Champions League 2004: Il Sogno Di Lemnos

 

LA CHAMPIONS LEAGUE è una gara internazionale a coppie che vede partecipanti di alto livello selezionati tra i Campioni nazionali in attività, ma anche tra quelli che hanno lasciato l'agonismo, come nel mio caso. La gara è considerata tra le migliori esistenti, infatti tra i partecipanti spiccano nomi eccellenti. Tutto questo non può che creare forti stimoli sia in me che ho voglia di vivere di nuovo le emozioni agonistiche, sia in Fabio Antonini, mio compagno di questa sfida, che ha voglia di riscattarsi dall'ultimo Europeo. Io e Fabio ci conosciamo da 20 anni e abbiamo fatto tante gare assieme e siamo molto affiatati nonostante due caratteri opposti.

TRA UNA PENSIERO E L'ALTRO ci troviamo a Lemnos, un'isola a est della Grecia nel mar Egeo ed anche senza conoscerla, già intuisco che non la potrò più dimenticare. Lo capisco mentre guardo il mare sotto l'ala dell'aereo che sta atterrando. Sul posto incontriamo atleti dal Brasile, Portogallo, Francia, Italia, Croazia, Grecia, Malta, Cipro e altre Nazioni. Ogni squadra ha già un barcaiolo assegnato con relativo gommone e dall'indomani inizieranno i tre giorni ufficiali di preparazione.

LA PRIMA MATTINA mi alzo ed esco al balcone pochi minuti prima che suoni la sveglia. Rimango subito meravigliato dal panorama. Gli organizzatori consegnano a tutte le squadre la carta nautica della zona con i limiti dei campi di gara. Il nostro assistente Dimitri, si avvicina e si presenta con timidezza. Io e Fabio saliamo sul suo gommone di 6 mt dotato di un motore 80 cavalli 4 tempi. Il mezzo è talmente pulito che riflette al sole, è quasi un peccato salirvi sopra. Fondali con varie secche al largo, acque pulite e calde, impossibile vedere tutto in soli tre giorni! Per cercare le secche ci vogliono gli strumenti elettronici che il nostro gommone purtroppo non ha. Decidiamo allora di esplorare una punta che delimita un golfo molto ampio. Confidiamo di trovare rocce sparse o qualche bella cigliata. Dopo 2 ore di ricerche ci rendiamo conto che la morfologia dei fondali è tutta caratterizzata dalla stessa situazione: a terra c'è una frana che muore in soli 15 metri e più al largo le alghe non lasciano spazio ad altre rocce. Senza strumenti è veramente difficile cercare oltre, pertanto ci spostiamo da un altro lato del campo di gara per vedere se cambia qualcosa. In effetti scopriamo subito quel primo segnale che poi sarà fondamentale nell'evolversi della preparazione: la roccia a terra ha cambiato morfologia ed anche sott'acqua è tutto diverso. La frana è più bella e degrada lenta, lasciando ampi spazi a canali misti tra roccia e alghe. Come intuito, iniziamo a marcare pesce bianco e tordi. Non è il massimo, ma intanto ci accontentiamo. Poco dopo ci allarghiamo fuori una punta che scende ripida a sabbia e troviamo alcuni pezzi di roccia sui 34 metri di fondale che ospitano numerosi dotti in peso, ma non ci convince la situazione. In questi fondali ci sono cernie profonde, ma anche molti pesci in acque meno impegnative, quindi io mi candido per i bassi fondali dove voglio esplorare meglio, soprattutto per cefali e spigole. Fabio, da buon razzolatore, si candida per le basi delle frane. Lasciamo Fabio mentre io e Dimitri ci dirigiamo almeno 2 miglia più a sud. Appena entro di nuovo in acqua mi avvicino subito alla costa ed inizio a scorrerla a ritroso. Dopo circa 2 ore ci incontriamo di nuovo. Dimitri rimane colpito dalla nostra velocità di esplorazione. La prepotenza fisica e caratteriale di Fabio gli regalerà per tutto il tempo il soprannome Greco di "cinghiale di mare", come Dimitri si divertiva a chiamarlo. A bordo c’era già un clima familiare e divertente. Fabio ha visto qualche altro pesce in frana ma si tratta di posti classici dove sicuramente cercheranno tutti. Io sono entusiasta della mia ricerca perché l'intuizione si è dimostrata valida. Siamo ai primi di Ottobre in un periodo in cui entrano i pesci in acqua bassa, il fondale è molto simile a quello in cui pesco abitualmente e mi ha subito convinto. Quando racconto a Fabio che avrei potuto catturare non meno di 10 pesci, all'inizio è scettico, ma mi conosce ed è costretto a prendere in seria considerazione la mia proposta di continuare la ricerca in basso fondale. Occorre una strategia vincente e quella del basso fondale dove ci sono pesci misti può essere valida. Il regolamento prevede bonus aggiuntivi al numero di prede e di specie, quindi favorisce la pesca al pesce misto. La sera ci troviamo tutti a cena. Gli altri piangono perché non c'è pesce, ma noi siamo troppo esperti per credere alle lamentele.

