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LA
CHAMPIONS LEAGUE è una gara internazionale a coppie che vede
partecipanti di alto livello selezionati tra i Campioni nazionali in
attività, ma anche tra quelli che hanno lasciato l'agonismo, come nel
mio caso. La gara è considerata tra le migliori esistenti, infatti tra i
partecipanti spiccano nomi eccellenti. Tutto questo non può che creare
forti stimoli sia in me che ho voglia di vivere di nuovo le emozioni
agonistiche, sia in Fabio Antonini, mio compagno di questa sfida, che ha
voglia di riscattarsi dall'ultimo Europeo. Io e Fabio ci conosciamo da
20 anni e abbiamo fatto tante gare assieme e siamo molto affiatati
nonostante due caratteri opposti.
TRA
UNA PENSIERO E L'ALTRO ci troviamo a Lemnos, un'isola a est della
Grecia nel mar Egeo ed anche senza conoscerla, già intuisco che non la
potrò più dimenticare. Lo capisco mentre guardo il mare sotto l'ala
dell'aereo che sta atterrando. Sul posto incontriamo atleti dal Brasile,
Portogallo, Francia, Italia, Croazia, Grecia, Malta, Cipro e altre
Nazioni. Ogni squadra ha già un barcaiolo assegnato con relativo gommone
e dall'indomani inizieranno i tre giorni ufficiali di preparazione.
LA
PRIMA MATTINA mi alzo ed esco al balcone pochi minuti prima che
suoni la sveglia. Rimango subito meravigliato dal panorama. Gli
organizzatori consegnano a tutte le squadre la carta nautica della zona
con i limiti dei campi di gara. Il nostro assistente Dimitri, si
avvicina e si presenta con timidezza. Io e Fabio saliamo sul suo gommone
di 6 mt dotato di un motore 80 cavalli 4 tempi. Il mezzo è talmente
pulito che riflette al sole, è quasi un peccato salirvi sopra.
Fondali
con varie secche al largo, acque pulite e calde, impossibile vedere
tutto in soli tre giorni! Per cercare le secche ci vogliono gli
strumenti elettronici che il nostro gommone purtroppo non ha. Decidiamo
allora di esplorare una punta che delimita un golfo molto ampio.
Confidiamo di trovare rocce sparse o qualche bella cigliata. Dopo 2 ore
di ricerche ci rendiamo conto che la morfologia dei fondali è tutta
caratterizzata dalla stessa situazione: a terra c'è una frana che muore
in soli 15 metri e più al largo le alghe non lasciano spazio ad altre
rocce. Senza strumenti è veramente difficile cercare oltre, pertanto ci
spostiamo da un altro lato del campo di gara per vedere se cambia
qualcosa. In effetti scopriamo subito quel primo segnale che poi sarà
fondamentale nell'evolversi della preparazione: la roccia a terra ha
cambiato morfologia ed anche sott'acqua è tutto diverso. La frana è più
bella e degrada lenta, lasciando ampi spazi a canali misti tra roccia e
alghe. Come intuito, iniziamo a marcare pesce bianco e tordi. Non è il
massimo, ma intanto ci accontentiamo. Poco dopo ci allarghiamo fuori una
punta che scende ripida a sabbia e troviamo alcuni pezzi di roccia sui
34 metri di fondale che ospitano numerosi dotti in peso, ma non ci
convince la situazione. In questi fondali ci sono cernie profonde, ma
anche molti pesci in acque meno impegnative, quindi io mi candido per i
bassi fondali dove voglio esplorare meglio, soprattutto per cefali e
spigole. Fabio, da buon razzolatore, si candida per le basi delle frane.
Lasciamo Fabio mentre io e Dimitri ci dirigiamo almeno 2 miglia più a
sud. Appena entro di nuovo in acqua mi avvicino subito alla costa ed
inizio a scorrerla a ritroso. Dopo circa 2 ore ci incontriamo di nuovo.
