo di gommoni parte nella stessa mia
direzione. La zona posta a circa mezzo miglio dalla costa su una
profondità di 19 metri era a pochi minuti di gommone dal centro campo
gara. Anche se qualche mezzo era più veloce di altri, la breve distanza
del tragitto ha messo tutti sullo stesso piano.
Arrivati
sul posto a colpo d’occhio ho capito che eravamo almeno sette gommoni.
Senza scoraggiarmi mi butto appena Bruno mi conferma che siamo precisi
sopra.
Il fondale non si vedeva da sopra e quindi dopo pochi respiri m'immergo
e scendo sulla tana. Con mia sorpresa non riconosco il fondale e risalgo
immediatamente. Guardo i riferimenti a terra e mi accorgo che sono ad
almeno cinquanta metri di distanza.
Fatto singolare è che anche gli altri sono vicini a me, possibile che
tutti hanno sbagliato i riferimenti?
E, infatti, non è così, una fortissima corrente ci sta spostando a
tutti nella stessa direzione. Appena capito inizio a pinneggiare contro
corrente data l’impossibilità di risalire in gommone in quanto ero
circondato da altri mezzi e concorrenti.
Riesco con non poca fatica a vincere la corrente e una volta sul punto
dico a Bruno di buttare una Boa poco più avanti per segnalare la zona.
Bruno dal gommone aveva capito tutto e mette tre chili di piombo alla
sagola della boa per evitare che la corrente la sposti. Qualche altro
invece ha buttato la boa con il classico pedagno da 500 grammi e
ovviamente, si vedeva qualche pallone che volava via in corrente.
I primi a scendere siamo io e Sirchia e troviamo i pesci nervosi alle
imboccature dei vari spacchi. Il primo colpo va subito a segno su un
fasciato grosso e anche Sirchia colpisce un sarago a pochi metri da me.
La forte corrente metteva tutti in difficoltà e addirittura si è
verificata una scena simpatica. Un altro atleta si era letteralmente
attaccato alla mia boa zavorrata e la usava come gavitello per riposarsi
mentre si ventilava.
Ad ogni tuffo dovevi stare attento in discesa a non sbattere su qualcuno
che risaliva e quando riemergevi dovevi fare attenzione ai gommoni che
avevi sopra la testa.
Dopo qualche tuffo avevo già tre saraghi a pagliolo e senza curarmi
troppo degli altri continuavo incessante la mia ricerca con ritmo e
determinazione. In quei momenti sei come una macchina sai che per fare
la differenza devi anche dare il massimo. La sfida era comunque
avvincente e alcuni atleti dopo numerosi tuffi a vuoto decidevano di
mollare spostandosi su altre zone. Restavamo io, Pisci, Milano e Sirchia
che lasciava la zona dopo pochi minuti.
Il
confronto diretto con altri atleti sullo stesso posto con gli stessi
pesci e le stesse condizioni è il massimo.
Un conto è tornare a terra
con lo stesso numero di prede, ma senza sapere se uno o l’altro aveva
zone migliori o tane più ricche. Il confronto diretto invece ti può
dare indicazioni più o meno reali perché peschi nella stessa zona con
le stesse caratteristiche. Ecco quindi che si possono evidenziare le
eventuali differenze di tecnica, di ritmo, di determinazione.
In
queste occasioni io di solito non m'innervosisco, anzi mi si scatena il
massimo dell’agonismo e determinazione, la famosa gara nella gara.
Avevo individuato tra i vari anfratti, dove si spostava il pesce e
cercavo di non far vedere agli altri concorrenti dove andavo a guardare.
Aspettavo che loro iniziassero la risalita ed io scendevo per trovarmi
da solo sul fondo, così da sopra non potevano vedermi. Quindi ogni
tanto riuscivo a prendere un pesce anche da aperture secondarie.
Anche
se molti tuffi andavano a vuoto, continuavo a prendere saraghi con
regolarità. Dopo due ore avevo nove pesci sicuri.
A
quel punto considerato il disturbo sul posto e visto che gli altri non
effettuavano catture, decido di visitare velocemente le altre tane nella
speranza che vi sia qualche pesce ancora nascosto negli anfratti.
Arrivo a segnale e mi accorgo che anche in questo punto ci sono due
concorrenti.
La tana era molto bella e lunga con un lastrone enorme
aperto da due lati collegato ad un pezzo di ciglio comunicante. Scendo
con il 90 deciso ad infilarmi tutto dentro sperando che, considerata la
corrente e la confusione non lo abbia fatto nessuno.
Quando sei determinato e prendi fiducia nei tuoi mezzi ti riescono cose
che in altri momenti sembrano impossibili. Entro completamente dentro il
lastrone e accendo la torcia, in fondo vedo un leggero bagliore e senza
pensare sparo a circa tre metri di distanza. E’ un bel sarago che
porto fuori dalla tana nello stesso tuffo. Senza perdere altro tempo mi
sposto subito su un’altra tana nella speranza di bissare il tentativo
precedente.