IL SECONDO GIORNO iniziamo subito dal basso fondale nell’altro campo di gara, con una nuova tattica di preparazione. Fabio scorre la frana da metà verso la base, mentre io perlustro il basso fondale privilegiando aspetti e agguati rapidi che sono il tipo di pesca che preferisco. La zona più interessante era formata da una piccola baia dove, sul limitare delle alghe, avevo visto una decina di saraghi intorno ad alcune lastre con subito al largo dei discreti dentici ed una corpulenta orata all'aspetto. Poco distante invece c'era un isolotto che si congiungeva a terra tramite un ciglio che cadeva ripido con tane formate da lunghe fessure. In un punto preciso c'era una concentrazione di corvine che entravano e uscivano dalle fessure, ma si trattava di un posto dove ogni atleta esperto avrebbe cercato. Per il resto tra tanti posti simili in acqua bassa, c'era uno che m'ispirava grande fiducia, sia perché ci giravano diversi cefali, sia perché era la fotocopia di un posto dove vado a pescare abitualmente. Io ero molto soddisfatto, mentre Fabio un poco meno perché non aveva fiducia del pesce in basso fondale. Alla sera le lamentele dei concorrenti avevano raggiunto il limite di sopportazione, tanto che noi ci siamo allontanati per staccare la spina dalla gara e divertirci con altre conversazioni.

IL TERZO GIORNO di preparazione abbiamo fatto più un controllo generale che una ricerca. Abbiamo notato che fuori la punta dove avevamo segnato i dotti c'erano ben due gommoni di atleti che stavano fermi proprio sopra. In quel preciso istante abbiamo entrambi pensato la stessa cosa: scartiamo subito questo posto dove ci partiranno più squadre e non perdiamoci tempo. A 34 metri  fare 5 discese, equivale ad almeno 25 immersioni in acqua bassa dove anche se il pesce è più difficile, qualcosa riesci sempre a catturare. Proprio in quel momento abbiamo deciso di scartare anche le altre zone più profonde che avevamo segnato, compreso il ciglio delle corvine e solo dopo la gara abbiamo potuto constatare che la scelta è stata quanto mai efficace. Anche il terzo giorno di preparazione termina, ma ad un certo punto vedo Fabio con una faccia stravolta. Aveva appena parlato con alcuni concorrenti che gli avevano rivelato la scoperta di secche al largo che risalivano dai 50 metri fino ai 20. Io sono rimasto più calmo e non ho dato molto peso alle indicazioni di altre persone. Ho ribadito a Fabio che noi abbiamo fatto le nostre scelte e se saranno sbagliate lo sapremo solo dopo la gara.