Dimitri rimane colpito dalla nostra velocità di esplorazione. La
prepotenza fisica e caratteriale di Fabio gli regalerà per tutto il
tempo il soprannome Greco di "cinghiale di mare", come Dimitri si
divertiva a chiamarlo. A bordo c’era già un clima familiare e
divertente. Fabio ha visto qualche altro pesce in frana ma si tratta di
posti classici dove sicuramente cercheranno tutti. Io sono entusiasta
della mia ricerca perché l'intuizione si è dimostrata valida. Siamo ai
primi di Ottobre in un periodo in cui entrano i pesci in acqua bassa, il
fondale è molto simile a quello in cui pesco abitualmente e mi ha subito
convinto. Quando racconto a Fabio che avrei potuto catturare non meno di
10 pesci, all'inizio è scettico, ma mi conosce ed è costretto a prendere
in seria considerazione la mia proposta di continuare la ricerca in
basso fondale. Occorre una strategia vincente e quella del basso fondale
dove ci sono pesci misti può essere valida. Il regolamento prevede bonus
aggiuntivi al numero di prede e di specie, quindi favorisce la pesca al
pesce misto. La sera ci troviamo tutti a cena. Gli altri piangono perché
non c'è pesce, ma noi siamo troppo esperti per credere alle lamentele.
IL
SECONDO GIORNO iniziamo subito dal basso fondale nell’altro campo di
gara, con una nuova tattica di preparazione. Fabio scorre la frana da
metà verso la base, mentre io perlustro il basso fondale privilegiando
aspetti e agguati rapidi che sono il tipo di pesca che preferisco. La
zona più interessante era formata da una piccola baia dove, sul limitare
delle alghe, avevo visto una decina di saraghi intorno ad alcune lastre
con subito al largo dei discreti dentici ed una corpulenta orata
all'aspetto. Poco distante invece c'era un isolotto che si congiungeva a
terra tramite un ciglio che cadeva ripido con tane formate da lunghe
fessure. In un punto preciso c'era una concentrazione di corvine che
entravano e uscivano dalle fessure, ma si trattava di un posto dove ogni
atleta esperto avrebbe cercato. Per il resto tra tanti posti simili in
acqua bassa, c'era uno che m'ispirava grande fiducia, sia perché ci
giravano diversi cefali, sia perché era la fotocopia di un posto dove
vado a pescare abitualmente. Io ero molto soddisfatto, mentre Fabio un
poco meno perché non aveva fiducia del pesce in basso fondale. Alla sera
le lamentele dei concorrenti avevano raggiunto il limite di
sopportazione, tanto che noi ci siamo allontanati per staccare la spina
dalla gara e divertirci con altre conversazioni.
IL
TERZO GIORNO di preparazione abbiamo fatto più un controllo generale
che una ricerca. Abbiamo notato che fuori la punta dove avevamo segnato
i dotti c'erano ben due gommoni di atleti che stavano fermi proprio
sopra. In quel preciso istante abbiamo entrambi pensato la stessa cosa:
scartiamo subito questo posto dove ci partiranno più squadre e non
perdiamoci tempo. A 34 metri fare 5 discese, equivale ad almeno 25
immersioni in acqua bassa dove anche se il pesce è più difficile,
qualcosa riesci sempre a catturare. Proprio in quel momento abbiamo
deciso di scartare anche le altre zone più profonde che avevamo segnato,
compreso il ciglio delle corvine e solo dopo la gara abbiamo potuto
constatare che la scelta è stata quanto mai efficace. Anche il terzo
giorno di preparazione termina, ma ad un certo punto vedo Fabio con una
faccia stravolta. Aveva appena parlato con alcuni concorrenti che gli
avevano rivelato la scoperta di secche al largo che risalivano dai 50
metri fino ai 20. Io sono rimasto più calmo e non ho dato molto peso
alle indicazioni di altre persone. Ho ribadito a Fabio che noi abbiamo
fatto le nostre scelte e se saranno sbagliate lo sapremo solo dopo la
gara.
VENERDÌ 1 OTTOBRE 2004, prima giornata di gara. Finalmente iniziamo
a maneggiare i nostri fucili, li posizioniamo con cura sul gommone. Al
via ci dirigiamo subito sull'unica cernia su cui avevamo deciso di
tentare, vicino alla quale c'era un branco di dentici. Fabio scende con
il 75 e la torcia per vedere la tana della cernia ed io con il 110 mi
preparo a fare alcuni aspetti ai dentici, ma siamo subito circondati da
altri concorrenti come previsto. La cernia non c'era, i dentici erano
disturbati, ma in compenso catturiamo 3 grossi tordi da un chilo
ciascuno. Subito dopo ci spostiamo su una frana in basso fondale. Fabio
cattura il sarago che risulterà poi il più grande di giornata, mentre io
esploro le tane circostanti e metto a segno un'altra bella cattura.