Su questa non ci sono concorrenti ma sul fondo c’è un gran polverone
ed è praticamente impossibile sperare di prendere un pesce. Inoltre la
tana è meno bella quindi desisto. Risalgo in gommone e torno su quella
precedente. Mi ripresento in pratica dopo pochi minuti ed il concorrente
che poco prima mi aveva visto arrivare, prendere un pesce e andarmene,
mi guarda incuriosito. Scendo di nuovo con il 90 stavolta
dall’imboccatura opposta, m'infilo di nuovo dentro e stessa scena di
prima, vedo un leggero bagliore che si sposta e sparo.
Altro sarago
grosso, lo tiro fuori e risalgo in gommone.
Sicuramente
in queste cose c’è un misto di bravura e buona sorte, ma quando ti
succedono in gara ti carichi al massimo.
A
questo punto torno di nuovo sulla tana della partenza e ci sono sempre
Pisci e Milano che leggermente spostati cercano anche nei dintorni. Al
primo tuffo scendo su una spacchetta quasi nascosta dove prima di andare
via avevo sparato un sarago. Scendo mi affaccio a testa in giù e senza
accendere la torcia per motivi di spazio, sparo appena vedo la sagoma di
un pesce. Si tratta di un altro bel sarago. Scendo di nuovo su
un’altra apertura dove avevo lasciato un sarago nervoso nascosto
dietro un piccolo anfratto e riesco a catturare anche quello. Poi metto
a pagliolo altri 3-4 saraghi ma non sono sicuro di quanti siano in peso.
Ad
un’ora circa dalla fine, quasi certo che da quella zona non sarebbero
più usciti pesci, mi sposto su una distesa di grotto sempre sui 20
metri per tentare qualche cattura scorrendo il fondale. Nei minuti
restanti, guardando in tutti gli anfratti con fucile corto e fiocina,
riesco a prendere altri tre saraghi anche se solo due sono in peso.
La
gara termina ed io ho addosso una carica di adrenalina notevole. Sono
consapevole che ho fatto una bellissima gara e che tutto è andato per
il meglio. A questo punto la contesa è solo tra me e Riolo, ma non
sapendo cosa ha preso, inizia il momento più delicato. Nei Campionati
di prima categoria oltre alla vittoria nel 1989 ho collezionato molti
buoni piazzamenti di cui ben cinque secondi posti, dei quali alcuni
maturati in circostanze simili. Pur facendo una bellissima gara potrebbe
non essere sufficiente e vedersi sfumare il titolo per ben sei volte è
un’ossessione che mi tormenta.
Non
ho quasi il coraggio di chiedere ad altri se sanno cosa ha preso Riolo.
I primi che incontro non lo sanno. Davanti al porticciolo sono radunati
molti gommoni, con i fotografi che scattano foto e atleti che mostrano
il carniere.
Quando
arriviamo subito l’attenzione si rivolge verso di noi e qualcuno
chiede conferma delle mie catture.
La
tensione è altissima ma quando più persone mi confermano che Riolo ha
nove o dieci pesci validi, mi sento finalmente libero di dare sfogo al
mio entusiasmo represso per anni.
Mi
lancio dal gommone e inizio ad urlare e dare pugni sull’acqua. Quelli
che mi conoscono e sanno che generalmente sono un tipo calmo e razionale
rimangono a bocca aperta.
Avevo
proprio bisogno di scaricarmi. Una delle sensazioni più belle è stata
proprio quella di liberarmi di questa persecuzione dei secondi posti.
Con
Bruno ci abbracciamo come due fratelli e in questi momenti non si può
fingere, sento che anche lui è felicissimo e scarica la tensione
accumulata. E’ sempre stato attento minuto per minuto, non lo ho mai
visto distrarsi e penso che abbia vissuto la gara intensamente come me.
Molto
sportivamente Nicola Riolo si congratula con me al rientro e mi conferma
la sua stima che è reciproca.
Alle
pesature il verdetto definitivo, primo di giornata con 17 prede valide e
primo finale. Anche Antonini ha fatto una bellissima gara e sempre con
17 prede valide finisce al secondo posto di giornata e quarto finale. Al
terzo posto di giornata Riolo con nove prede che gli valgono il secondo
posto assoluto.
E’
bellissimo vincere lottando sul campo senza nessun vantaggio e senza
tane da sogno. La regolarità e la determinazione sono state le armi
principali, ma i requisiti per trovare la giusta dimensione sono
nell’atmosfera che respiri prima della gara. Per questo vorrei
ringraziare ufficialmente Bruno De Silvestri che oltre alla sua
professionalità, mi ha trasmesso grinta e voglia di fare bene.
Anche
dopo anni di attività agonistica il sapore della vittoria è sempre
speciale e forse ancora più intenso. Adesso più di prima riesco a
gustarmi tutti i particolari della conquista ed è bellissimo sentirsi
di nuovo giovani e ricaricati.
Appena rientrato sono stato festeggiato dal mio Club, dalla Omer, dagli
amici di Brescia e dintorni, dagli amici di pesca e da molti altri.
Anche se sono forse le situazioni più semplici da immaginare, per me
hanno un valore importante, quello dell’amicizia e della stima. Posso
affermare che per me sono il premio più bello.
Per il momento non penso al futuro, ma cercherò di godermi al massimo
le emozioni di questa bellissima vittoria.

Marco
Bardi.
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