VENERDÌ 1 OTTOBRE 2004, prima giornata di gara. Finalmente iniziamo a maneggiare i nostri fucili, li posizioniamo con cura sul gommone. Al via ci dirigiamo subito sull'unica cernia su cui avevamo deciso di tentare, vicino alla quale c'era un branco di dentici. Fabio scende con il 75 e la torcia per vedere la tana della cernia ed io con il 110 mi preparo a fare alcuni aspetti ai dentici, ma siamo subito circondati da altri concorrenti come previsto. La cernia non c'era, i dentici erano disturbati, ma in compenso catturiamo 3 grossi tordi da un chilo ciascuno. Subito dopo ci spostiamo su una frana in basso fondale. Fabio cattura il sarago che risulterà poi il più grande di giornata, mentre io esploro le tane circostanti e metto a segno un'altra bella cattura. Saliamo rapidamente a bordo e ci spostiamo di nuovo verso la frana che somigliava al posto dove pesco abitualmente. Avevamo un percorso già stabilito con orari precisi ed una ora circa di tempo libero per le eventualità. Se non programmi i tempi, non riesci mai ad avere la lucidità di gestirli e  rischi di perdere tempo in zone che non rendono. Spesso la differenza tra atleti corrono sul filo di questi accorgimenti, che sono tanti. Come previsto, la lunga frana di basso fondale è sgombra da avversari ed allora entriamo in acqua più tranquilli. Io mi armo di un 100 ed inizio a fare degli aspetti mentre Fabio esplora la frana con il suo inseparabile fucile corto. Ci spostiamo subito verso la quarta zona prevista, un altra che mi piaceva molto. Indosso uno schienalino con altri 5 chili di zavorra e prendo il 90 perché ho deciso di pescare in soli due metri di fondo. Alla seconda immersione, vedo una bella testa che punta verso di me, è una spigola di circa due chili. Non mi rendo conto di essere teso e la colpisco male, tanto che con due scodate potenti si libera dall'asta. Non impreco troppo e ricarico subito. La colpa è stata mia quindi è inutile imprecare. Intanto Fabio non ha visto niente e vorrebbe spostarsi, ma io voglio insistere perché sono convinto che quella a venire, sarà l'ora migliore di marea per il basso fondale, quindi lo convinco a cambiare fucile, affiancarsi a me ed insistere. Intanto cerco di concentrarmi e finalmente metto a segno il primo colpo preciso su un cefalo e poi altri due a ripetizione in pochi minuti. Sto acquistando fiducia, quindi aumento il ritmo e le catture, con tiri spettacolari. Ecco anche il turno di una discreta spigola che alza il morale e quando raggiungo Fabio per il consueto confronto, vedo con piacere che anche lui ha colpito qualche pesce. Adesso è più fiducioso infatti la scelta ci frutterà in totale 10 catture. Siamo giunti a quattro ore di gara, quando raggiungiamo una frana di massi bianchi che è il penultimo punto stabilito. Appena ci avviciniamo, notiamo subito che una squadra è già sul posto. Entriamo in acqua a circa 50 metri da loro e ci dirigiamo verso il punto strategico ma con i fucili corti perché immaginiamo che con la confusione sarà meglio pescare in tana. L'istinto agonistico ha il sopravvento e intuiamo che stanno cercando qualcosa. Senza una parola, ci dirigiamo su alcuni massi come una coppia di lupi in caccia. Fabio s'infila dentro un'apertura e senza esitare mi porto subito dalla parte opposta. Improvvisamente il rumore sordo di un tiro mi avverte. Dalla parte opposta, schizzano fuori diversi cefali, ma ne fulmino subito uno, mentre gli altri si nascondono tutt'intorno. Scendiamo di nuovo mentre gli avversari stupiti di questo uno due ci affiancano. In pratica abbiamo continuato con una raffica di catture, estraendo anche due grossi saraghi ed una salpa, infilandoci tra la frana come murene. Dopo avere sfruttato il punto strategico, continuiamo per un altro quarto d'ora con scarsi risultati ed infine decidiamo di fare l'ultimo spostamento. Una volta a segnale vediamo un altro gommone, ma sono poco più avanti. Ci fermiamo proprio sopra al punto ed infatti alla prima discesa cadiamo sopra alle lastre con i saraghi e collezioniamo due catture. Subito dopo, con un ritmo serrato, esploriamo le altre fenditure e catturiamo altri 4 saraghi. Intanto gli avversari capiscono la situazione e ci raggiungono a tutta velocità. Sono arrivati troppo tardi, in pochi minuti avevamo già esplorato tutto. Fabio si allontana con l'intento di vedere se c'era ancora un dentice mentre io depisto gli avversari portandoli verso terra dove fingo di catturare ancora pesce. Dopo poco sento delle urla. E' Dimitri che solleva un bel dentice che Fabio gli ha appena passato, è la ciliegina sulla torta. Subito dopo termina la gara. Abbiamo dieci cefali, dieci saraghi, dieci tordi, un Dentice e quattro spigole. La bilancia ufficiale decreterà 32 prede valide, il maggior numero di catture di giornata ed il primo posto in classifica. Al secondo posto una squadra Ellenica che ha catturato due grosse cernie e 10 prede, poi la nazionale Croata con Ikic e Gospic. Fuori la punta con i dotti sono partite 3 squadre, ma non hanno preso niente per via della confusione. Sul ciglio delle corvine si sono date battaglia 6 squadre catturando solo un pesce. In gara bisogna saper prevedere anche queste situazioni. Il campo di gara del secondo giorno è più povero di pesce ma più ricco di cernie, quindi la nostra tattica poteva subire limitazioni, ma non potevamo abbandonare la scelta vincente.