Saliamo rapidamente a bordo e ci spostiamo di nuovo verso la frana che
somigliava al posto dove pesco abitualmente. Avevamo un percorso già
stabilito con orari precisi ed una ora circa di tempo libero per le
eventualità. Se non programmi i tempi, non riesci mai ad avere la
lucidità di gestirli e rischi di perdere tempo in zone che non rendono.
Spesso la differenza tra atleti corrono sul filo di questi accorgimenti,
che sono tanti. Come previsto, la lunga frana di basso fondale è sgombra
da avversari ed allora entriamo in acqua più tranquilli. Io mi armo di
un 100 ed inizio a fare degli aspetti mentre Fabio esplora la frana con
il suo inseparabile fucile corto.
Ci
spostiamo subito verso la quarta zona prevista, un altra che mi piaceva
molto. Indosso uno schienalino con altri 5 chili di zavorra e prendo il
90 perché ho deciso di pescare in soli due metri di fondo. Alla seconda
immersione, vedo una bella testa che punta verso di me, è una spigola di
circa due chili. Non mi rendo conto di essere teso e la colpisco male,
tanto che con due scodate potenti si libera dall'asta. Non impreco
troppo e ricarico subito. La colpa è stata mia quindi è inutile
imprecare. Intanto Fabio non ha visto niente e vorrebbe spostarsi, ma io
voglio insistere perché sono convinto che quella a venire, sarà l'ora
migliore di marea per il basso fondale, quindi lo convinco a cambiare
fucile, affiancarsi a me ed insistere. Intanto cerco di concentrarmi e
finalmente metto a segno il primo colpo preciso su un cefalo e poi altri
due a ripetizione in pochi minuti. Sto acquistando fiducia, quindi
aumento il ritmo e le catture, con tiri spettacolari. Ecco anche il
turno di una discreta spigola che alza il morale e quando raggiungo
Fabio per il consueto confronto, vedo con piacere che anche lui ha
colpito qualche pesce. Adesso è più fiducioso infatti la scelta ci
frutterà in totale 10 catture. Siamo giunti a quattro ore di gara,
quando raggiungiamo una frana di massi bianchi che è il penultimo punto
stabilito. Appena ci avviciniamo, notiamo subito che una squadra è già
sul posto. Entriamo in acqua a circa 50 metri da loro e ci dirigiamo
verso il punto strategico ma con i fucili corti perché immaginiamo che
con la confusione sarà meglio pescare in tana. L'istinto agonistico ha
il sopravvento e intuiamo che stanno cercando qualcosa. Senza una
parola, ci dirigiamo su alcuni massi come una coppia di lupi in caccia.
Fabio s'infila dentro un'apertura e senza esitare mi porto subito dalla
parte opposta. Improvvisamente il rumore sordo di un tiro mi avverte.
Dalla parte opposta, schizzano fuori diversi cefali, ma ne fulmino
subito uno, mentre gli altri si nascondono tutt'intorno. Scendiamo di
nuovo mentre gli avversari stupiti di questo uno due ci affiancano. In
pratica abbiamo continuato con una raffica di catture, estraendo anche
due grossi saraghi ed una salpa, infilandoci tra la frana come murene.
Dopo avere sfruttato il punto strategico, continuiamo per un altro
quarto d'ora con scarsi risultati ed infine decidiamo di fare l'ultimo
spostamento. Una volta a segnale vediamo un altro gommone, ma sono poco
più avanti. Ci fermiamo proprio sopra al punto ed infatti alla prima
discesa cadiamo sopra alle lastre con i saraghi e collezioniamo due
catture. Subito dopo, con un ritmo serrato, esploriamo le altre
fenditure e catturiamo altri 4 saraghi. Intanto gli avversari capiscono
la situazione e ci raggiungono a tutta velocità. Sono arrivati troppo
tardi, in pochi minuti avevamo già esplorato tutto. Fabio si allontana
con l'intento di vedere se c'era ancora un dentice mentre io depisto gli
avversari portandoli verso terra dove fingo di catturare ancora pesce.
Dopo poco sento delle urla. E' Dimitri che solleva un bel dentice che
Fabio gli ha appena passato, è la ciliegina sulla torta. Subito dopo
termina la gara. Abbiamo dieci cefali, dieci saraghi, dieci tordi, un
Dentice e quattro spigole. La bilancia ufficiale decreterà 32 prede
valide, il maggior numero di catture di giornata ed il primo posto in
classifica. Al secondo posto una squadra Ellenica che ha catturato due
grosse cernie e 10 prede, poi la nazionale Croata con Ikic e Gospic.
Fuori la punta con i dotti sono partite 3 squadre, ma non hanno preso
niente per via della confusione. Sul ciglio delle corvine si sono date
battaglia 6 squadre catturando solo un pesce. In gara bisogna saper
prevedere anche queste situazioni. Il campo di gara del secondo giorno è
più povero di pesce ma più ricco di cernie, quindi la nostra tattica
poteva subire limitazioni, ma non potevamo abbandonare la scelta
vincente.
SABATO 2 OTTOBRE 2004 decidiamo quindi di partire intorno a degli
scogli affioranti sotto costa. Alla prima immersione una ricciola di 2,5
chili finisce a pagliolo ed il morale torna subito alto. Dopo poco
catturo due cefali di buone dimensioni nel branco già nervoso e mentre
sparo ad un altro, alcuni fuggono tra le pietre del fondo ed entrano in
tana. Avverto subito Fabio e dopo poco lo vedo risalire con un grosso
cefalo nella fiocina. Più avanti catturo una spigola in acqua molto
bassa, poi mi allargo e faccio un aspetto in mezzo ad un branco di
minutaglia nervosa. Dopo alcuni secondi di attesa sul fondo, mi accorgo
che alla mia sinistra qualcosa si muove, giro di poco lo sguardo e vedo
un branco di una ventina di cefali in avvicinamento con una bella
spigola davanti. Giro lentamente il fucile e attendo la spigola che
all'improvviso fugge; mentre impreco e spero nei cefali, anche loro
improvvisamente esplodono in una fuga disordinata. Deluso della
situazione, rifletto sul perché di questa fuga e mi viene spontaneo
pensare a qualche predatore.
Sparo
subito alla prima senza indecisioni e la colpisco perfettamente. Che
emozioni queste catture in gara! Ci spostiamo poi su una zona, dove in
preparazione avevamo visto alcune corvine e qualche grosso tordo. Sul
fondo c'era una sospensione di acqua limacciosa e non si vedeva un
pesce. Razzolando con attenzione catturiamo una corvina ed un tordo, ma
è poco. Scegliamo quindi una frana bianca poco distante e dopo poco
metto a segno due importanti catture con una spigola ed una leccia
stella. Vedo giungere il gommone con Dimitri che agitato mi indica di
andare da Fabio. Appena arrivo, mi dice che ha sparato una cernia nella
frana, ma si è incastrata malamente. Il pesce ha girato dietro un
angolo, oltre tutto non è nemmeno colpito in un punto vitale. Si capisce
che è difficile estrarla, forse comporterà troppo tempo. Mentre Fabio
continua a studiare la situazione e cerca di lavorare la preda, io
continuo con alcuni aspetti nelle vicinanze e colpisco un'altra spigola
discreta. Torno da Fabio ma la situazione non è migliorata. Alla fine
dopo altri tentativi a vuoto, decidiamo di tagliare la sagola che
leghiamo ad uno sperone roccioso con l'intento di tornare dopo la gara
per non lasciare la preda ferita dentro la tana. La scelta è stata
dolorosa ma indispensabile. Nel poco tempo rimasto abbiamo catturato
infatti due spigole e 3 cefali. La giornata verrà vinta dalla squadra
Francese composta da Bernard Salvatorì e Noguerra i quali hanno
catturato 2 grosse cernie, 2 dotti e tre pesci, terminando terzi nella
classifica finale. I nostri più vicini avversari hanno collezionato un
altro bel carniere ma non gli è bastato per la vittoria. Per noi con 16
pesci di grosse dimensioni c’è stato un quarto posto di giornata, ma la
vittoria finale della Champions league 2004.
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