SABATO 2 OTTOBRE 2004 decidiamo quindi di partire intorno a degli scogli affioranti sotto costa. Alla prima immersione una ricciola di 2,5 chili finisce a pagliolo ed il morale torna subito alto. Dopo poco catturo due cefali di buone dimensioni nel branco già nervoso e  mentre sparo ad un altro, alcuni fuggono tra le pietre del fondo ed entrano in tana. Avverto subito Fabio e dopo poco lo vedo risalire con un grosso cefalo nella fiocina. Più avanti catturo una spigola in acqua molto bassa, poi mi allargo e faccio un aspetto in mezzo ad un branco di minutaglia nervosa. Dopo alcuni secondi di attesa sul fondo, mi accorgo che alla mia sinistra qualcosa si muove, giro di poco lo sguardo e vedo un branco di una ventina di cefali in avvicinamento con una bella spigola davanti. Giro lentamente il fucile e attendo la spigola che all'improvviso fugge; mentre impreco e spero nei cefali, anche loro improvvisamente esplodono in una fuga disordinata. Deluso della situazione, rifletto sul perché di questa fuga e mi viene spontaneo pensare a qualche predatore. Sparo subito alla prima senza indecisioni e la colpisco perfettamente. Che emozioni queste catture in gara! Ci spostiamo poi su una zona, dove in preparazione avevamo visto alcune corvine e qualche grosso tordo. Sul fondo c'era una sospensione di acqua limacciosa e non si vedeva un pesce. Razzolando con attenzione catturiamo una corvina ed un tordo, ma è poco. Scegliamo quindi una frana bianca poco distante e dopo poco metto a segno due importanti catture con una spigola ed una leccia stella. Vedo giungere il gommone con Dimitri che agitato mi indica di andare da Fabio. Appena arrivo, mi dice che ha sparato una cernia nella frana, ma si è incastrata malamente. Il pesce ha girato dietro un angolo, oltre tutto non è nemmeno colpito in un punto vitale. Si capisce che è difficile estrarla, forse comporterà troppo tempo. Mentre Fabio continua a studiare la situazione e cerca di lavorare la preda, io continuo con alcuni aspetti nelle vicinanze e colpisco un'altra spigola discreta. Torno da Fabio ma la situazione non è migliorata. Alla fine dopo altri tentativi a vuoto, decidiamo di tagliare la sagola che leghiamo ad uno sperone roccioso con l'intento di tornare dopo la gara per non lasciare la preda ferita dentro la tana. La scelta è stata dolorosa ma indispensabile. Nel poco tempo rimasto abbiamo catturato infatti due spigole e 3 cefali. La giornata verrà vinta dalla squadra Francese composta da Bernard Salvatorì e Noguerra i quali hanno catturato 2 grosse cernie, 2 dotti e tre pesci, terminando terzi nella classifica finale. I nostri più vicini avversari hanno collezionato un altro bel carniere ma non gli è bastato per la vittoria. Per noi con 16 pesci di grosse dimensioni c’è stato un quarto posto di giornata, ma la vittoria finale della Champions league 2004.

 

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